La ministra della Cultura del governo unitario libico, Mabruka Tugy Othman Aoki, originaria della tribù Tebu del Fezzan, spiega in un’intervista a Formiche.net in che modo il nostro paese può contribuire allo sviluppo della Libia usando la leva culturale

La ministra della Cultura e dello sviluppo della conoscenza del governo unitario libico, Mabruka Tugy Othman Aoki, ha deciso di iniziare la sua missione partendo da coloro i quali sono stati privati più di tutti della cultura a causa della guerra civile libica e per il loro isolamento. Ha infatti visitato il 5 giugno la città di Tawergha come parte del suo tour nelle città della regione centrale del paese, dopo aver visitato nei suoi primi mesi di incarico la maggior parte delle città e dei paesi del sud-ovest della Libia, regione dalla quale proviene.

Ha tenuto un incontro presso la sede del Consiglio locale con i funzionari della città, incentrato sulla verifica delle esigenze necessarie per attivare programmi culturali e artistici all’interno di Tawergha. A Formiche.net la ministra si è detta convinta che dalla rinascita culturali dei piccoli centri come questi possa basarsi la rinascita di tutto il paese e per questo importante sarà il ruolo dell’Italia.

Il filo che lega l’Italia e la Libia è da tutti considerato molto forte e passa attraverso la cultura e la storia dei due paesi. Secondo il Trattato italo-libico del 2008, recentemente discusso di nuovo tra il governo libico e quello italiano, esiste uno spirito culturale che tiene vicini in modo particolare Roma e Tripoli, attraverso il Mediterraneo.

Tripoli e Roma sono legate da molte similitudini culturali e storiche basta vedere i resti e gli scavi archeologici o gli edifici legati al periodo coloniale italiano della Libia e all’impronta che ha lasciato a Tripoli e in tutto il paese in generale. Per questo ora si torna a parlare di rilanciare il trattato di pace tra Libia e Italia dopo che è rimasto sospeso dagli eventi del 2011, che rafforzerebbe i legami, la cooperazione congiunta tra i due Paesi e la costruzione di una nuova fase di relazioni bilaterali basate sul rispetto reciproco, sulla pari dignità, sulla piena cooperazione e su un rapporto di piena parità ed equilibrio.

In che modo la cultura può aiutare la stabilità e la ripresa della Libia?

La cultura è considerata uno dei fattori fondamentali per la stabilità di qualsiasi stato, poiché dà all’individuo la capacità di comprendere le situazioni politiche e sociali e di agire su di esse. La cultura ha un’influenza importante perché spinge verso lo sviluppo, il miglioramento e la regolazione della vita delle persone e le loro relazioni reciproche. Previene l’insorgere di differenze sociali dovute a molteplici fattori etnici, di confine ed economici, che possono essere risolti solo diffondendo la cultura dell’uso di mezzi pacifici per assicurare la stabilità e preservare vite, sangue e proprietà delle persone.

Quali sono gli spazi disponibili per l’Italia?

La cooperazione italo-libica stava organizzando diverse operazioni congiunte, interrotte a causa degli eventi bellici accaduti in Libia, come quella del Centro Culturale Italiano di Tripoli, che stava contribuendo notevolmente alla promozione e facilitazione delle procedure di scambi culturali congiunti tra i due paesi. La sua riapertura è importante per identificare e inquadrare gli spazi disponibili per l’interazione congiunta in ambito culturale. Confermare la buona volontà in questo campo da parte dell’Italia e rispettare gli impegni che sono stati sottoscritti per fornire uno spazio culturale comune ci permetterebbe di concentrarci sui legami storici e umani che uniscono i due paesi.

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