La parata militare di oggi, con tanto di invito disatteso alle massime cariche dello Stato, è servita a ribadire che il generale non intende farsi da parte e lasciare la scena libica

È iniziata alle 16 ora italiana l’attesa parata militare organizzata dalle forze dell’autoproclamato Esercito nazionale libico (Lna) del generale Khalifa Haftar, nella base aerea di Benina, a Bengasi. La parata, che in un primo momento doveva tenersi il 15 di questo mese, ha lo scopo ufficiale di celebrare il settimo anniversario dell’avvio dell’operazione militare denominata “Karama” (Dignità) lanciata a Bengasi nel 2014 contro i gruppi armati islamisti. A presentare l’evento è stato il portavoce dell’Lna, Ahmed al-Mismari, con una conferenza stampa a Bengasi la sera del 28 maggio. L’ufficiale libico ha definito questa parata “la più grande mai organizzata nella storia del paese”. Per questo ha precisato che “non intende minacciare nessuno, ma piuttosto è una parata di pace e fedeltà ai martiri e ai feriti, e a tutti coloro che hanno sostenuto il progetto di guerra contro il terrorismo e il crimine”. Alla sfilata hanno partecipato centinaia di militari e di mezzi armati di tutte le unità e categorie, oltre all’aviazione. C’era soprattutto Abdel Razzaq al-Nadori, capo di Stato maggiore dell’Lna, che dopo il voto di fiducia al nuovo governo di unità nazionale, lo scorso marzo, era dato dai media libici come in rotta con Haftar e promotore di una nuova alleanza con il capo del parlamento, Aguila Saleh, per ottenere il ruolo di capo del futuro esercito unitario libico.

Non erano presenti all’evento personalità politiche di rilievo a parte il presidente del parlamento, Saleh, e il vice presidente Ali al-Qatrani. Erano in prima fila accanto al trono sul quale siedeva Haftar coloro che erano considerati i suoi avversari interni e che con la loro presenza hanno dimostrato che i ranghi dell’Lna sono saldamente uniti. C’erano infatti Faraj Qamim, che quando è stato nominato vice ministro dell’Interno dall’ex premier Fayez al-Sarraj nel 2017 era entrato in conflitto con Haftar. Era presente anche Saqr al-Jarushi, il cui figlio Wisam ha avuto un alterco lo scorso febbraio con il figlio dell’uomo forte della Cirenaica, Belkasem Haftar.

Nonostante Al-Mismari abbia affermato che “la parata intende dimostrare al mondo che siamo pronti a proteggere la patria”, per gli analisti libici si tratta di una prova di forza per dimostrare che il generale Haftar è ancora presente sul panorama politico libico e controlla saldamente la Cirenaica.

L’ex portavoce dell’Lna, Mahmoud al-Farjani, ha spiegato alla stampa locale che “questa parata militare è storica, soprattutto perché prevede il completamento dell’addestramento di soldati libici, avvenuta in patria e all’estero, con armi moderne di qualità che entrano per la prima volta in servizio. Si tratta di nuovi sistemi di difesa aerea oltre all’arrivo di oltre 130 nuovi droni”.

La parata non è stata priva di intoppi. Secondo i media libici infatti è precipitato un Mig21 ed e morto il capitano Jamal bin Amer.

Questa iniziativa è stata vista invece come un affronto dal campo libico occidentale e ha causato imbarazzo alla leadership politica di Tripoli, soprattutto dopo che Haftar ha diffuso sui social un invito ufficiale a partecipare rivolto al presidente del Consiglio presidenziale, Mohammed Menfi, e al premier Abdulhamid al-Dabaiba. Entrambi non hanno risposto all’invito, al punto che il portavoce di al-Dabaiba, Mahmoud Hamouda, ha precisato a Formiche.net che il capo del governo di Tripoli non ha mai ricevuto alcun invito formale. Eppure per evitare ogni imbarazzo Menfi è andato oggi a Tunisi in visita ufficiale e al-Dabaiba ad Algeri, dove ha concordato la riapertura dei confini di terra tra i due paesi. Nella serata del 30 maggio il premier libico raggiungerà Roma per la visita prevista il 31 in Italia.

La loro presenza a Bengasi avrebbe avuto un valore politico inestimabile per Haftar in quanto quest’ultimo sarebbe stato così riconosciuto come capo supremo delle forze armate, titolo che al momento spetterebbe a Menfi. Per non parlare di quella del premier del governo unitario libico che, da quando è stato nominato premier lo scorso febbraio dal Foro di Dialogo politico di Tunisi, non ha mai messo piede in città. Al-Dabaiba avrebbe dovuto tenere un consiglio dei ministri a Bengasi il 26 aprile scorso che è saltato in quanto gli uomini fedeli a Haftar hanno impedito alla sua scorta e al suo cerimoniale di atterrare proprio nell’aeroporto di Benina.

