Il debutto di Biden alla Nato apre “un nuovo capitolo delle relazioni transatlantiche”. La Russia resta in cima alle preoccupazioni, ma c’è anche la Cina, “una sfida sistemica”. Ben 79 punti compongono il comunicato finale. Via libera al “Defence innovation accelerator” (con l’industria), obiettivo NetZero al 2050 e articolo 5 applicabile anche oltre l’atmosfera. Poco spazio, però, al fianco sud…

La Nato riparte verso il 2030. Oltre la retorica e il simbolismo (su cui comunque certa una certa attesa), è il comunicato finale a dare l’idea di un’Alleanza motivata a dare concretezza ai progetti di adattamento al nuovo scenario internazionale. Ben 79 punti compongono la dichiarazione finale, a testimonianza di un lungo lavoro preparatorio culminato in un’unica sessione di lavoro per i capi di Stato e di governo, durata all’incirca tre ore. A gonfiare sulle vele predisposte da Jens Stoltenberg è stato il rinnovato ottimismo targato Joe Biden, arrivato a Bruxelles sorridente per dire che “la Nato è importantissima: se non ci fosse, bisognerebbe inventarla”.

VIA LIBERA A #NATO2030

Il processo di adattamento alle sfide del futuro prende il nome di #Nato2030, la riflessione strategica lanciata da Stoltenberg all’inizio del 2020. È stato il modo in cui l’Alleanza ha assorbito le sentenze di “morte cerebrale” di Emmanuel Macron, le turbolenza di Donald Trump sul fronte della spesa e gli allunghi turchi di Recep Erdogan. Oggi, con la presentazione del documento Stoltenberg ha aperto “un nuovo capitolo delle relazioni transatlantiche”. Lo ha fatto grazie al “clima positivo” che Joe Biden ha riportato alla Nato, ristabilendo la fedeltà Usa all’Alleanza e confermando la ferma adesione alla difesa collettiva. Ciò non è bastato a dissipare le difficoltà, ma ha dato spinta alla riflessione strategica #Nato2030 e all’adattamento alle nuove sfide. La prima di tutte è interna, per un’Alleanza “più politica” e “più unita”, facendo dunque rientrare lo strappo turco (sofferto). Per questo è in prima fila proprio Biden, che ha dedicato energie e numerosi sorrisi al bilaterale con Erdogan.

UN’ALLEANZA PIÙ GLOBALE (VERSO LA CINA)

Poi c’è il capitolo sulla Nato “più globale”. Di questo se ne occuperà il nuovo Concetto strategico, chiamato a definire la postura dell’Alleanza nel nuovo scenario di “confronto tra grandi potenze”. L’Alleanza se ne doterà entro il summit del prossimo anno, in Spagna. Lo sguardo si muove inevitabilmente verso la Cina, la cui ascesa è entrata tra “le sfide” per la Nato solo alla fine del 2019. Dopo il G7, Biden arrivava a Bruxelles per chiedere agli alleati maggior coordinamento sull’approccio al Dragone. La risposta c’è stata. “Non cerchiamo una Guerra fredda con la Cina”, ha chiarito Stoltenberg, ma ci sono “cose che ci dividono”, a iniziare dai diritti umani fino dal Mar cinese meridionale, passando per la penetrazione cinese in Europa, Africa, nell’Artico e in Medio Oriente. Nel comunicato finale si citano “le ambizioni e il comportamento assertivo” di Pechino, che “presentano sfide sistemiche a un ordine internazionale basato su regole”. Si citano gli sviluppi nucleari cinesi, “l’opaca modernizzazione militare” e la cooperazione con la Russia in tema di difesa. “Preoccupano la frequente mancanza di trasparenza e l’uso di disinformazione”, ma si notano anche le esigenze di “dialogo costruttivo dove possibile”, iniziando da cambiamento climatico e controllo degli armamenti.

OBIETTIVO “RESILIENZA”

La risposta all’ascesa cinese è inoltre affidata al termine “resilienza”, riferita alle infrastrutture critiche (5G in testa) ma utile anche per far rientrare nel perimetro della Nato una molteplicità di nuove sfide, dalla pandemia al cambiamento climatico. I trenta alleati hanno concordato l’obiettivo NetZero entro il 2050 per la Nato, le sue operazioni e missioni, in linea con quanto definito dai sette grandi in Cornovaglia, in vista della Cop26 co-presieduta da Italia e Regno Unito. Sarà il Canada a ospitare un nuovo centro di eccellenza della Nato per il cambiamento climatico, a cui è dedicata un’ampia parte del comunicato finale.

E LA RUSSIA?

