Sui diritti umani niente sconti e compromessi a Cina e Russia. Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo e leader dei Cinque Stelle a Bruxelles, mette in chiaro: il Movimento sta con Ue e Usa, critiche sì ma costruttive. Via della Seta? Il nuovo memorandum della Farnesina non è un atto politico

La politica estera torna a scuotere i palazzi romani. Mentre il premier Mario Draghi ribadiva al presidente americano Joe Biden al G7 di Carbis Bay e al summit Nato di Bruxelles il posizionamento atlantico dell’Italia, a Roma il Movimento Cinque Stelle finiva ancora una volta al centro delle polemiche per la visita all’ambasciata cinese di Beppe Grillo e un post sul blog del fondatore in difesa della Città Proibita. Fabio Massimo Castaldo, vicepresidente del Parlamento europeo, leader dei Cinque Stelle a Bruxelles e tra i volti più vicini al capo-in-pectore Giuseppe Conte nel Movimento, garantisce: nessuna sbandata. Quando si parla di diritti umani e libertà personali, violate da autocrazie come la Russia di Vladimir Putin, non si scende a compromessi.

Si chiude una settimana piena di grandi appuntamenti internazionali, iniziata con il summit Nato a Bruxelles. Ue e Stati Uniti tornano a parlare con una sola voce?

Stiamo vivendo un momento di grande distensione. La parentesi trumpiana è ormai archiviata, l’asse euro-atlantico è tornato. Questo non deve illuderci: sarebbe sbagliato pensare di avere un “tutore” a Washington DC. Il principale focus degli Stati Uniti, d’altronde, non è l’Europa.

Cosa allora?

L’Indo-Pacifico. Fin dai tempi della vicepresidenza con Barack Obama, da esperto di lunga data della politica estera americana, Biden è stato un convinto fautore del pivot to Asia. Questo spostamento del baricentro ci chiama a una maggiore responsabilità lungo il percorso per un’autonomia strategica europea.

Come si fa ad essere autonomi e a dire sì all’ “alleanza delle democrazie” lanciata da Biden?

Autonomia non significa dover, o peggio ancora voler agire da soli a ogni costo. Significa, semmai, dotarsi di capacità operative e, soprattutto, di una volontà politica coerente e ambiziosa per essere più efficaci quando si può cooperare insieme, e per essere in grado di assumerci le nostre responsabilità in modo credibile quando le circostanze ci impediscono di agire in concomitanza con gli Stati Uniti, dal Mediterraneo al vicinato orientale passando per i Balcani occidentali, giusto per parlare delle sfide più prossime ai confini europei. Si è ormai definitivamente sfatata la teoria di un’integrazione europea antitetica alla Nato. Un’Europa più forte rende l’Alleanza più forte.

Diritti umani, rispetto della sovranità, cyber-attacchi. A Ginevra Biden ha tracciato delle linee rosse per Vladimir Putin. Italia e Ue devono seguirlo?

Io credo siano le nostre stesse linee rosse. L’Ue è fondata sui diritti umani, non possiamo rimanere inerti di fronte a chi li viola nel nostro vicinato, penso all’arresto di Alexey Navalny, o al dirottamento di un aereo nei cieli europei per arrestare un oppositore del governo bielorusso.

L’Italia dovrebbe essere più intransigente con Mosca?

Dobbiamo distinguere i piani. Un conto è il dialogo con il governo e la diplomazia russa: è imprescindibile e in linea con l’approccio multilaterale da sempre parte del dna del nostro Paese. Peraltro proprio il Presidente Biden ha dimostrato grande lungimiranza nel suo approccio con Putin durante il bilaterale di Ginevra: intransigente sullo Stato di diritto, ma apertura alla prospettiva di rilanciare un dialogo costruttivo per avvicinare le rispettive posizioni su tanti dossier fondamentali a partire dal disarmo.

Un altro è ergere a modello un Paese terzo ben lontano dalla nostra sensibilità sui diritti umani e la libertà d’opinione. Una scelta che hanno fatto e continuano a fare diverse forze politiche.

