Intervista a Stavros Lambrinidis, ambasciatore dell’Ue negli Usa, già ministro degli Esteri della Grecia. Con Biden una nuova pagina nei rapporti transatlantici, ora un’alleanza fra democrazie nelle tecnologie critiche, dal 5G all’IA (come sui vaccini). Presto un’accordo Ue-Usa per una tassa sui servizi digitali

Stavros Lambrinidis è l’ambasciatore dell’Ue negli Stati Uniti d’America. Ministro degli Esteri della Grecia nel 2011, nel pieno della crisi dei debiti sovrani, da due anni ha il delicato compito di rappresentare l’Ue e i suoi ventisette Stati membri a Washington DC. Non proprio una passeggiata di salute con Donald Trump alla Casa Bianca e quattro anni di montagne russe nelle relazioni bilaterali. Con Joe Biden, spiega l’ambasciatore a Formiche.net, si può scrivere una nuova pagina dei rapporti transatlantici che richiederà un duro lavoro per accorciare le distanze da una parte all’altra dell’Atlantico. Dal fisco alle tecnologie emergenti fino ai vaccini e i rapporti con Russia e Cina, ecco dove partire.

Ambasciatore, come procedono i rapporti fra Stati Uniti e Ue sotto la nuova amministrazione americana?

Molto positivamente. Abbiamo un’occasione unica per rinvigorire i rapporti transatlantici e questa è una buona notizia per l’Ue, gli Stati Uniti e il resto del mondo. Per decenni i nostri rapporti sono andati a gonfie vele e talvolta sono stati dati anche per scontati. La recente turbolenza transatlantica, soprattutto intorno alle questioni commerciali, così come l’ascesa dell’autoritarismo nel mondo, ci ha fatto uscire da qualsiasi adagiamento.

In che modo?

Stiamo già affrontando alcune contese che sono state lasciate in eredità a questa nuova amministrazione americana, come la disputa Airbus-Boeing e le tariffe americane su acciaio e alluminio per la “sicurezza nazionale”. Ma dobbiamo anche iniziare a offrire leadership su scala globale dove ce n’è bisogno. Siamo felici che il presidente Biden dia valore alle istituzioni multilaterali e alle alleanze che gli stessi Stati Uniti hanno aiutato a costruire. Ne abbiamo tutti tratto beneficio e ora dobbiamo attrezzarle per fare i conti in modo efficace con nuove sfide come la salute globale, l’ambiente, la digitalizzazione delle nostre società, il commercio equo, i diritti umani, lo sviluppo sostenibile, la proliferazione nucleare, la pace e la sicurezza globali, e via dicendo. Abbiamo molte più chances di successo se noi, Ue e Stati Uniti, lavoriamo insieme come veri partner e alleati.

Perché con Biden c’è un’altra musica?

Da quando Biden è diventato presidente ha perfettamente chiarito che la sua amministrazione vede nell’Europa un importante partner e alleato. Nei primi cento giorni c’è stato un livello di contatto senza precedenti, tanto che il presidente Biden si è addirittura unito al Consiglio europeo di marzo e il suo Segretario di Stato, Antony Blinken, ha visitato i suoi interlocutori a Bruxelles già due volte. A giugno avremo un summit fra Stati Uniti e Ue in Europa per la prima volta in tanti anni. Questi sono segnali potenti e positivi.

Negli ultimi quattro anni i due blocchi hanno vissuto momenti di divisione e talvolta anche di tensione. In quale campo è più urgente tornare alla cooperazione bilaterale?

È vero, alcune misure commerciali prese dagli Stati Uniti contro l’Ue durante la precedente amministrazione e la necessaria imposizione di misure di ribilanciamento europee in risposta hanno creato una situazione di tensione nelle relazioni bilaterali e aggiunto costi e incertezza per le persone e le aziende che cercano di fare affari da una parte all’altra dell’Atlantico. Dobbiamo ancora appianare queste dispute e trovare soluzioni permanenti, ma la buona notizia è che ci stiamo lavorando in maniera costruttiva, e questo sarà di aiuto per le relazioni bilaterali commerciali, per far sì che esprimano tutto il loro potenziale, diventando il motore della prosperità nostra e globale. Attraversata una turbolenza, apprezziamo ancora di più la nostra interdipendenza economica e capiamo meglio perché contano i buoni rapporti transatlantici.

