Verso un tandem Roma-Madrid: entro 40 giorni dovrebbe vedere la luce una nuova carta a tutela di migranti economici e richiedenti asilo, al fine di sbloccare il negoziato sul Patto per le migrazioni. Cipro chiede il blocco agli arrivi da Tartus

Ceuta, Moria, Balcani: le tre frontiere calde su migranti spingono l’Ue a trovare strade innovative (e risolutive) con il possibile jolly giocato da Mario Draghi (in tandem con il governo spagnolo). Entro giugno si lavora infatti ad una nuova carta a tutela di migranti economici e richiedenti asilo, al fine di sbloccare il negoziato sul Patto per le migrazioni e l’asilo nato nel settembre scorso e su cui alcune ong sollevano dubbi. Per questa ragione il ministro dell’interno Luciana Lamorgese proverà a sollecitare gli omologhi Ue sulla ricollocazione volontaria. Ma Cipro chiede all’Unione europea di impedire alle barche cariche di migranti di lasciare il porto siriano di Tartus.

ROMA E MADRID

Draghi ha adottato la strategia di rafforzare il multilateralismo, non solo nei settori chiave della lotta alla pandemia e del Recovery Plan, ma anche verso altri dossier delicati come appunto quello migratorio. Già in occasione del suo discorso alle Camere del 18 febbraio scorso, anche nell’ottica di riequilibrare le relazioni transatlantiche, il presidente del Consiglio italiano aveva osservato: “Altra sfida sarà il negoziato sul nuovo Patto per le migrazioni e l’asilo, nel quale perseguiremo un deciso rafforzamento dell’equilibrio tra responsabilità dei Paesi di primo ingresso e solidarietà effettiva. Cruciale sarà anche la costruzione di una politica europea dei rimpatri dei non aventi diritto alla protezione internazionale, accanto al pieno rispetto dei diritti dei rifugiati.”

Ciò non significa automaticamente porte aperte a tutti, come precisato pochi giorni fa dallo stesso premier, quando ha osservato che i migranti giunti senza una valida richiesta di soggiorno in Italia verranno rimpatriati. Si tratterà di rimpatri volontari e assistiti, effettuati dal nostro Paese in tandem con le agenzie delle Nazioni Unite come UNHCR e IOM. Un impegno, quello del governo, rafforzato dalle precisazioni della ministra della Giustizia Marta Cartabia che, in occasione di un recente meeting delle Nazioni Unite, ha dichiarato che l’Italia è in prima linea nei flussi migratori, specialmente nel settore mediterraneo.

Questa la direttrice di marcia imboccata dalla partnership italo-spagnola andata in scena al vertice straordinario di ieri a Bruxelles, dove Roma e Madrid hanno fatto massa critica per chiedere aiuti dopo la crisi di Ceuta. Per cui Pedro Sanchez e Mario Draghi bussano con forza alla porta degli altri leader europei per una riforma urgente della politica migratoria, proprio per alleggerire il peso dai Paesi di prima accoglienza.

LA SITUAZIONE A CIPRO

Stop all’arrivo a Cipro di migranti siriani. Lo ha chiesto ufficialmente Nicosia a Bruxelles per impedire alle barche cariche di migranti di lasciare il porto siriano di Tartus. Secondo il ministro dell’Interno Nicos Nouris Cipro verte in uno “stato di emergenza” perché le barche dei trafficanti sono arrivate quotidianamente dalla Siria nell’ultima settimana, causando il trabocco dei centri di accoglienza. Per questa ragione chiede alla Commissione europea “un intervento immediato e attivo per prevenire partenze illegali dalla costa siriana”, che dista appena 100 miglia dalle coste cipriote, anche perché fino ad oggi più di 4000 richieste di asilo sono state respinte e l’isola non ha i mezzi per gestire questa nuova emergenza.

MENTRE NELL’EGEO…

Sul punto si registra l’ennesima polemica tra Ankara ed Atene, con accuse e repliche dal momento che quel fazzoletto di acque a cavallo tra i due Paesi rappresentano precisi punti di transito chiave per i richiedenti asilo che intendono entrare in Europa. Secondo i dati della guardia costiera turca, sono stati salvate lo scorso anno 12.655 persone, di cui il 90% irregolari. La Turchia continua a puntare il dito contro la Grecia, rea a suo dire di violare i valori umanitari e il diritto internazionale mettendo in pericolo la vita dei migranti vulnerabili.

In una lettera ufficiale vergata dal Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa Dunja Mijatović si legge che la reazione della Grecia è stata quella di “semplicemente respingere le accuse” nonostante “l’enorme mole di prove presentate di recente anni”. E ha esortato il governo greco “a porre fine a queste pratiche e ad assicurare che vengano svolte indagini indipendenti ed efficaci”.

La replica di Atene si ritrova nella parole del ministro greco per la migrazione e l’asilo Notis Mitarachi che osserva come le navi turche continuino a scortare i gommoni dei migranti verso i confini europei: “È un fatto consolidato che questi migranti hanno lasciato la costa turca, e dato che erano sotto stretta osservazione e scorta da navi turche, la conclusione è che non erano perseguitati, e le loro vite non erano in pericolo. Non c’è dubbio che le autorità turche continuano a sostenere il passaggio dei migranti, con il chiaro obiettivo di creare propaganda attraverso i media”.

twitter@FDepalo

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