Dopo la sentenza olandese sul caso Shell i super players muovono le pedine sullo scacchiere del petrolio: il sodalizio russo-kazako porta in brembo riverberi per altri soggetti direttamente o indirettamente coinvolti

Il caso Shell, come noto, diventerà nel tempo uno spartiacque significativo per le compagnie petrolifere del mondo. Ma intanto JpMorgan dice che se le compagnie ridurranno ulteriormente gli investimenti, crollati dal massimo di 800 miliardi fatti registrare nel 2014 ai 300 miliardi del 2020, è prevedibile che il prezzo del petrolio potrebbe salire parecchio nel giro di pochissimi anni. Anche per questa ragione, colossi come Lukoil non ci pensano minimanente a fermarsi: Al-Farabi, Zhenis, Tsentralnoye sono appunto le tre frecce kazake all’arco di Lukoil, in un Paese che si sta dimostrando appetibile anche per altri partner come l’Italia.

QUI AL FARABI

Il gigante russo sale al 49,9% di Al-Farabi, campo da 15,1 milioni di tonnellate che si somma ai complessivi 65,1 milioni di tonnellate di Zhenis. Una mossa con cui Lukoil, già membro del Caspian Pipeline Consortium, attraverso il quale viene trasportato il petrolio greggio, punta a farsi player strategico in quella macro area.

La compagnia petrolifera russa ha acquistato così una partecipazione in un blocco offshore nel settore kazako. La firma è avvenuta tra il presidente di Lukoil, Vagit Alekperov, e il presidente di “KazMunayGas”, Alik Aidarbayev: l’accordo di vendita riguarda una quota del 49,99% nel capitale charter di Al-Farabi Operating LLP. L’accordo vedrà Lukoil unirsi al progetto di esplorazione e produzione del blocco Al-Farabi precedentemente noto come blocco IP-2, nel settore kazako del Mar Caspio. Si trova al confine con il blocco del campo Zhenis, con una profondità dell’acqua all’interno della sua area che varia da 150 a 500 metri, per un’area che supera i 6000 chilometri quadrati. Altro dettaglio significativo riguarda il fatto che il mare della zona è privo di ghiaccio tutto l’anno.

PATTO LUKOIL-KAZMUNAYGAS

Secondo Lukoil la decisione di unire gli sforzi nello sviluppo del blocco di Al-Farabi è un altro passo nella fattiva collaborazione tra il player russo, il ministero dell’Energia della Repubblica del Kazakistan e KazMunayGas, già partner strategici nei progetti su larga scala Karachaganak (13,5%) Kumkol (50%) e Tengiz, nelle joint venture che sviluppano i giacimenti di Khvalynskoye e Tsentralnoye, nonché nel progetto di trasporto del petrolio del Caspian Pipeline Consortium (CPC).

Quest’ultimo è un sistema di oleodotti in grado di collegare il Kazakistan con un porto marittimo nell’area di Novorossiysk, dove le navi cisterna vengono caricate con petrolio per la fornitura ai mercati globali. Lungo 1.511 km, il vettore è dotato di tre Single Point Moorings che consentono di caricare le navi cisterna in sicurezza a una distanza significativa dalla costa, anche in condizioni meteorologiche avverse.

IL RUOLO DELL’ITALIA

Il Kazakhstan rappresenta un versante caratterizzato da buone prospettive relazionali e commerciali, come dimostra il fatto che, migliorando di sette posizioni la sua posizione dello scorso anno, si è classificato 35esimo su 64 paesi nella classifica mondiale della competitività del 2021, posizionandosi davanti a paesi come il Portogallo (36° posto), l’Indonesia (37°), la Spagna (39°) e l’Italia (41°), così come i suoi vicini regionali Russia (45°) e Turchia (51°).

Anche l’Italia guarda con attenzione alle dinamiche in atto a Nur-Sultan. Pochi giorni fa si è tenuto il Business Forum Italia – Kazakhstan organizzato dai Ministeri degli Affari Esteri dell’Italia e del Kazakistan, Confindustria, l’Ambasciata d’Italia in Kazakistan e Agenzia ICE, in collaborazione con Kazakh Invest e Atameken. Secondo l’Amministratore Delegato di SACE, Pierfrancesco Latini, l’obiettivo del player italiano è quello di affiancare le aziende italiane anche “in geografie non tradizionali per l’export Made in Italy, proprio per far cogliere alle nostre imprese tutte le opportunità di business offerte dal mercato globale”.

Lo scorso febbraio era stata Confindustria Russia, con il patrocinio dall’Ambasciata Italiana a Nur Sultan ed in collaborazione con Schneider Group, a promuovere un momento di analisi per illustrare le opportunità di business offerte dal mercato kazako. C’è anche una particolare azienda italiana che si è fatta largo nel paese: Sdf, partner tecnologico per lo sviluppo della meccanizzazione agricola. Si tratta di uno dei leader mondiali nella produzione di trattori, macchine agricole e motori diesel, da pochi mesi in pianta stabile nel processo di industrializzazione nazionale voluto dal governo kazako.

twitter@FDepalo

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