Secondo un’indiscrezione di Politico, il Pentagono potrebbe istituire una task force navale permanente nell’Indo-Pacifico insieme a un’operazione militare che permetterebbero agli Usa di allocare ulteriori risorse al problema della Cina. Nel frattempo arriva anche il sostegno della Nato che sulla Cina trova il consenso degli Alleati

Stabilire una task force navale permanente nell’Indo-Pacifico e implementare un’operazione militare ufficiale nella regione come contenimento alla crescente potenza militare cinese. Questi sarebbero, secondo le indiscrezioni raccolte da Politico, i piani del Pentagono rafforzare la posizione degli Stati Uniti nella regione, anche in vista dei negoziati, che si preannunciano difficili, tra Joe Biden e Xi Jinping. Sebbene il dipartimento della Difesa a stelle e strisce non abbia ancora confermato la notizia, la sua plausibilità e l’intenzione generale di rafforzare la posizione di Washington nelle acque dell’Indo-Pacifico sottolinea l’importanza strategica che l’area ha ormai saldamente acquisito nei disegni strategici degli Stati Uniti.

LA FORZA NAVALE PERMANENTE INDO-PACIFICA

La task force navale sarebbe modellata sulla Standing Naval Forces Atlantic, una struttura lanciata dalla Nato come forza di reazione rapida. La task force, inoltre, potrebbe essere incrociando nelle acque della regione, partecipando a esercizi congiunti con altre marine e “mostrando la bandiera” in giro per l’Indo-Pacifico. Tipicamente una forza di questo tipo potrebbe comprendere una decina di navi, tra cacciatorpediniere, fregate e ausiliarie, ma ancora non ci sono dettagli certi. Non è ancora chiaro se la task force coinvolgerà solo le navi degli Stati Uniti, o includerà unità di altre nazioni come Gran Bretagna e Francia, che stanno aumentando la loro presenza navale nel Pacifico, o Giappone e Australia. La collaborazione tra più nazioni aiuterebbe nel potenziare la capacità di deterrenza dell’iniziativa, dimostrando un’unità di sforzi nel contrastare le eccessive minacce cinesi.

IL BUDGET DEL PENTAGONO

Che il Pentagono abbia preso sul serio la sfida di Pechino è stato anche confermato dalla richiesta, a fine maggio, dell’amministrazione Biden di un budget per la difesa di 715 miliardi di dollari, orientati principalmente alla corsa tecnologica con la Cina, con un equilibrio tra la preservazione della prontezza attuale delle forze americane e la loro futura modernizzazione. Ma la Cina non è solo una sfida tecnologica per Washington, che non rinuncia a una più classica strategia di deterrenza col potenziamento della “Pacific Deterrence Initiative”, che nel 2021 vale quasi sette miliardi di dollari, addirittura aumentata dal Congresso rispetto alla richiesta iniziale avanzata dal dipartimento della Difesa.

TASK FORCE CHINA

Già in occasione della prima vista al Pentagono, a febbraio, dell’allora neo-eletto presidente, Biden aveva annunciato la creazione di una “task force China”, guidata da Ely Ratner, per studiare un approccio a 360° che potesse affrontare efficacemente l’ascesa cinese. Fondamento della task force è stato il riconoscimento, da parte della Casa bianca, di un ritorno alla logica di competizione tra le grandi potenze che, senza raggiungere i livelli da Guerra fredda, rischia di destabilizzare lo scenario internazionale. Per il Pentagono significa anche razionalizzare le varie iniziative per farle convivere e operare il più possibile in maniera sinergica.

IL SUPPORTO DELLA NATO

L’impostazione americana nei confronti della Cina ha visto di recente anche il sostegno della Nato, che in occasione del vertice dei capi di Stato e di governo dell’Alleanza il 14, ha ufficializzato l’indicazione della Cina quale “sfida sistemica” dell’Alleanza, superando eventuali ambivalenze che avevano creato anche qualche tensione tra le due sponde dell’Atlantico. La Nato, inoltre, ha dichiarato di voler rafforzare la sua presenza nella regione dell’Indo-Pacifico incrementando una serie di partenariati strategici con i Paesi amici nell’area.

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