Cosa si rischia se queste divergenze rimangono con l’attuale amministrazione?

Anche solo la comparsa di una divisione transatlantica può dare ossigeno agli autocrati nel mondo, che sono pronti in qualsiasi momento a trarne vantaggio. A mio parere la priorità è inviare un messaggio di unità chiaro per unire le nazioni democratiche nel mondo, assicurare la stabilità interna delle nostre democrazie e far sì che lo stato di diritto internazionale non solo sopravviva, ma prosperi. Per questo l’Ue appoggia in pieno la convocazione del presidente Biden di un Summit sulla Democrazia quest’anno e vuole giocarvi un ruolo di primo piano.

Oggi quali sono le priorità dell’agenda?

Nell’immediato, la priorità è uscire dalla pandemia e riaprire le nostre economie da entrambe le sponde dell’Atlantico. Non potremo mai cancellare il dolore per i cari persi per il virus, ma possiamo trarre orgoglio e conforto dal fatto che il primo vaccino autorizzato per l’uso d’emergenza è stato il prodotto di una collaborazione transatlantica fra Pfizer e BioNTech.

Si può replicare altrove quella cooperazione vincente?

Sì, i vaccini non bastano. Da entrambe le parti, stiamo mettendo insieme ambiziosi pacchetti economici per rendere più verdi, resilienti e sostenibili le nostre vite e le nostre economie. In Ue stiamo per implementare e distribuire il nuovo fondo settennale Next generation Eu, mentre negli Stati Uniti il presidente Biden ha annunciato una serie di proposte normative che, una volta applicate, genereranno un enorme stimolo economico. I nostri strumenti non sono gli stessi e forse le nostre riprese non andranno di pari passo, ma l’obiettivo finale è lo stesso: mettere la pandemia nello specchietto retrovisore e porre le nostre economie su basi più solide per il futuro.

Capitolo clima, da dove si parte?

Il cambiamento climatico è un’altra urgente priorità. Abbiamo bisogno di un’azione drastica prima della fine del decennio per fare un passo indietro dal punto critico in cui ci troviamo. Il ritorno degli Stati Uniti agli Accordi di Parigi e l’iniziativa del presidente Biden per ospitare un Summit per il Clima con più di 40 leader mondiali hanno aiutato ad alzare l’asticella dell’ambizione globale. Questi passi segnalano che gli Stati Uniti sono di nuovo parte di uno sforzo globale e lavorano mano a mano per sviluppare soluzioni innovative per tagliare le emissioni e fare quel che l’America fa meglio di tutti: ispirare altri Paesi ad aumentare la posta in gioco. Tutte queste priorità sono menzionate nella “Comunicazione congiunta” su una nuova e ambiziosa agenda euro-atlantica per il benessere globale, che è stata presentata dalla presidente della Commissione von der Leyen e dall’Alto rappresentante Borrell all’indomani delle elezioni americane. Questo breve documento è stato ben accolto dai nostri interlocutori americani durante la transizione e ci ha permesso di metterci al lavoro in fretta e con efficacia.

Da tempo l’Ue parla di “autonomia strategica”. L’amministrazione Biden invece ha lanciato un’“alleanza per la democrazia”. Crede che questi due approcci siano agli antipodi o c’è modo di trovare un compromesso?

Non sono affatto agli antipodi. Se l’Ue è meglio attrezzata a esercitare influenza sulla base dei nostri sforzi e valori congiunti, è un bene anche per le nostre alleanze e per il futuro corso del sistema multilaterale. Un’Europa più forte, resiliente e assertiva sarà un partner migliore per gli Stati Uniti e la Nato. Autonomia strategica significa semplicemente una maggiore capacità d’azione europea e una più forte influenza geostrategica, economica e valoriale nel mondo. Al tempo stesso, permette all’Ue di agire e prendersi più responsabilità in aree che non sono di primaria importanza per gli Stati Uniti, come i conflitti nel nostro vicinato.

