Un aereo di “scrutatori” scelti diretto in Crimea, una dirigente dell’opposizione francese dal profilo molto russo, finanziamenti e contatti. Il rapporto di EUObserver mappa le connessioni tra gli europarlamentari e il Cremlino

Nel Parlamento europeo si parla russo – forse un po’ più del dovuto. Un’investigazione di EUObserver ha evidenziato i legami tra diverse personalità politiche europee (tra cui quelle riconducibili alla leader dell’opposizione francese Marine Le Pen) e le propaggini del Cremlino. Tra gli “osservatori speciali” selezionati ad hoc per scrutare le elezioni in Crimea e funzionari di dubbio profilo nei partiti di Strasburgo, ecco come si delinea il sistema di influenza russa nel cuore dell’Europa.

 

Il volo Severstal

Il 30 giugno 2020 un aereo della compagnia russa Severstal è atterrato a Simferopol, il capoluogo della regione ucraina della Crimea occupata illegalmente dalla Russia nel 2014. A bordo diversi interpreti (alcuni dei quali lavoravano per l’emittente del Cremlino RT), politici e attivisti provenienti da Afghanistan, Cile e Venezuela. Inoltre, circa metà dei passeggeri erano politici europei.

Scopo del volo era portare una lista di personalità internazionali a “osservare” il voto sulle modifiche alla costituzione russa, una serie di misure poi introdotte dal presidente Vladimir Putin che gli consentono di restare al potere fino al 2036. Ma quella volta la Russia non ha invitato osservatori di enti autorevoli come l’OCSE, l’Ufficio per le istituzioni democratiche e i diritti umani (ODIHR) o l’Assemblea parlamentare del Consiglio d’Europa (PACE).

Nella lista dei passeggeri figurano l’ex onorevole svedese di estrema destra Erik Almqvist, ora proprietario dell’impresa di “media alternativi” Exact24 e l’attivista finlandese Jonah Bäckman, persona non grata in Estonia e Moldavia per le sue attività pro-Cremlino e condannato per diffamazione aggravata e stalking di una giornalista che ha indagato su una fabbrica di troll russi. Ma anche un tedesco, due bulgari, un montenegrino, un lettone e un gruppo di cinque eurodeputati francesi.

Tutti membri, questi ultimi, del Rassemblement national (RN) di Marine Le Pen e del partito europarlamentare Identità e Democrazia (ID), di cui l’azionista di maggioranza è la Lega di Matteo Salvini. La delegazione era guidata da Thierry Mariani, già ministro dei trasporti francese ed eurodeputato di RN dal 2019, frequentatore assiduo della Crimea dall’anno della sua annessione alla Russia (2015) e dedito a ogni sorta di attività pro-Cremlino. Ma la personalità più intrigante, segnala EUObserver, era l’accompagnatrice di Mariani.

 

Tamara Volokhova

Nata nella Russia meridionale, Volokhova si è trasferita a Strasburgo nel 2000 per studiare alla Scuola europea di comunicazione. Dopo un iter di stage nelle istituzioni europee ne ottiene un altro presso il gruppo euroscettico Libertà e Democrazia, co-presieduto da Nigel Farage (Ukip) e Francesco Speroni (Lega). Nel 2014 diventa addetta parlamentare di Aymeric Chauprade, consigliere del padre e predecessore di Le Pen per le relazioni internazionali.

La giovane promessa delle relazioni internazionali ha coordinato il viaggio di Chauprade a Mosca in occasione della conferenza pro-famiglia del 2014, dove il francese ha potuto incontrare le personalità che EUObserver definisce “i principali operatori dell’influenza maligna in Europa”, Vladimir Yakunin e Knonstantin Malofeev. Lo stesso anno FN (poi RN) ha ottenuto un finanziamento di 9 milioni di euro da una banca russa.

Nel 2017 Volokhova è diventata consulente politico dell’Europa delle Nazioni e delle Libertà (ENL), l’antesignano di ID, dove la sua carica le ha permesso di accedere ai lavori di diverse commissioni del Parlamento europeo. Lo stesso anno ha contribuito a far avere i visti per la Russia a una serie di eurodeputati ENL, tra cui l’ex pentastellato Marco Zanni, oggi capogruppo di ID in quota Lega.

Per farlo è stata in contatto con il presidente della commissione per gli affari internazionali del parlamento russo, Leonid Slutsky, personalità particolarmente attiva nel promuovere la politica estera russa in Europa e reclutare politici europei per la causa del Cremlino. A lui vanno ricondotte diverse operazioni di “monitoraggio indipendente” dei processi democratici, come anche gli sforzi volti a legittimare l’annessione della Crimea.

Nel 2020 Volokhova ha ottenuto la cittadinanza francese, che le ha permesso di candidarsi alle municipali del 2020 in Alsazia nella lista di RN (quinta su 65 candidati), senza successo. Ciononostante, rimane un importante funzionario russo all’interno del partito di Le Pen, che sfiderà Emmanuel Macron nelle presidenziali del 2022.

Così EuObserver: “Il suo accesso ai lavori delle commissioni del Parlamento europeo che contribuiscono a plasmare le politiche estere e di difesa europee, combinato con il posto del suo capo Mariani nella commissione speciale sull’ingerenza straniera – un ufficio creato, in particolare, per indagare sull’ingerenza russa negli affari dell’Ue – è una chiara minaccia alla sicurezza del Parlamento europeo che deve essere affrontata con urgenza”.

 

Parigi chiama Mosca. E Roma?

Sia RN che la Lega negli anni scorsi hanno storicamente condiviso una linea euroscettica e filo-russa, anche se i rispettivi leader si sono resi protagonisti di una piccola retromarcia in questi mesi. Soprattutto sul fronte dei rapporti con Mosca: la mobilitazione paneuropea contro le azioni ostili del Cremlino in Europa e le violazioni nel campo dei diritti umani ai danni dell’oppositore russo incarcerato, Alexei Navalny, ha sortito i suoi effetti.

È il caso, ad esempio, del gruppo dei leghisti al Parlamento europeo. In un articolo su Formiche.net Zanni ha criticato duramente le azioni del Cremlino, esortando l’Europa e l’Occidente a prendere “una posizione ferma e decisa” sulla questione Navalny. Altrettanto severo il commento dell’eurodeputata leghista Susanna Ceccardi al Parlamento europeo: “non possiamo lasciare che dei capi di Stato del nostro vicinato mettano a tacere l’opposizione politica violandone i diritti naturali, civili e politici”. Anche Marco Dreosto, sempre su Formiche.net, ha esortato Bruxelles a sposare una linea intransigente sulle ingerenze di Mosca.

La “svolta europeista” della Lega è, tuttavia, ancora parziale. Rimane infatti il legame con il partito di Putin Russia Unita, sancito con un memorandum nel 2017 tuttora in vigore.

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