Dopo essersi definito “filocinese” e convinto che gli uiguri non siano perseguitati, il pentastellato Petrocelli, presidente della commissione Esteri del Senato, incassa il plauso del ministero degli Esteri cinese

Il pentastellato Vito Petrocelli, presidente della commissione Esteri del Senato, ha incassato il plauso del ministero degli Esteri cinesi per le sue ultime uscite. In particolare per il sostegno (con Beppe Grillo) a un rapporto (anonimo) sullo Xinjiang in difesa della Cina contro le “faziosità” dei governi e dei media occidentali e per le parole pronunciate nel corso di un’intervista a Repubblica in cui si definisce “filocinese” e dice non credere alla persecuzione degli uiguri.

A ringraziare il senatore Petrocelli ci ha pensato Zhao Lijian, portavoce del ministero degli Esteri cinese e uno dei migliori esemplari di “diplomatici lupi guerrieri”, arrivato ad accusare gli Stati Uniti di aver diffuso il Covid-19 e a proporre il premio Nobel per l’Istituto di virologia di Wuhan, da poco nuovamente al centro dei sospetti internazionali.

Oggi, nella sua consueta conferenza stampa, il diplomatico ha spiegato che quella del senatore Petrocelli è la voce dell’obiettività, della verità e della giustizia, riporta il Global Times, organo in lingua inglese della propaganda del Partito comunista cinese.

Intervistato da Repubblica, il senatore Petrocelli si era detto disponibile a guidare una delegazione di parlamentari nello Xinjiang. Disponibilità subito accolta dal diplomatico cinese, che ha detto che la Cina accoglie gli stranieri di tutti i ceti sociali che hanno una posizione equa e obiettiva – a detta di Pechino, è chiaro – per visitare la regione, si legge sul Global Times. La realtà è lì, e le bugie e le farse delle forze anti Cina non possono nasconderla, ha aggiunto Zhao.

E ancora, continua il giornale cinese, il diplomatico ha spiegato che nello Xinjiang c’è stabilità sociale, crescita economica, solidarietà etnica e armonia religiosa e che le persone di tutti i gruppi etnici vivono una vita felice lì.

Parole pronunciate per rispondere alle accuse di diversi governi occidentali che hanno definito la condotta cinese nello Xinjiang come “genocidio” ai danni del popolo uiguro. Ma forse anche alla risoluzione approvata nelle scorse settimane dalla commissione Esteri della Camera che condanna la persecuzione degli uiguri da parte della Cina e chiede al governo di agire.

Difficile ipotizzare che una simile risoluzione possa passare in Senato. 

Ma forse non è un caso che questa attenzione verso Roma da parte di Pechino si registri dopo le parole pronunciate durante il G7 dal presidente del Consiglio Mario Draghi che hanno fatto pensare alla possibilità di una revisione del Memorandum d’intesa che nel 2019 rese l’Italia il primo dei Sette grandi ad aderire alla Via della Seta. 

Condividi tramite