Quali settori può riguardare?

Un’“autonomia strategica aperta”, come l’abbiamo specificamente definita, non si limita alla sicurezza e alla difesa. Ad esempio, la pandemia ha mostrato come un tema quale la salute possa rapidamente trasformarsi in una preoccupazione geopolitica, con una competizione per le risorse strategiche, i componenti delle catene di fornitura, i dispositivi medici e di protezione personale in prima linea. Nel campo del commercio internazionale, l’Ue dovrebbe essere in grado di far pesare di più il suo enorme e aperto mercato unico, sia per rafforzare la nostra incomparabile apertura al mondo, sia per assicurare pratiche commerciali eque da parte degli altri attori. La nostra ricerca di una più grande “autonomia” europea (che è l’esatto opposto dell’“autarchia”) ci permetterà inoltre di perseguire insieme ad altri obiettivi chiave, come un flusso di dati libero e rispettoso della privacy, oppure target per il cambiamento climatico che sono altrettanto necessari per un mercato globale aperto ed equo.

Una coalizione bipartisan al Congresso americano ha lanciato il “Democracy and Technology Partnership Act”, una proposta per creare un’alleanza di democrazie sul fronte tech e confrontare la sfida di Stati autoritari come Cina e Russia. L’Ue dovrebbe unirsi?

Questa legge è ancora oggetto di dibattito al Congresso, dunque è difficile prevedere quale sarà la sua formulazione finale, o se e come l’Ue dovrebbe partecipare. Tuttavia, quanto alla sfida a regimi che usano la tecnologia per sopprimere, tracciare e monitorare i loro cittadini, l’Ue è determinata a costruire un’alternativa etica e rispettosa dei diritti umani all’illiberalismo digitale di alcuni governi. Speriamo di lavorare insieme ai nostri partner americani per raggiungerla.

Come?

L’uso di sistemi di riconoscimento facciale, sotto una supervisione severa, può certamente aiutarci a rendere più sicure le nostre vite. Ma può anche permettere ad alcuni governi di mettere in piedi una sorveglianza di massa, sistemi di “punteggio sociale”, intimidazioni e repressione. Dobbiamo essere in prima linea nella definizione di standard democratici per un uso corretto di tecnologie critiche ed emergenti. L’Ue è il primo grande regolatore a proporre una regolamentazione di base dell’Intelligenza artificiale. Quando diventerà legge, assicurerà che l’innovazione fiorisca rispettando i diritti umani fondamentali. La promozione della democrazia nello spazio digitale è un’area in cui gli interessi di Ue e Usa convergono, dove possono essere usate leve collettive ed è davvero richiesta una leadership globale. La nostra leadership tecnologica e i nostri valori condivisi ci rendono partner ideali per creare alleanze con grandi e piccoli Paesi in giro per il mondo e ad affrontare le sfide da sistemi rivali di governance digitale.

Tecnologie critiche come il 5G e l’Intelligenza artificiale sono state al centro di un duro confronto fra Stati Uniti e Cina. Gli Stati Uniti hanno chiesto ai loro alleati in Europa di bandire dalla rete 5G le aziende cinesi sospettate di legami con il governo cinese. Crede che il “Toolbox di sicurezza per il 5G” dell’Ue sia sufficiente o si deve fare di più?

Il nostro “Toolbox di sicurezza per il 5G” aiuta chiunque investa e operi nell’infrastruttura di rete a prendere decisioni tenendo conto delle preoccupazioni per la sicurezza nazionale. È uno strumento eccellente che ha già dato prova di funzionare bene, come dimostrato dalle importanti decisioni che gli operatori stanno prendendo in questo momento. Più in generale, il tema cruciale della sicurezza cibernetica deve riguardare l’intera catena di valore, dall’hardware al software, dallo sviluppo alla gestione dei dati. L’Europa continua a ergere barriere per assicurare che le tecnologie e applicazioni digitali, inclusa l’IA e il riconoscimento facciale, siano coperti dalla protezione dei dati (Gdpr) e altri strumenti regolatori. Avere servizi digitali sicuri, solidi e fidati è importante per qualsiasi governo che rispetti i diritti umani.

