Goldman Sachs, BlackRock, ma non solo. Sono sempre di più le grandi big della finanza Usa a siglare accordi di partnership con le grandi istituzioni finanziarie del Dragone. Il quale, a sua volta, scopre le Spac che tanto piacciono agli States

La finanza non va sempre di pari passo con la politica. Anzi, spesso e volentieri prende strade completamente diverse, quando non opposte. Lo dimostra il fatto che negli anni della grande tensione tra Cina e Stati Uniti, certa finanza americana va proprio nella direzione del Dragone. L’ultimo esempio arriva da Goldman Sachs, la prima banca d’affari negli Usa ed emblema della finanza a stelle e strisce.

LA CINA CHIAMA GOLDMAN SACHS (E VICEVERSA)

Nei giorni della polemica a distanza tra Washington e Pechino sull’origine della pandemia a Wuhan, Industrial and Commercial Bank of China (Icbc), una delle quattro banche principali del Paese, ha annunciato di avere ottenuto il via libera dalla China Banking and Insurance Regulatory Commission (Cbirc) per la costituzione di una joint venture nel wealth management con Goldman Sachs Asset Management. Il colosso statunitense, grazie a questo accordo, avrà il 51% del capitale della joint venture, mentre il restante 49% farà capo a Icbc. Si tratta della quarta joint venture nel wealth approvata dalla Cbirc dopo quelle degli altri colossi bancari cinesi Bank of China, China Construction Bank e Bank of Communication.

IL SENSO DI WALL STREET PER PECHINO…

Ma l’operazione targata Goldman Sachs è solo l’ultima di una lunga serie, come raccontato dal Financial Times . “La finanza americana non è mai stata più vicina alla ricchezza cinese”, scrive il quotidiano britannico. “Sedotte dai risparmi non sfruttati a causa della e da un mercato cinese della gestione patrimoniale in crescita, che lo scorso anno ha raggiunto un valor di 121,6 trilioni di yuan (18,9 trilioni di dollari), le aziende più famose di Wall Street si stanno radicando più profondamente che mai nel Paese asiatico”.

Oltre a Goldman Sachs, anche BlackRock ha dichiarato all’inizio di questo mese di aver ricevuto l’approvazione per una partnership con la China Construction Bank, mentre JPMorgan Asset Management ha annunciato a marzo l’intenzione di investire 415 milioni di dollari nell’unità patrimoniale di China Merchants Bank. “All’interno di Goldman Sachs, siamo entusiasti da cima a fondo”, ha spiegato Tuan Lam, capo delle attività clienti per l’Asia di Goldman Sachs. “Ovviamente abbiamo pensato alla Cina per molto tempo e, con i recenti cambiamenti normativi e del mercato, abbiamo un altissimo livello di convinzione riguardo all’opportunità in questione”.

Non è tutto. Anche l’Europa e la sua finanza sembrano flirtare con la Cina. Amundi e Schroders, per esempio, hanno ottenuto l’approvazione per partnership con grosse aziende cinesi. Dietro questa corsa alle partnerhip con le grandi istituzioni finanziarie del Dragone c’è un motivo preciso. E cioè che la Cina “sta aprendo le sue porte alle aziende straniere più che mai. Negli ultimi due anni, ha liberalizzato elementi del suo sistema finanziario strettamente controllati dallo Stato e ha consentito alle società statunitensi ed europee un maggiore accesso in questi segmenti”, scrive il FT.  In questo senso, il governo della Repubblica Popolare “è desideroso di attingere dall’esperienza in dote a Goldman Sacha&Co per costruire un’infrastruttura di risparmio che possa aiutare a gestire un’imminente crisi demografica causata dall’invecchiamento della popolazione”.

…E DI PECHINO PER LE SPAC

C’è però un altro anello di congiunzione tra Stati Uniti e Cina: le Spac. Come noto, negli Usa è in corso una febbre delle Special purpose acquisition company, ora al dire il vero un po’ raffreddata. E anche l’ex Celeste Impero sta scoprendo un poco alla volta questi veicoli, di concezione tipicamente anglosassone. Merito delle numerose startup cinesi che vogliono quotarsi in Borsa, senza ricorrere all’Ipo tradizionale, dunque rivolgendosi direttamente alle Spac. Si tratta, soprattutto di società innovative e tecnologiche che puntano al grande salto, ma non per vie tradizionali. E così, si rivolgono proprio alle Spac. La conferma arriva direttamente dagli operatori del settore.

“Siamo in trattative con più di 10 aziende tecnologiche cinesi, con attività che vanno dai componenti dei veicoli elettrici, alla tecnologia, all’ e-commerce, ai media. Molti di loro si trovano nell’hub tecnologico di Pechino, Zhongguancun”, ha affermato Jason Wong, partner di Whiz Partners Asia, l’affiliata asiatica della Spac giapponese Whiz Partners.

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