Nel Sud non esisteva un archivio che raccoglie la storia di industrie e imprenditori presenti in tutti i suoi territori. Ora è stato istituito presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro il Cesdim, per ricostruire tali processi con rigore scientifico e per condurre analisi sulle dinamiche industriali nel presente. Ne racconta la genesi il professor Federico Pirro

Bisogna cambiare paradigma di narrazione sull’industria presente nell’Italia meridionale, un’area del Paese che troppo spesso viene raffigurata alle soglie di una desertificazione manifatturiera che finisce così col nascondere la capacità di resilienza e la forza competitiva di un tessuto industriale in cui coesistono gli stabilimenti di grandi imprese italiane ed estere con quelli di cluster diffusi di Pmi dinamiche e tecnologicamente avanzate attive nei comparti più diversi.

Nel secondo dopoguerra la storia dell’apparato industriale che si è venuto stratificando ed articolando per settori e territori ha visto impegnati fra gli altri imprenditori e manager che vanno da Adriano Olivetti ad Enrico Mattei, da Angelo Moratti a Pietro Sette, da Cesare Romiti a Sergio Marchionne, dalle famiglie Ferrero e Barilla a quella dei Garrone – solo per citare alcuni dei tanti protagonisti di rilievo nazionale che promossero insediamenti nel Sud – cui si sono venuti affiancando nel corso dei decenni migliaia di piccoli, medi e grandi imprenditori meridionali che costituiscono tuttora la spina dorsale nell’industria locale.

Ora, per ricostruire con rigore scientifico la storia di tali processi e per condurre analisi sulle dinamiche industriali nel presente al fine di evidenziarne reali dimensioni e capacità competitiva, è stato appena istituito presso l’Università degli studi di Bari Aldo Moro il Cesdim – Centro Studi e documentazione sull’industria nel Mezzogiorno, promosso dallo scrivente con una duplice finalità: la prima, costituita dalla volontà di contribuire a ricostruire, sulla scorta di un’ampia documentazione già acquisita o in arrivo presso il Centro, la storia dell’industrializzazione nelle otto regioni dell’Italia meridionale, dalla ricostruzione del secondo dopoguerra ai giorni nostri, in un arco temporale di oltre 70 anni che hanno cambiato profondamente il volto produttivo del Meridione, favorendo la sua modernizzazione e collocandolo nel contesto delle aree europee più industrializzate.

In realtà, nel Sud non esiste ancora un archivio in cui si sia tentato di raccogliere documentazione per una storia di industrie e imprenditori presenti in tutti i suoi territori; esistono, com’è noto, archivi e musei di singole imprese, come quello imponente dell’Enel a Napoli sull’industria elettrica, o musei e archivi di aziende sempre in Campania o in Puglia, Calabria e in altre aree, ma non esiste ancora una struttura in cui ci si proponga di raccogliere, ordinare, catalogare e rendere fruibile un patrimonio documentario riferito alla storia dell’industria insediata in tutta l’Italia meridionale.

Il Cesdim – che già possiede materiali e volumi sulla storia dell’industrializzazione nelle otto regioni meridionali – vuole contribuire a salvare il patrimonio documentale esistente ma spesso disperso, operando anche in stretta collaborazione con altre Istituzioni di ricerca diffuse non solo nel Sud ma anche nel Nord Italia, e puntando così alla creazione di una rete di centri collegati on line, tendenzialmente accomunati in un unico disegno di ricerca e salvaguardia documentale e di promozione culturale; l’orizzonte di ricerca e di studio della neonata struttura pertanto vuole avere un respiro nazionale e internazionale.

La seconda finalità del Centro, invece, è rappresentata dal proposito di condurre studi sulle dinamiche attuali dell’industria nell’intero Meridione per contribuire – sulla base di un’ampia documentazione statistico-documentaria da raccogliersi soprattutto a livello aziendale – a delineare le reali dimensioni dei processi di crescita degli apparati industriali territoriali, spesso sottovalutate, quando non anche ignorate da pur prestigiosi centri di ricerca nazionali.

Il Cesdim  pertanto è aperto non solo all’adesione di docenti universitari, ma anche di imprese italiane ed estere, Fondazioni culturali, associazioni di categoria, banche, Enti locali, testate giornalistiche, case editrici, Sindacati, perché vuole costituire un luogo di incontro fecondo fra cultura accademica ed esperienze aziendali, tanto più necessario in una fase storica come quella che stiamo attraversando in cui dovranno essere mobilitate sinergicamente tutte le migliori energie dei territori per affrontare e vincere le dure sfide imposte dalla ricostruzione post-pandemica.

Hanno già formalmente aderito al Centro Fondazione Enel, TD-Bosch, BHNuovo Pignone di Firenze, Gruppo Adler, le Acciaierie Venete, la Fondazione Dioguardi, Confindustria di Brindisi, la SteelTech, la Progeva, la CMC, la iLABS, il mensile Economy e la Casa Editrice Este entrambi di Milano.

Il Centro si avvarrà per la definizione dei suoi programmi di lavoro di un Comitato scientifico composto da docenti universitari, imprenditori e dirigenti di azienda e potrà utilizzare sin dall’inizio una rilevante dotazione documentaria e bibliografica costituita dall’archivio che lo scrivente ha donato alla struttura.

Condividi tramite