Si è aperta ieri la prima giornata del webinar “Rebuilding the consensus for a new era”, organizzato dalla Nato Defense college foundation per affrontare il dibattito in corso sul futuro dell’Alleanza Atlantica in vista del vertice dei capi di Stato e di governo della Nato a Bruxelles il 14 giugno

“Il mondo sta cambiando rapidamente, con l’emergere di nuovi attori e nuove tecnologie che si aggiungono alle sfide tradizionali, e la Nato è l’entità che più di tutte è stata il fornitore di sicurezza per la comunità internazionale”. Con queste parole l’ambasciatore Alessandro Minuto-Rizzo, presidente della Nato Defense College Foundation (Ndcf) ha aperto ieri la prima giornata del dibattito “Rebuilding the consensus for a new era”, la due-giorni organizzata dalla Ndcf in cooperazione con la divisione Public diplomacy della Nato. L’iniziativa servirà come momento di riflessione sullo stato attuale dell’Alleanza e le sfide che l’attendono in futuro, in vista del vertice dei capi di Stato e di governo della Nato in calendario il prossimo 14 giugno.

LE TRASFORMAZIONI DELL’ALLEANZA

Come ricordato dal comandante del Nato Defense College, il generale francese Olivier Rittimann: “Adesso abbiamo il compito di adattare l’Alleanza a un mondo in cambiamento, e del resto la Nato è stata obbligata ad adattarsi altre volte nel corso dei suoi 72 anni di vita”. Lo scenario internazionale è cambiato, anche radicalmente, molte volte da quando la Nato ha visto la luce nel 1949. Dopo essersi concentrata per oltre quarant’anni sull’Unione Sovietica, il crollo del blocco orientale non ha portato allo scioglimento dell’Alleanza, ma a un suo riadattamento continuo, dalla gestione delle crisi internazionali (ex-Jugoslavia) al contrasto al terrorismo (Afghanistan). “Oggi assistiamo ad un vuoto di leadership globale con il proliferare di accordi bilaterali a scapito del multilateralismo” ha continuato Rittimann “e c’è quindi la necessità di un nuovo adattamento e di un nuovo consenso su cosa debba fare la Nato”.

UN’OPPORTUNITÀ STORICA

“Non c’è Paese, non c’è continente, che possa affrontare le sfide contemporanee da solo” ha dichiarato Baiba Braže, assistente segretario generale per la Public diplomacy della Nato, intervenendo all’evento di ieri. In particolare la riflessione strategica contenuta nel documento Nato2030, voluto nel 2019 proprio dal segretario generale Jens Stoltenberg, sarà il cuore del summit di Bruxelles e fornirà l’agenda dell’Alleanza per il prossimo decennio. “Il vertice del 14 rappresenta un’opportunità storica – ha continuato Braže – per rafforzare i legami tra Europa e Nord America e preparare la Nato per il futuro”.

LA SFIDA DI BIDEN

Per Ian Lesser, vice presidente e direttore esecutivo del Transatlantic Centre del German Marshall Fund: “Abbiamo bisogno di una Nato più politica”. Fondamentale in questo senso sarà l’attività del presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, a cui spetta il compito di riaprire il dialogo con i partner europei e ricucire il legame tra le due sponde dell’Atlantico. La Nato e Biden dovranno anche stringere la collaborazione con l’Unione europea, e in questo senso il Mediterraneo potrebbe rappresentare un formidabile banco di prova, attraversato com’è da sfide e opportunità per il futuro. “Siamo in un mondo più competitivo e la Nato è il luogo dove dibattere sulle questioni fondamentali dello scenario internazionale” ha aggiunto Lesser.

TRA CINA E MINACCE IBRIDE

Secondo Tacan Ildem, già assistente segretario generale per la Public diplomacy della Nato: “Bisogna fare in modo che la Nato diventi più forte militarmente, più forte politicamente e che assuma un approccio globale”. Le nuove minacce e sfide che sono emerse di recente nello scenario internazionale hanno portato, secondo Ildem, a una situazione di “concorrenza globale sistematica” che richiede un nuovo protagonismo da parte dell’Alleanza Atlantica. Le nuove priorità di una Nato globale saranno, dunque, la Cina e le minacce non-geografiche, come la crisi climatica, le tecnologie dirompenti, le sfide ibride e il terrorismo.

ATTENZIONE ALL’INTESA MOSCA-PECHINO

“Per gli Stati uniti l’alleanza con l’Europa è un fattore di vantaggio nel contesto globale” ha dichiarato Marta Dassù, senior advisor per gli Affari europei dell’Aspen institute, direttore di Aspenia e membro del gruppo di riflessione Nato2030. “Gli Usa hanno spostato il focus sulla Cina e chiedono alla Nato di occuparsi della difesa europea – ha continuato Dassù – e gli europei devono sostenere a loro volta gli Usa nel contrasto a Pechino”. Per il direttore di Aspenia è fondamentale che l’Europa abbandoni ogni ambiguità sulla sua “autonomia strategica” e sostenga il proprio partner transatlantico: “Non si può rimanere neutrali” ha ribadito Dassù. Tuttavia bisogna anche evitare di spingere troppo Russia e Cina l’una nelle braccia dell’altra: “Tra Pechino e Mosca non c’è un’alleanza, ma un matrimonio di convenienza; per questo una comunità di democrazie globale non dovrebbe essere la soluzione numero uno, perché potrebbe avere come contraccolpo la creazione di un’asse illiberale”.

RAFFORZARE LA DEMOCRAZIA

Benoît d’Aboville, associate fellow della Fondation pour la recherche stratégique, ha voluto ricordare che è necessaria una riflessione politica anche all’interno dello spazio euro-atlantico, in particolare per contrastare l’influenza del populismo: “La presidenza di Donald Trump ha mostrato come l’Occidente politico non abbia ancora sviluppato gli anticorpi al populismo, per questo è necessaria un nuovo confronto sul concetto di democrazia”. È in questo modo che, secondo il ricercatore francese, si potrà giungere ad un rinnovato consenso interno all’Alleanza rendendola in grado di aumentare la sua dimensione politica.

Condividi tramite