L’intervento di Giorgio Girelli, coordinatore del Centro Studi Sociali “A. De Gasperi”, in occasione del 160° anniversario dell’Esercito italiano

Nel 160° anniversario della costituzione dell’Esercito Italiano desidero far pervenire le mie ammirate espressioni di riconoscenza e compiacimento per i compiti che la prima Forza Armata d’Italia nel suo complesso svolge al servizio della Patria.

Dalla fine dell’Armata Sarda, disposta come noto con provvedimento 4 maggio 1861 dal ministro della guerra Manfredo Fanti che contestualmente decretava la nascita dell’ “Esercito italiano”, i combattenti hanno dato prova di grande impegno e di spirito di sacrificio che non sempre hanno trovato rispondenza – a mio sommesso parere – in chi aveva doveri di approntamento di adeguati supporti che consentissero una efficace operatività nonché di guida, come ad esempio è sciaguratamente accaduto nel 1943 nei Balcani, quando le truppe vennero lasciate senza indicazioni operative.

Per non parlare di impieghi impropri rispetto alle specializzazioni rivestite come per i giovani paracadutisti sacrificatisi ad El Alamein, o delle dotazioni dei militari italiani, per restare nello scacchiere africano, che suscitarono il meravigliato e solidale disappunto degli esponenti della wehrmacht.

Oggi l’Esercito offre forti prove di coraggio ed efficienza nelle numerose missioni di pace in vari scacchieri mondiali con apprezzamento degli osservatori stranieri e da tempo soccorre la società civile italiana, come nell’operazione “strade sicure” e soprattutto nel poderoso sforzo da tempo svolto, in conseguenza della emergenza sanitaria, per la assistenza alle comunità locali ed alle strutture sanitarie civili, come pure nello svolgimento della campagna per le vaccinazioni anti-pandemia.

A fronte di tutto ciò non posso non sottolineare che l’Esercito, nonostante il diffondersi del virus, “non ha mai chiuso”. Onore e felicitazioni all’Esercito dunque per la fausta ricorrenza, e pena e riprovazione, in accordo con Rita Dalla Chiesa, per gli sparuti concittadini che criticano l’uniforme del generale Figliuolo invece di sentirsene rassicurati.

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