A tre mesi e cinque giorni dal maxi-investimento da 1,5 miliardi di dollari nella cripto-valuta, il patron di Tesla cambia idea, spinto dagli enormi costi energetici legati all’estrazione di Bitcoin. Che brucia centinaia di miliardi in poche ore

Potere dell’ambiente. L’amore di Elon Musk per Bitcoin è durato lo spazio di tre mesi e cinque giorni, giusto il tempo di piazzare un investimento da 1,5 miliardi di dollari nel mondo delle cripto-valute. Ma ora arriva la clamorosa retromarcia, costata alla cripto-valuta più famosa al mondo un tonfo del 16% in poche ore, scendendo da 51.000 ad un minimo di 46.045 euro.

Il deus ex machina di Tesla ed ex uomo più ricco al mondo, ha fatto sapere che cesserà di accettare la cripto-valuta per l’acquisto dei suoi veicoli elettrici. E il motivo è presto spiegato: le attività di mining che generano Bitcoin, ovvero l’estrazione della cripto-valuta e la sua conseguente immissione nel mercato, richiedono oggi troppa energia e anche della peggiore, quella da fonti fossili, a scapito dell’ambiente. Come di consueto, la notizia che ha affossato la quotazione di Bitcoin, spazzando via tre mesi di speranze dei fan della cripto-moneta, è arrivata via Twitter.

Sul social network il padron di Tesla ha mostrato preoccupazione per l’utilizzo di fonti fossili nella produzione del Bitcoin, annunciando che il gruppo non lo accetterà più come forma di pagamento delle auto del marchio, preferendo eventuali altre cripto-valute che generano minore inquinamento. Musk ha anche precisato però che non venderà i Bitcoin in proprio possesso. “Siamo preoccupati per il rapido aumento dell’uso di combustibili fossili per l’estrazione e le transazioni di Bitcoin, in particolare di carbone, che ha le peggiori emissioni di qualsiasi combustibile”, è il messaggio di fondo di Musk.

Questo però non significa rinnegare l’esistenza stessa di Bitcoin, che è e rimane “una buona idea a molti livelli. Crediamo che abbia un futuro promettente, ma questo non può avere un grande costo per l’ambiente”.  A spingere Musk ad accantonare l’operazione Bitcoin, come detto, il mining, letteralmente l’estrazione della cripto-valuta. un processo che richiede l’utilizzo di una sorta di supercomputer, equipaggiati con decine di processori, e che richiedono sistemi di raffreddamento molto efficienti e avidi di energia, indispensabili per evitare il surriscaldamento delle macchine. Secondo un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, l’elaborazione a livello mondiale della moneta consuma una quantità di energia elettrica pari al fabbisogno dell’intera Argentina.

Rimane, semmai, l’enorme impatto dell’annuncio di Musk sulla quotazione della cripto-moneta, con centinaia di miliardi di dollari cancellati in poche ore dal mercato. Al momento dell’annuncio il valore del mercato delle cripto-valute era pari a 2.430 miliardi di dollari. Tre ore dopo era a 2.060 miliardi di dollari, 365,85 miliardi in meno. Di più. A Singapore stamani il Bitcoin ha perso in poche ore il 12%, sotto quota 50mila dollari per la prima volta dal 24 aprile.

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