Un messaggio a von der Leyen perché Biden intenda. Emmanuel Macron e Angela Merkel vogliono di nuovo Vladimir Putin al tavolo delle trattative in Ue. Il blitz in un documento degli ambasciatori a Bruxelles che spiazza tutti, l’Italia prepara una sua proposta. Mikhelidze (Iai): politica estera dell’Ue inesistente

Dietro le quinte le rispettive diplomazie sono al lavoro da un pezzo. Ma adesso è nero su bianco: Emmanuel Macron e Angela Merkel vogliono riportare Vladimir Putin al tavolo delle trattative dell’Ue. A dare la notizia è il Financial Times. Mercoledì pomeriggio, alla vigilia del Coreper, gli ambasciatori di Francia e Germania a Bruxelles, Philippe Léglise–Costa e Michael Clauss, hanno presentato una nota per il prossimo Consiglio europeo in cui chiedono di “rivedere le forme esistenti di dialogo con la Russia, inclusi gli incontri al livello dei leader”.

Secondo il quotidiano americano la proposta è arrivata sul tavolo della riunione “senza preavviso” e ha causato “stupore” fra gli altri ambasciatori degli Stati membri Ue. La Russia e l’Ue infatti non hanno più incontri ufficiali fra capi di Stato e di governo dal 2014, quando la Crimea è stata invasa dalle forze armate russe. L’Italia, al momento, deve ancora formulare una sua proposta, a quanto risulta a Formiche.net. Nel documento franco-tedesco, preparato con l’obiettivo di essere incluso nelle conclusioni del Consiglio europeo, si incoraggia il ritorno dell’Ue a una “cooperazione selettiva” con la Russia in aree di interesse condiviso e si invita la Commissione Ue e il Servizio europeo per l’Azione esterna a presentare “proposte e leve concrete”.

Fra i settori individuati come terreno comune per il dialogo con Mosca, riporta il Financial Times, “il clima, l’ambiente, l’Artico, la cooperazione transfrontaliera, la Salute, lo spazio, la lotta al terrorismo e aree della politica estera, incluse la Siria e l’Iran”.

Il tempismo dell’iniziativa è eloquente. Nel pomeriggio di questo mercoledì il ministero della Difesa russo, citato dall’agenzia governativa Interfax, ha riportato lo sparo di alcuni colpi di avvertimento da parte della Guardia Frontiera e dell’aviazione russa contro il cacciatorpediniere inglese HMS Defender nel Mar Nero. Pochi minuti dopo un comunicato della Difesa inglese ha negato l’incidente, spiegando che l’imbarcazione della Royal Navy ha effettuato un “innocuo passaggio” nelle acque territoriali ucraine.

Solo una settimana fa, a Ginevra, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden incontrava il presidente russo Vladimir Putin in un summit che ha sì aperto uno spiraglio per la distensione, senza però sciogliere tanti dei nodi rimasti fra le due potenze, dal rispetto dei diritti umani in Russia alle tensioni militari nell’Europa orientale.

“Forse l’iniziativa diplomatica ha lo stesso obiettivo dell’incontro fra russi e americani in Svizzera: tracciare delle linee rosse – dice a Formiche.net Nona Mikhelidze, responsabile del programma Europa ed Eurasia dell’Istituto affari internazionali (Iai) – il metodo però è controproducente. Se le sanzioni non funzionano, se la Russia non prende sul serio l’Ue, come ha mostrato il viaggio a Mosca dell’Alto rappresentante Josep Borrell, è perché ci sono Paesi membri che si muovono in solitaria, a cominciare da Francia e Germania”.

Il memorandum rischia ora di suscitare opposte reazioni in seno all’Ue, e di incontrare la probabile opposizione dei Paesi membri dell’Est Europa come Polonia o Slovenia. Già durante il Consiglio europeo di maggio il tema di un riassetto dei rapporti fra Ue e Russia era stato sollevato dai capi di Stato e di governo.

Ma il comunicato finale di quella riunione, nota il Financial Times, è molto meno conciliante con Mosca di quanto non sia il ramoscello di ulivo di Merkel e Macron. Un mese fa il Consiglio si era chiuso con un monito sulla “spirale negativa” delle relazioni bilaterali, condannando le “azioni maligne” del Cremlino, fra cui gli episodi di spionaggio in Europa (uno dei quali andato in scena a Roma, con l’arresto dell’ufficiale della Marina Walter Biot) e invitando a “imporre costi” contro gli autori degli attacchi cyber.

L’accelerazione franco-tedesca ha un peso politico particolare anche perché i due Paesi costituiscono da tempo l’architrave della politica europea nei confronti della Russia. Entrambi pilastri del formato “Quad” con Regno Unito e Stati Uniti (ora “Quint” con il ritorno dell’Italia lo scorso aprile), sono anche parte del “Formato Normandia” con Russia e Ucraina, il tavolo delle trattative per il rispetto degli accordi di Minsk e del cessate-il-fuoco nella regione ucraina del Donbas.

Ma il “blitz” di Merkel e Macron potrebbe non essere indirizzato solo a Bruxelles. Il segretario di Stato americano Anthony Blinken è atterrato questo mercoledì a Berlino per partecipare alla seconda Conferenza sulla Libia. È la prima tappa di un tour europeo che lo porterà a Parigi, a Roma e in Vaticano e, ha anticipato in un briefing con la stampa il vice assistente Segretario di Stato per gli affari Europei ed Eurasiatici Phil Reeker, avrà al centro anche le tensioni con la Russia.

Da tempo Francia e Germania fanno pressione su Washington DC per poter rilanciare una cooperazione selettiva con il governo russo, specialmente sul fronte economico. Già a marzo un “mini” vertice in video-conferenza fra Putin, Merkel e Macron sull’emergenza Covid-19 aveva inviato un messaggio chiaro alla Casa Bianca. Il 31 maggio scorso una nota al termine del Consiglio dei ministri franco-tedesco ha ribadito: “Confermiamo la nostra volontà di mantenere un dialogo con la Russia sulla base dei principi comuni dell’Unione europea e di considerare attentamente alcune aree di interesse comune”.

Tra le ragioni dietro allo scatto in avanti dei due Paesi a Bruxeles, spiega Mikhelidze, ce ne potrebbe essere un altra. “Siamo in un anno particolare, con una accesa campagna elettorale per le legislative del 2021. Non c’è giorno in cui il governo nonn approvi una nuova legge per silenziare l’opposizione e i media indipendenti. Può darsi che Francia e Germania temano una reazione scomposta e imprevedibile del Cremlino. Ogni volta che Putin ha problemi sul piano interno cerca di distogliere l’attenzione con una nuova iniziativa di politica estera.

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