Con la firma della presidente della Commissione Ue al Teatro 10 di Cinecittà parte la sfida italiana del Recovery Fund. A luglio i primi 25 miliardi che valgono già un pezzo di ripresa. Il premier detta l’agenda, subito le riforme a partire da giustizia e concorrenza. E von der Leyen avvisa Roma…

Fosse ancora vivo, Federico Fellini avrebbe abbozzato un sorriso a Cinecittà. E non solo perché il Pnrr stanzia 300 milioni per i celebri stabilimenti cinematografici nati nel 1937. Ma anche perché da quel teatro di posa n° 10, regno incontrastato del grande regista riminese, è partita la sfida italiana al Recovery Plan, 200 miliardi e passa da spendere bene e sotto la stretta sorveglianza dell’Europa, indebitatasi con il mercato a suon di Eurobond (20 miliardi, la prima tranche). Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea e architetto del Recovery Fund da 750 miliardi ha varcato la soglia dei celebri studi sulla Tuscolana in compagnia del premier Mario Draghi, dopo aver preso parte a una cerimonia analoga in Germania, in mattinata.

Al netto delle frasi di circostanza, della firma di von der Leyen in calce al Pnrr tricolore e dei convenevoli da conferenza stampa, la sostanza sta tutta nei 25 miliardi che l’Italia riceverà tra la fine del mese e luglio, il 13% dell’intera dote di Recovery Fund destinata all’Italia. Un piano, quello italiano, a trazione green con il 37% di misure indirizzate alla transizione energetica. Tra queste ci sono progetti di efficientamento degli edifici (superbonus) e per favorire la concorrenza nel mercato del gas e dell’elettricità. Il 25% del Pnrr italiano, poi, guarda inoltre al digitale, con misure per le imprese, incentivi fiscali per la transizione 4.0, la banda larga e il sostegno a ricerca e innovazione.

E forse è proprio questo mix ha convinto l’esecutivo comunitario a promuovere l’Italia a quasi pieni voti: La valutazione della Commissione sul Pnrr italiano ha dato tutte A, cioè il massimo voto, tranne una B alla voce costi (ma è stato uguale per i piani degli altri Paesi). A oggi sono stati già giudicati e promossi da Bruxelles i piani di Austria, Lussemburgo, Danimarca, Grecia, Slovacchia, Spagna e Portogallo, Lettonia e Germania, ai quali si aggiungeranno il 23 giugno Francia e Belgio. Draghi sa fin troppo bene che il sì politico da parte della Commissione era quasi scontato, della serie, come bocciare il Paese che prende più soldi di tutti? Ma ora viene il difficile, come ha messo in chiaro lo stesso ex governatore della Bce nel corso della conferenza stampa dal Teatro 10.

“La sfida più importante ora è l’attuazione del piano ed è fondamentale che la prima tranche di risorse di 24,89 miliardi, un tempo l’importo di una intera finanziaria, siano spesi tutti e spesi bene in maniera efficiente ed efficace e che siano spesi con onestà”, ha spiegato Draghi. “Adesso dobbiamo compiere le altre riforme, sono moltissimi i progetti e i cantieri che stanno per aprire”. D’altronde, di spot e annunci si può anche morire e anche questo il premier lo sa.

“Esiste il rischio che il Pnrr si risolva solo in un annuncio come accaduto in passato, ma questa volta ci sono due elementi che fanno sperare in una gestione virtuosa dei fondi: la volontà politica e la capacità amministrativa”, ovvero una Pa all’altezza della situazione. Soprattutto, ha precisato Draghi, “è fondamentale fare le riforme, a partire da quella della giustizia. Ad oggi stata fatta la riforma della Pa ora bisogna fare altre riforme – giustizia, concorrenza, un pacchetto di semplificazioni molto importante che cambia in profondità l’agire amministrativo. Siamo fiduciosi, con questi cambiamenti. Senza queste riforme sarebbe probabilmente un altro annuncio come gli altri. Ce la faremo”.

Di qui, un’agenda. “Entro il mese di giugno presenteremo un disegno di legge delega per la riforma degli appalti e delle concessioni, nel mese di luglio ci sarà la legge sulla concorrenza e la riforma della giustizia dovrebbe andare a giorni nel Cdm, l’idea è di procedere alla massima velocità in modo da essere pronti” per l’attuazione dei progetti del Pnrr”.

Da parte sua, la numero uno della Commissione si è limitata a tessere le lodi dell’Italia, non mancando tuttavia di mettere in guardia Roma e i suoi ministeri. “Il piano italiano soddisfa i criteri, è un piano ambizioso e lungimirante e contribuirà a costruire un futuro migliore per gli italiani e anche per gli europei perché un’Italia forte rende l’Europa più forte. Avete affrontato momenti difficili, vi siete uniti e siete riusciti a superare la crisi e facendolo voi avete ispirato l’intero continente – ha ricordato – voi avete mostrato il vero significato dalla parola solidarietà e il resto dell’Europa vi sta seguendo”. Ma, attenzione. “Si tratta di un’opportunità che capita una volta nella vita e siamo consapevoli che dobbiamo cogliere questa opportunità per prepararci al futuro e per dispiegare il potenziale che c’è in Italia e in Europa”.

Condividi tramite