Parla della Lega?

Non solo, ci sono altre realtà, come Fratelli d’Italia, che nel recente passato hanno guardato con particolare simpatia al Cremlino o a chi in Europa ne fa le veci, come il premier ungherese Viktor Orban, attratti dal fascino dell’ “uomo forte”. Nella Lega ci sono due sensibilità contrapposte fra chi, come Zaia o Giorgetti, si mantiene in linea con la rotta euro-atlantica e chi invece è marcatamente filorusso.

Anche i Cinque Stelle però sono combattuti. Una parte del Movimento fa ancora il tifo per Pechino e guarda con scetticismo agli Stati Uniti. Un recente articolo sul blog di Beppe Grillo nega la persecuzione degli uiguri in Xinjiang e si scaglia contro la “parata” euro-atlantica di Draghi al G7. È la vostra linea?

Ho letto l’articolo, e faccio subito una precisazione: non è a firma di Grillo ma di un professore,  Andrea Zhok. D’altro canto Beppe ha il sacrosanto diritto di ospitare chi vuole sul suo blog, anche chi ha posizioni di rottura e scomode, come ha sempre fatto, per stimolare un dibattito con opinioni diverse.

Sarà, ma non se ne vedono altre. Ora Giuseppe Conte è pronto a prendere le redini del Movimento. Da lui bisogna aspettarsi una linea più filo-atlantica?

Conosco bene la sensibilità di Giuseppe Conte in merito e nutro grandissima stima nei suoi confronti: posso garantire che, come me, vede nella Nato la pietra angolare della sicurezza europea e un contributo fondamentale alla stabilità nel mondo, con la sua leadership questa prospettiva non farà che rafforzarsi.

Però fu Conte a mettere la firma sul memorandum per la Via della Seta che ora Draghi vuole rivedere.

Su questo memorandum noto grandi amnesie collettive. Non c’è dubbio che una parte del Movimento abbia promosso con particolare entusiasmo la firma dell’intesa. Ricordo però che quel documento fu fortemente caldeggiato da un sottosegretario della Lega, Michele Geraci, e non mi sembra di aver visto grandi rimostranze da parte dei colleghi di partito.

Come riportato da Formiche.net, la Farnesina di Luigi Di Maio sta lavorando al rinnovo di un memorandum di collaborazione con la Cina che è in vigore dal 2010. È giusto proseguire o sarebbe meglio sospenderlo?

Bisogna essere realisti ed evitare ingenuità, in un senso e nell’altro. Nessuno può ignorare il ruolo della Cina come superpotenza globale, e infatti non solo gli Stati Uniti, ma tutti i grandi Paesi europei, Germania, Francia e Regno Unito su tutti, hanno intensi rapporti di affari con Pechino. Non si può e non si deve dare una lettura politica al rinnovo del memorandum della Farnesina. Ben venga una modernizzazione di quell’accordo, poiché quando si parla di attività commerciali ed economiche o di iniziative che facilitino la reciproca comprensione culturale, ma soprattutto quando è in gioco la necessità di trovare intese ambiziose per vincere sfide globali come la lotta ai cambiamenti climatici, è impossibile fare a meno della Cina.

Non c’è quindi il rischio di scivolare via dall’asse euroatlantico?

No, questo non può e non deve mettere in discussione in alcun modo il nostro convinto impegno in prima linea nell’integrazione euro-atlantica, né tantomeno dobbiamo esitare ad usare tutti gli strumenti necessari, a partire dalla golden power, per tutelare le nostre infrastrutture critiche e imprese strategiche, così come la nostra sicurezza e sovranità tecnologica italiana ed europea di fronte al massiccio uso di aiuti di Stato e alla evidente mancanza di reciprocità della controparte. Il nostro protagonismo nel campo occidentale è un patrimonio del Paese: un patrimonio che ogni forza politica che ha a cuore l’interesse nazionale deve proteggere e promuovere.

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