Il Covid evidenzia sempre più l’interazione con patologie croniche (quali obesità, diabete, malattie cardiovascolari) ma anche con ogni aspetto del contesto sociale ed economico, modelli di vita, cultura e relazioni umane. Una visione   che richiede approcci, quindi, non solo sanitari

Il mondo travolto dal virus riparte. Istituzioni e Governi promettono riforme, investimenti, futuro, per il post-pandemia.

Il Covid, intanto, si trasforma in “sindemia”. Si evidenzia sempre più l’interazione con patologie croniche (quali obesità, diabete, malattie cardiovascolari) ma anche con ogni aspetto del contesto sociale ed economico, modelli di vita, cultura e relazioni umane. Una visione “sindemica” che richiede approcci, quindi, non solo sanitari.

Quali speranze per il difficile domani? Protagoniste di un positivo cambiamento, più che mai, le donne?

Quelle donne maggiormente colpite dalla pandemia, nell’occupazione e nella cura della casa e della famiglia. Per “vocazione”, tradizione o stereotipi.

Donne dotate di intuito, talento e cultura ma anche portatrici di valori e di sentimenti, spesso ritenuti incompatibili con le fredde ragioni dell’economia. Lontane dalle oscure logiche di potere e di profitto dei processi decisionali.

Nella necessità di definire nuovi paradigmi, nuove dimensioni e percorsi inclusivi per uscire da una crisi sociale, economica e di relazione, le soluzioni passano attraverso la centralità della persona. Un motore nella vita di ogni donna.

Lo sguardo sul mondo, la creatività e la complessa sensibilità femminile sono, dunque, l’energia nuova e la risorsa fondamentale per una svolta non più rinviabile.

Le donne a capo di Istituzioni e Paesi hanno attuato misure più efficaci, nella lotta al Covid. Volti e simboli, tra superpotenze e paesi minori, manifestano sempre maggiore consapevolezza del valore dell’esser donna.

“Le donne affrontano una scogliera di vetro: vengono dati loro ruoli di leadership solo quando le cose vanno davvero male”, ha affermato, all’inizio del mandato, Ngozi Okonjo-Iweala, economista nigeriana, direttrice dell’Organizzazione mondiale del commercio. Prima donna e prima africana a rivestire il prestigioso incarico.

Alle spalle di Biden, durante il discorso al Congresso americano a Camere riunite, nel giorno dell’annunciata “rivoluzione” sociale che invoca “azioni coraggiose” con programmi di rilancio e di trasformazione, sono presenti, per la prima volta, due leader donne, la vice Presidente Kamala Harris e la speaker della Camera Nancy Pelosi.

In Italia, nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Recovery plan) illustrato dal Presidente del Consiglio Mario Draghi alla Camera, c’è “la misura di quello che sarà il ruolo dell’Italia nella comunità internazionale, la sua credibilità e reputazione come fondatore Ue e protagonista del mondo occidentale. È questione non solo di reddito e benessere, ma di valori civili e sentimenti che nessun numero e nessuna tabella potrà mai rappresentare”, ha spiegato il premier.

Dall’economista arrivano al cuore e alla mente di ciascuno parole di ottimismo per un futuro che non potrà più emarginare il contributo femminile. “Sbaglieremmo tutti a pensare che il Pnrr pur nella sua storica importanza sia solo un insieme di progetti, di numeri, scadenze, obiettivi. Nell’insieme dei programmi c’è anche e soprattutto il destino del Paese”. “Metteteci dentro le vite degli italiani, le attese di chi ha sofferto la pandemia, l’aspirazione delle famiglie, le giuste rivendicazioni di chi non ha un lavoro o di chi ha dovuto chiudere la propria attività, l’ansia dei territori svantaggiati, la consapevolezza che l’ambiente va tutelato e rispettato”.

Il benessere economico e sociale è, dunque, la scommessa per un futuro che punta a superare, con la potenza del cuore, la grave crisi. Nei “sentimenti” ci sono le premesse per immaginare l’Italia del 2026 come il Paese della ricostruzione. Mentre si guarda alla realizzazione dei primi obiettivi in tempi strettissimi. Sin dall’anno in corso?