Questo evento ha fatto quindi arrabbiare e indignare le forze dell’operazione “Vulcano di Rabbia” della Libia occidentale. Abdel Malik al-Madani, portavoce della formazione libica, ha preannunciato a Formiche.net l’intenzione di voler organizzare una parata militare simile nell’anniversario della liberazione della capitale dalle forze di Haftar, Tripoli, che corrisponde al 4 giugno. Mentre la terza brigata di Fanteria di Misurata ha anticipato i tempi e pubblicato sul proprio profilo Facebook le foto del suo arsenale di missili Scud pronti all’uso, che sarebbero stati sottratti alle forze di Haftar nel conflitto di Tripoli di un anno fa.

Dal punto di vista politico invece è forte la preoccupazione nella capitale. Un membro dell’Alto Consiglio di Stato e del Foro di Dialogo Politico, Magda Al-Falah, da Tripoli ha criticato in un colloquio con Formiche.net la posizione assunta da un membro del Consiglio di presidenza libico rispetto a quanto avvenuto a Bengasi, giudicata ambigua o comunque debole nei confronti di Haftar. “La dichiarazione rilasciata da questo membro del Consiglio presidenziale invia dei messaggi a livello locale e internazionale dai quali si evince che il Consiglio è diviso e che il comandante in capo dell’esercito non ha la forza di estendere il suo controllo a tutto il paese, oltre al fatto che non siamo ancora giunti allo stadio di unificazione delle istituzioni militari, che è uno dei requisiti della road map per la fase preliminare”. Il riferimento era al comunicato diramato ieri da Abdullah al-Lafi il quale, in visita in Turchia, ha chiesto di evitare qualsiasi azione unilaterale di natura militare da parte di qualsiasi parte, compresa la conduzione di esercitazioni, movimenti sul campo e parate militari, per evitare ulteriori divisioni.

Le parole di al-Lafi riflettono un clima che si registra in Libia alquanto teso. Se da un lato il governo di unità nazionale, con il supporto dell’Onu, lavora per arrivare alle prossime elezioni del 24 dicembre, sul terreno si registra una corsa alla riorganizzazione in vista di un possibile conflitto militare da parte sia delle forze di Haftar che di quelle dell’operazione “Vulcano di Rabbia”. I media libici pro Tripoli, ed in particolare quelli che trasmettono dalla Turchia, non fanno che mostrare ogni giorno foto rubate o reportage sulle attività dei mercenari russi della Wagner a Jufra e Sirte e dell’arrivo di nuovi miliziani siriani a sostegno di Haftar a bordo di aerei che partono dalla base russa in Siria di Hmeimim.

Non arrivano inoltre segnali incoraggianti nemmeno dal parlamento e dal Foro del dialogo politico. Il parlamento di Tobruk ha rinviato l’approvazione della legge di bilancio 2021 proposta dal Governo di unità nazionale. Il portavoce ufficiale del parlamento libico, Abdullah Belahiq, ha annunciato che è stato deciso di formare una commissione per preparare delle note sulla legge di bilancio e di convocare il ministro delle Finanze per rispondere ai commenti dei deputati. Questo perché molti parlamentari continuano a contestare il volume della spesa contenuta nel bilancio, al punto che una nuova bozza, più snella di circa il 25 per cento rispetto alla proposta originale del Governo, è stata redatta dalla commissione Finanze. Sul fronte del Foro di dialogo libico (Lpdf), i cui lavori si tengono sotto il patrocinio della Missione Onu di sostegno delle Nazioni Unite (Unsmil), non mancano le divergenze sulla Base costituzionale per le elezioni, da approvare per poter arrivare al voto il 24 dicembre.

Il giornale panarabo edito a Londra, Asharq Al-Awsat ha spiegato in un editoriale che dopo due giorni di accese discussioni, l’incontro in video conferenza del Foro di dialogo politico libico si è concluso senza concordare nulla di concreto relativo alle basi costituzionali delle elezioni. Per il quotidiano di proprietà saudita, nuovi disaccordi sono emersi sulla Costituzione e sul meccanismo per l’elezione del prossimo presidente, che hanno spinto l’inviato Onu, Jan Kubis, a dire l’altro che “molti degli interventi hanno sollevato problemi, come se cercassero di trovare le soluzioni a tutti i problemi accumulati in Libia negli ultimi dieci anni”.

Nulla di fatto quindi su un’intesa che, se dovesse essere raggiunta, prevede la redazione di una proposta da sottoporre al vaglio del parlamento e alla ratifica dell’Alto Consiglio di Stato. Tutto questo mentre il presidente del parlamento, Aguilah Saleh, torna ad avvicinarsi sempre di più alle posizioni di Haftar e dall’altro lato il presidente dell’Alto Consiglio di Stato, Khalid Mishri, si trova da una settimana in visita in Turchia. È evidente che a Tripoli e a Bengasi c’è chi non ha fiducia nella politica libica e si prepara ad ogni evenienza.

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