Anche l’Europa vola verso Venere con la missione EnVision. L’annuncio dell’Esa arriva a poca distanza da quello della Nasa sulle sue missioni dirette verso il “pianeta gemello”, Veritas e DaVinci+. In tutte e tre le missioni l’Italia è protagonista, fornendo alcune delle tecnologie principali per lo studio dell’atmosfera e della superficie venusiana

“Ci aspetta una nuova era nell’esplorazione del nostro vicino più prossimo, ma estremamente diverso, nel sistema solare”. Così Günther Hasinger, direttore di Scienza dell’Agenzia spaziale europea (Esa), commenta l’avvio della missione EnVision, l’orbiter dell’agenzia destinato a raggiungere l’orbita di Venere. Obiettivo della missione, determinare come e perché Venere e la Terra si siano evoluti in modo così diverso. “Sommato alle missioni su Venere recentemente annunciate dalla Nasa, avremo un programma scientifico estremamente completo su questo enigmatico pianeta entro il prossimo decennio” ha continuato Hasinger.

COSÌ SIMILI, COSÌ DIVERSI

Nonostante sia più o meno della stessa dimensione e composizione, il nostro vicino nel Sistema Solare interno ha sperimentato un cambiamento climatico così significativo che invece di renderlo un pianeta abitabile, come la Terra, lo ha reso un mondo circondato da un’atmosfera tossica avvolta da spesse nubi di acido solforico. A determinare la storia di Venere è stato, probabilmente, un devastante effetto serra, facendo sorgere la preoccupazione che anche la Terra, se dovesse raggiungere gli stessi livelli del “gemello”, possa condividerne il destino. Inoltre, lo studio di pianeti così simili alla Terra, ma con un’evoluzione così diversa, potrebbe aiutare in futuro nell’affinare la ricerca di mondi abitabili al di fuori del nostro sistema stellare.

LA MISSIONE ENVISION

EnVision aiuterà a dare risposte a questi grandi temi, equipaggiato con una serie di strumentazioni fornite dall’Europa, tra cui un ecoscandaglio per rivelare la stratificazione del sottosuolo e spettrometri per studiare l’atmosfera e la superficie. Gli spettrometri monitoreranno le tracce di gas nell’atmosfera e analizzeranno la composizione della superficie, andando alla ricerca di eventuali cambiamenti che potrebbero essere collegati a segni di vulcanismo attivo. In aggiunta, un esperimento basato sulla radio scienza sonderà la struttura interna del pianeta e il campo gravitazionale, indagando anche la struttura e la composizione dell’atmosfera. Gli strumenti lavoreranno insieme per fornire una visione globale del pianeta e dei suoi processi.

LA COLLABORAZIONE CON LA NASA

Nel prossimo futuro le orbite di Venere saranno piuttosto trafficate, dato che oltre a EnVision dell’Esa, anche la Nasa raggiungerà con le sue sonde “l’astro del mattino”. L’agenzia spaziale a stelle e strisce ha, infatti, recentemente annunciato l’avvio delle missioni Veritas e DaVinci+. Le tre missioni sono coordinate in modo da collaborare tra di loro e fornire il più completo studio di Venere mai condotto. “Siamo entusiasti di contribuire alla nuova emozionante missione dell’Esa per fare ricerca su Venere”, ha dichiarato sull’argomento Thomas Zurbuchen, amministratore associato della Nasa per la scienza. “Combinati con le missioni della Nasa, la comunità scientifica avrà un potente e sinergico insieme di nuovi dati per capire come questo pianeta si sia formato e come la superficie e l’atmosfera siano cambiate nel tempo.”

L’ITALIA SU VENERE

Su Venere ci sarà anche tanta Italia, che attraverso l’Agenzia spaziale italiana (Asi) collabora sia alla missione europea che alle due spedizioni statunitensi. Per Barbara Negri, responsabile dell’unità Volo umano e sperimentazione scientifica dell’Asi: “La partecipazione alla missione EnVision di Esa, insieme a quella prevista nella missione Veritas della Nasa permetterà all’Italia di ricoprire una posizione di leader per il programma di esplorazione del pianeta Venere” In particolare, l’Asi avrà la responsabilità di realizzare per EnVision il radar sounder per lo studio dei primi strati della superficie del pianeta a profondità dell’ordine di alcune centinaia di metri. Come illustrato da Lorenzo Bruzzone, responsabile del laboratorio di Telerilevamento dell’università di Trento e Principal investigator di questo strumento: “Sarà la prima volta in assoluto che un radar sounder opererà sul nostro pianeta gemello, le cui misure saranno fondamentali per la comprensione dell’ambiente venusiano”.

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