Dopo 17 anni di scontri si potrebbe aprire una via di uscita: l’agenda Biden prosegue spedita verso una normalizzazione istituzionale, politica e commerciale

Ue e Usa sono pronti a risolvere la disputa commerciale Airbus-Boeing dopo 17 anni di ansie e tensioni. L’eventuale accordo eliminerebbe la minaccia di miliardi di dollari in dazi e rafforzerebbe non poco le relazioni transatlantiche. Ecco che l’agenda Biden mescolata alla cosiddetta “pax Nato”, prosegue spedita verso una normalizzazione istituzionale, politica e commerciale.

LA DISPUTA

Punto di partenza è che quello andato in scena negli ultimi anni è un braccio di ferro che non conviene a nessuno: anche da questa conspevolezza passa la nuova linea maginot rappresentata dalla dottrina Biden, attenta a ricomporre dopo gli strappi della presidenza Trump.

Per cui allo studio ci sarebbe un accordo, di cui ha dato notizia il Ft, poggato su di un’intesa pluriennale sui limiti delle sovvenzioni in un settore già zavorrato dai dazi. Lo stesso commissario al commercio dell’Ue Valdis Dombrovskis ne ha discusso a lungo con il rappresentante commerciale degli Stati Uniti Katherine Tai e la segretaria al commercio Gina Raimondo nell’ultima settimana proprio al fine di procedere spediti verso la chiusura del cerchio.

ORA NEGOZIARE

Sul punto si è espresso nei giorni scorsi anche l’ex ambasciatore dell’UE negli Stati Uniti David O’ Sullivan, possibilista sui progressi perché conscio che è “giunto il momento di negoziare un accordo. È complicato. È difficile ma abbiamo bisogno di trovare una soluzione nelle prossime settimane”. Una spinta viene anche dalla consapevoleza che i dazi su acciaio e alluminio, imposti agli esportatori europei dall’amministrazione Trump con il pretesto della sicurezza nazionale, devono essere superati.

Lo scorso marzo Usa e Ue avevano deciso di sospendere per quattro mesi i dazi relativi alla disputa per gli aiuti di Stato concessi ai due colossi. Già alla fine dello scorso anno è noto che Bruxelles e Washington attuavano reciprocamente dazi punitivi totali da 11,5 miliardi di dollari su moltissimi prodotti. Era stato lo stesso Dombrovskis un mese fa a far trapelare una volontà riparatrice: “Abbiamo tempo fino al 10-11 luglio, avanziamo con questa tempistica, ci sono progressi e le prospettive di raggiungere un accordo sono realistiche” erano state le sue parole.

SCENARI

Va osservato che, dall’ottobre 2019, in Usa sono stati aumentati i prezzi di prodotti made in Europe (come aerei Airbus, formaggi italiani o vini francesi) e al contempo nella direzione opposta, sono stati applicati dazi doganali punitivi da 4 miliardi di dollari, di cui 1,8 per i soli aerei Boeing. Era chiaro quindi che, dall’avvio della nuova amministrazione americana, la questione sarebbe stata portata sui binari di una ricomposizione. Certo, non mancano i franchi tiratori, che tifano per un nuovo rinvio che non decida ma punti a prorogare oltre luglio i termini della questione. E tirano in ballo la pronuncia dell’Organizzazione mondiale del commercio che ha ripetutamente stabilito che Airbus e Boeing vengono sovvenzionati illegalmente.

EFFETTI

Ci potrebbero essere degli effetti anche su altri comparti dopo il possibile accordo Airbus-Boeing. Secondo i dati pubblicati dalla Fondazione tedesca delle imprese familiari, Die Stiftung für Familienunternehmen in Deutschland und Europa, i dazi punitivi hanno inciso moltissimo sugli scambi commerciali e hanno portato alle richieste di risarcimento più alte nella storia del Wto, con un calo del 40% delle esportazioni da parte dei settori interessati al di fuori dell’industria aeronautica. Fortemente colpiti sono stati i produttori di bevande alcoliche mentre le contro-tariffe imposte dall’Ue agli Stati Uniti hanno avuto un impatto negativo sulle imprese familiari europee.

Attenzione inoltre anche alle reazioni di quei mercati che si poggiano sui due colossi degli aeromobili. Airbus detiene la maggiore quota di mercato in America Latina, lo dimostra il fatto che il 56% della flotta dell’America Latina è di produzione Airbus. Ma anche il 60% delle consegne future proviene da Airbus. Al momento ci sono più di 600 ordini in America Latina e nei Caraibi da parte di 13 compagnie aeree in attesa di ricevere nuovi aerei da Airbus e Boeing.

twitter@FDepalo

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