Si punta su giovani e donne. I complessivi 248 miliardi di euro per il dopo-pandemia consentiranno una visione green e un paese più digitale. Più innovazione e salute. Investimenti nella cultura e nella ricerca, potenziamento dei trasporti. E ancora, cure a domicilio e crescita del Sud. Riforme significative per la Pubblica amministrazione, la giustizia, il mondo del lavoro, la formazione e strutture sociali a sostegno delle famiglie. Ma sono le annunciate politiche tese a ridurre il gap di genere, tra le “missioni” più ambiziose del recovery plan. Priorità trasversale del “Piano”.

Le speranze sono tante. Lo testimoniano le numerose donne in posizioni di rilievo in ambienti tradizionalmente maschili.

Tra queste, per citarne qualcuna, Marta Cartabia, Ministro della Giustizia, Maria Chiara Carrozza, Presidente CNR, Cristina Messa, Ministro dell’Università. E Elena Bonetti, Ministro per le pari opportunità e la famiglia, ha affermato: ”La fiducia presuppone un doppio sguardo: quello della speranza e quello della relazione. È sulla fiducia che dobbiamo ricostruire la nostra comunità”.

E, poi, Samantha Cristoforetti, prima donna negli equipaggi dell’Agenzia Spaziale Europea, e Fabiola Gianotti, direttrice del CERN, che, in risposta a quale messaggio musicale inviare a una civiltà extraterrestre, ha detto: “Nello spazio manderei la sinfonia in Si minore di Schubert, la cosiddetta ‘incompiuta’. Perché è un esempio della creatività e del genio umano ma, allo stesso tempo, dei nostri limiti. Un capolavoro ma anche un esempio di come tutta la nostra vita sia una ricerca continua”.

E ancora, è l’italiana Alessandra Galloni a guidare, con uno staff mondiale di circa 2.450 giornalisti, l’agenzia britannica Reuters. Prima donna in 170 anni di storia della prestigiosa testata giornalistica. Per un nuovo modo di comunicare.

I loro curricula non temono le responsabilità del ruolo. Dopo aver rotto il “soffitto di cristallo” riusciranno, le donne al comando, ad essere testimoni di solidarietà per tutte le donne?

Oltretevere, Alessandra Smerilli, salesiana, economista, consigliera dello Stato del Vaticano, consultore della segreteria generale del Sinodo dei vescovi, sottosegretario per il Settore fede e sviluppo del Dicastero per il servizio dello sviluppo umano integrale, spiega: “La pandemia è stata un momento duro, ma fecondo. Rivoluzionario. Questa fase storica ci ha insegnato l’importanza del prendersi cura gli uni degli altri. Delle persone in generale, del Pianeta, della collettività”. È il tempo di valorizzare le competenze e i talenti femminili “perché le donne hanno chiaro il senso dell’I-care, ne fanno esperienza nella vita privata e devono trasferire questo approccio nella dimensione pubblica”.

Le donne “prisma”, dalle mille sfumature. Le donne “poliedro” che esaltano la diversità rispetto al modello stereotipato maschile e ne fanno una leva di forza. “La sfera – ha affermato Papa Bergoglio – può rappresentare l’omologazione, come una specie di globalizzazione: è liscia, senza sfaccettature, uguale a se stessa in tutte le parti. Il poliedro ha una forma simile alla sfera, ma è composta da molte facce”.

“Non c’è bisogno di sognatori ma di uomini e donne che all’arroganza di poteri economici, finanziari e ideologici rispondano con le idee e con i fatti che è possibile scrivere un’altra storia”, ha detto ancora il Pontefice nel 2013, primo anno di pontificato.

Il mondo avrà interiorizzato, nel lungo periodo della crisi, la profondità del sentire e del condividere, e la capacità di tenere insieme prospettive diverse? Sarà una magnifica sfida, per le donne, essere protagoniste di una rinascita sociale fondata su ricchezze complementari e stimolanti, abbandonando pregiudizi e contrapposizioni.

Per essere quello che decidiamo di essere, con maggiore autostima e senza frustranti mediazioni. Per realizzare una parità di genere sempre invocata e mai conquistata. Per avere il coraggio di vedere, nel domani incerto, orizzonti inimmaginabili.

Per costruire una vita a misura di tutto il genere umano. Per uomini e donne. Con il senso della nostra comune imperfezione ma con l’entusiasmo del cuore. Una vita che, oggi più che mai, non può che essere una ricerca continua di conoscenza, apertura, accoglienza, empatia. Con risposte immediate. Doti delle donne. Da sempre.

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