Cosa pensa del piano per una “tassa minima globale” sulle grandi multinazionali proposta dall’attuale amministrazione americana?

Siamo d’accordo con la proposta del Segretario del Tesoro americano Janet Yellen per introdurre una corporate tax minima globale. L’Ue e i suoi Stati membri il Progetto per l’Erosione della base imponibile e il trasferimento degli utili (Beps) dell’Oecd, così come il dialogo in corso sulle sfide discali che nascono dalla digitalizzazione. Abbiamo sempre sostenuto che questi problemi debbano essere risolti in una sede multilaterale. L’Ue rimane impegnata ad assicurare che tutte le imprese, comprese quelle digitali, paghino una giusta fetta delle tasse quando sia richiesto in modo equo, e spera che tutti i ministri del G20 Finanziario lavorino per ottenere un accordo entro il prossimo luglio.

C’è ancora la possibilità di un accordo fra Ue e Usa su una tassa digitale europea? Come si può raggiungere un compromesso?

Quando l’Ue ha proposto per la prima volta la Tassa sui servizi digitali ha chiarito che avrebbe preferito un accordo multilaterale. È importante traghettare nel ventunesimo secolo il sistema globale dei diritti fiscali e il concetto fondamentale di correttezza forma la struttura dell’approccio europeo. Stiamo analizzando con attenzione i particolari e il disegno della nuova proposta degli Stati Uniti all’Oecd e non vediamo l’ora di lavorare con tutti i partner, in primo luogo gli Stati Uniti, per raggiungere un accordo il prima possibile. Ciò richiederà soluzioni innovative su entrambe le sponde dell’Atlantico e confido che i negoziatori di Parigi raggiungeranno un accordo giusto ed equo.

L’amministrazione americana ha annunciato un nuovo sforzo per aiutare gli alleati nella corsa al vaccino. Crede che in questo campo i Paesi europei debbano lavorare con gli Stati Uniti o che debbano cooperare con qualsiasi Paese, compresi “rivali sistemici” come Russia e Cina?

Dobbiamo vaccinare le persone in tutto il mondo più velocemente di quanto il virus muti. La solidarietà nei confronti dei vaccini è stata cruciale per l’Ue dall’inizio della pandemia. “Solidarietà”, in questo caso, non significa “carità”. Sono orgoglioso che l’Ue sia stata il leader mondiale nel sostenere lo sviluppo, la produzione e le esportazioni di vaccini e si sia impegnata per un accesso equo.

Questa leadership va mantenuta?

In qualità di principali produttori di vaccini sicuri ed efficaci, anche l’Ue e gli Stati Uniti devono essere i principali fornitori di solidarietà. E come principali donatori della Covax Facility, l’iniziativa globale per garantire un accesso equo ai vaccini per il mondo, l’Ue e gli Stati Uniti stanno già guidando gli sforzi mondiali verso questo obiettivo. Non vediamo l’ora di una cooperazione transatlantica ancora più stretta nel fornire vaccini ad altri, una volta che gli Stati Uniti avranno concluso la propria campagna di vaccinazione.

Da dove si inizia?

Mentre lottiamo per spegnere l’incendio attuale, dobbiamo anche fare in modo che il mondo sia meglio preparato per prevenire future epidemie. Presto, il 21 maggio, la Commissione Europea e l’Italia, in qualità di presidente del G20, ospiteranno insieme il Global Health Summit per contribuire a rafforzare la preparazione sanitaria internazionale. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel e il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus hanno già proposto un trattato sulla preparazione e risposta alla pandemia nel quadro dell’Oms. Finora, questa proposta ha raccolto il sostegno di 26 leader mondiali di tutte le regioni dell’Oms, il che è incoraggiante. Una cosa è certa, la collaborazione internazionale sarà fondamentale.

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