Certo, la Russia resta in cima alle preoccupazioni, con circa una decina di punti del comunicato finale a lei dedicati (molto critici). Anche su questo ha aiutato il G7, utile per compattare la linea politica su Mosca. La Nato risponde a livello operativo con il rafforzamento di “difesa e deterrenza”, da accompagnare al “dialogo” nel tradizionale “approccio a doppio binario” nei confronti della Russia, importante per ricostruire progressivamente fiducia, ridurre i rischi ed evitare pericolose escalation. Anche su questo gli Stati Uniti sono tornati a esporsi per primi, con gli occhi puntati su Ginevra, quando dopodomani Joe Biden incontrerà Vladimir Putin. Il dialogo con la Russia riprenderà, hanno ribadito oggi i leader, “quando la Russia dimostrerà l’aderenza al diritto internazionale e il rispetto dei suoi obblighi e responsabilità internazionale”. E visto che la Nato vuole inserirsi nella “alleanza di democrazie” proposta da Biden, tra i punti concordati dai leader c’è anche “il sostegno a un ordine interazionale basato sul diritto”, prospettiva in cui rientra la “open door policy” rivolta a Georgia e Ucraina, affinché “siano più vicine alla Nato”, ha detto Stoltenberg. Sebbene si ribadisca il processo di adesione da parte di Tbilisi e Kiev nell’Alleanza, non si chiarisce la data dell’eventuale ingresso, prospettiva che avrebbe incontrato notevoli rimostranze russe.

PER IL VANTAGGIO TECNOLOGICO

Il nuovo approccio è inserito nelle nove proposte di #Nato2030, nove passi che il segretario generale ha presentato ai leader dopo lungo coordinamento con i Paesi membri e la società civile. Si inizia con “più profonda consultazione politica” e con “rafforzamento di difesa e deterrenza”, così da evitare ulteriori fratture interne e mantenere gli occhi puntati sulla Russia (nonché sugli obiettivi di spesa definiti in Galles). Oltre alla “resilienza rafforzata” c’è la “preservazione del vantaggio tecnologico”, visto che il ritorno alle competizione tra grandi potenze è scandito proprio dalle nuove tecnologie. Via libera dunque al lancio del “Defence innovation accelerator for the North Atlantic”, un hub civile-militare che chiama a raccolta il settore privato, dalle startup alle grandi BigTech. Via libera anche al “Nato Innovation Fund” per supportare lo sviluppo di tecnologie emergenti e dirompenti di “aree-chiave per la sicurezza alleata”. Grande attenzione ai nuovi domini operativi, Spazio e Cyber, entrambi pienamente inseriti nelle strutture della Nato (in Francia sorgerà il centro d’eccellenza spaziale). Il comunicato odierno chiarisce che per entrambi i domini si può applicare l’articolo 5, la clausola della difesa collettiva, sia a fronte di un attacco cyber, sia in caso di un attacco spaziale (nello o dallo Spazio). Si valuterà “caso per caso”.

… VERSO IL CONCETTO STRATEGICO

Tra le proposte #Nato2030 approvate dai capi di Stato e di governo ci sono poi “la lotta e l’adattamento al cambiamento climatico”, ma anche “la spinta ad addestramento e capacity building”, per una Nato capace a “prevenire prima di intervenire”. Ciò significa anche rafforzare i partenariati con Paesi di nord Africa e Medio Oriente e sostenerne il rafforzamento in ottica anti-terroristica. L’ottavo passo di #Nato2030 è il nuovo Concetto strategico, da rinnovare a dieci anni dall’entrata in vigore di quello di Lisbona. Infine, ci sono gli “investimenti”. Oggi gli alleati hanno concordato l’aumento delle dotazioni per le attività della Nato, civili, militari e infrastrutturali “a iniziare dal 2023”. Si sono così inglobate le perplessità della Francia (che temeva che l’aumento potesse disperdere gli impegni della Difesa europea) pur dando supporto al piano di Stoltenberg. L’aumento effettivo verrà deciso il prossimo anno prevedendo “fondi addizionali fino al 2030”.

L’AFGHANISTAN

Nel comunicato finale ci sono anche temi più circoscritti, come l’ufficializzazione del ritiro dell’Afghanistan. Resterà il supporto civile, l’addestramento (fuori dal territorio afghano) per le forze di sicurezza e il contributo al controllo dell’aeroporto di Kabul (qui un focus). “La Nato – spiega il comunicato finale – fornirà finanziamenti di transizione per garantire il funzionamento continuo dell’aeroporto”.

E IL FRONTE SUD?

Nel complesso si ribadisce l’approccio a 360 gradi alle sfide di sicurezza, ma stona la ridotta parte dedicata al cosiddetto fronte sud, un tema particolarmente caro all’Italia. Tre punti soltanto, nella parte finale del comunicato odierno, dedicati rispettivamente a Mena (Medio Oriente e nord Africa), Sahel e Libia. Si parla di un “rafforzamento” del “dialogo politico e della cooperazione” con i due format del Mediterranean Dialogue e della Istanbul Cooperation Initiative (ICI), nonché con Onu, Ue e Unione africana. Si cita l’Hub per il Sud di Napoli, che “sta facendo progressi tangibili” ma per cui non si prevede alcun potenziamento.

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