Il premier interviene al Cercle d’Economia e prevede per Spagna e Italia una crescita oltre le attese. Ma non dimentica che la lotta contro la pandemia non è ancora finita. E serve ancora una politica monetaria espansiva

Meglio del previsto. Adesso le voci, autorevoli, su una ripresa italiana meglio delle aspettative, sono due. Quella di Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo Economico e il premier Mario Draghi, intervenuto al Cercle d’Economia di Barcellona e premiato con l’occasione con il premio per la Costruzione dell’Europa. “La pandemia da Covid-19 ha colpito le nostre vite e le nostre società in maniera devastante”, ha messo in chiaro Draghi nel suo discorso. “Hanno perso la vita almeno 3,8 milioni di persone, un quinto delle quali in Europa. L’Italia e la Spagna sono tra i paesi più colpiti dalla pandemia con un totale complessivo di oltre 200.000 decessi.
L’incertezza creata dalla pandemia, assieme alle misure adottate per il suo contenimento, hanno inciso pesantemente sull’economia”.

Draghi ha ricordato come “il prodotto interno lordo dell’Unione Europea è calato di 6,1%, la maggiore contrazione mai registrata. La riduzione più forte è stata registrata in Italia e in Spagna, dove il Pil è calato rispettivamente dell’8,9% e del 10,8%. Lo sviluppo di alcuni vaccini efficaci ha tracciato un percorso ben definito per uscire da questa crisi. Sono state avviate ambiziose campagne vaccinali in tutta l’Ue, le quali stanno riuscendo a salvare vite e a ridurre la pressione sugli ospedali. Quasi un europeo su due ha ricevuto almeno una dose di vaccino, e uno su quattro è completamente vaccinato. Nell’ultima settimana nell’Ue sono stati registrati 140.000 nuovi casi rispetto a più di 1 milione solo due mesi fa”.

Eppure, si può fare ancora di meglio. “Gli sforzi vaccinali ci hanno inoltre permesso di riaprire le nostre economie. C’è un ritorno alla crescita. Secondo le previsioni della Commissione europea, quest’anno il Prodotto interno lordo dell’Ue crescerà del 4,2%. In Italia e in Spagna, si prevede un aumento rispettivamente del 4,2% e del 5,9%. Queste previsioni potrebbero essere riviste al rialzo, con il ritorno della fiducia fra le imprese e le famiglie. La rapidità di questa ripresa è anche merito dei responsabili politici di tutto il mondo. Per tutta la durata della crisi, governi e banche centrali hanno implementato risolute misure di politica fiscale e monetaria a sostegno dell’economia. I regolatori del sistema bancario hanno concesso moratorie sui prestiti, oltre a sospendere alcune delle loro norme prudenziali in modo tale da prevenire il rischio di una stretta creditizia. Questo adeguamento tempestivo delle politiche non ha soltanto permesso di evitare una recessione ancora più profonda e di salvaguardare milioni di posti di lavoro, ma ha anche attenuato il rischio di isteresi, oltre a creare le premesse per una rapida ripresa economica”.

Il premier ha poi provato a tracciare un orizzonte temporale. “Il protrarsi della situazione di incertezza significa che le ragioni per mantenere una politica monetaria e fiscale espansiva restano convincenti. Il nostro obiettivo minimo deve essere quello di riportare l’attività economica almeno in linea con la traiettoria precedente alla pandemia. Solo allora potremo dire di aver superato gli effetti della crisi sanitaria sulle nostre società e sull’occupazione. Tuttavia, secondo le previsioni attuali, non sarà possibile raggiungere tale obiettivo senza ulteriori sforzi. Dobbiamo quindi agire rapidamente ed efficacemente”.

Secondo Draghi, “l’obiettivo ideale sarebbe quello di superare la traiettoria di crescita pre-pandemia. Con livelli di attività più alti di prima, potremo compensare l’aumento del debito registratosi durante la crisi sanitaria. È necessario che l’occupazione aumenti in maniera più celere, per creare i posti di lavoro di cui abbiamo bisogno.
L’economia globale sta attraversando una fase di profondi cambiamenti, tra cui la transizione ecologica e digitale, che richiederanno una riallocazione della forza lavoro.
È fondamentale mantenere favorevoli le condizioni della domanda per poter garantire un sostegno ai lavoratori, che stanno affrontando un rischio crescente di dislocazione”.

L’ex governatore della Bce ha fatto esercizio di realismo, come a dire, la ripresa c’è ma guai a pensare che tutto sia finito. “Le prospettive complessivamente favorevoli, però, nascondono alcuni rischi significativi. Benché la situazione pandemica sembri sempre più sotto controllo, siamo ancora lontani dalla fine. Gli sforzi vaccinali fino ad adesso si sono concentrati nel mondo ricco. Solo lo 0,3% del totale di dosi è stato somministrato nei paesi a basso reddito, mentre i paesi più ricchi hanno distribuito l’85% del totale. Questa differenza non solo è eticamente ingiusta, è anche molto pericolosa. Fintanto che il virus continuerà a circolare liberamente, ci sarà sempre un rischio di nuove varianti. Una o più di esse potrebbero essere resistenti ai nostri vaccini, compromettendo il successo delle nostre campagne. Dobbiamo continuare ad investire nella ricerca, oltre ad accelerare l’impegno a garantire un accesso diffuso ai vaccini. Sostenere i nostri scienziati ci porrà anche in una situazione decisamente migliore nel caso in cui dovessimo affrontare un’altra pandemia”.

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