Formiche.net è salita sulla maxiportaerei britannica: 280 metri di lunghezza, 1.700 persone a bordo. In Sicilia il primo attracco dopo la partenza da Portsmouth: è “il simbolo dei nostri forti legami”, ha spiegato l’ambasciatrice Morris. La nave viaggerà fino all’Indo-Pacifico: una prova di forza post Brexit. Sul ponte di volo anche un po’ di made in Italy 

Augusta (Siracusa). In Cornovaglia il primo ministro britannico Boris Johnson e il presidente statunitense Joe Biden hanno firmato oggi una nuova Carta atlantica, aggiornando quella dei precedessori Winston Churchill e Franklin Delano Roosevelt datata 1941, che gettò nel basi per la nascita della Nato e delle Nazioni Unite. Negli stessi momenti, Formiche.net era tra i pochi media italiani a salire bordo della HMS Queen Elizabeth, la più grande portaerei della flotta britannica e d’Europa, giunta nel porto di Augusta.

L’arrivo nello scalo siciliano, dopo le esercitazioni svolte durante il transito nelle acque territoriali francesi con la portaerei Charles De Gaulle, rappresenta il primo attracco dalla partenza da Portsmouth, avvenuta sabato 22 maggio, ossia poche settimane dopo la pubblicazione della Integrated Review di sicurezza, difesa, sviluppo e politica estera. La portaerei attraverserà il Mediterraneo e il Medio Oriente per raggiungere Indo-Pacifico: una rotta di 26.000 miglia che la porterà in 40 Paesi, tra cui India, Giappone, Repubblica di Corea e Singapore. Dopo 7 mesi e mezzo di traversata, farà ritorno a Portsmouth.

Poco distante dalla HMS Queen Elizabeth, su cui saliamo alla vigilia del G7 e di un bilaterale tra i ministri della Difesa italiano Lorenzo Guerini e britannico Ben Wallace, c’è la portaerei Cavour della Marina militare italiana. “È il simbolo degli stretti e storici legami tra le nostre due Marine”, ha detto dal ponte della portaerei britannica Jill Morris, l’ambasciatrice in Italia. “È un anno speciale per i nostri due Paesi”, ha aggiunto citando le presidenze britannica del G7 e italiana del G20 e la partnership nell’organizzazione della conferenza sul clima Cop26. “L’Italia è la prima sosta e l’unico approdo nel Mediterraneo” della HMS Queen Elizabeth: “È il simbolo della nostra collaborazione” nella difesa e nella sicurezza, ben riassunta dal progetto comune per il caccia di sesta generazione Tempest, a cui partecipa anche la Svezia.

La HMS Queen Elizabeth ha un equipaggio di 1.700 persone, di cui circa il 15% donne. Per aiutare i passeggeri a districarsi tra i vari piani e corridoi di questa nave lunga 280 metri ci sono vere e proprie indicazioni stradali ispirate alle vie di Londra ed Edimburgo, città con cui la portaerei è gemellata. Serve soprattutto al migliaio di piloti dei jet che vanno e vengono dalla portaerei, ci spiega un ufficiale.

Con la HMS Queen Elizabeth viaggiano altre sei navi (i cacciatorpedinieri HMS Diamond e Defender; le fregate HMS Richmond e Kent; le navi di supporto ausiliarie della flotta reale RFA Fort Victoria e RFA Tidespring) e un sottomarino di classe Astute. Si tratta del Carrier Strike Group, guidato dalla portaerei, che è affiancato anche dalla fregata olandese HNLMS Evertsen e dal cacciatorpediniere statunitense Arleigh Burke USS The Sullivans.

In acque italiane il gruppo si è unito alla ITS Andrea Doria a conclusione della Nato Ex Steadfast Defender: una dimostrazione del forte legame tra i due Paesi, gli unici due membri europei della Nato che operano i jet F-35B da una portaerei, anche dopo la Brexit.

E dalla HMS Queen Elizabeth è partito l’F-35B britannico che martedì, assieme a un esemplare dell’Aeronautica militare italiana, ha operato sull’isola di Pantelleria per testare la capacità di proiezione del potere aereo in ambienti “non permissivi”, su basi “austere”, lì dove la pista è troppo corta per i caccia in versione convenzionale e dove manca il tradizionale supporto tecnico e logistico, come spiegato su Formiche.net che ha fatto visita sull’isola siciliana in occasione dell’evento. L’attività si inserisce nella più ampia esercitazione “Falcon Strike”, in corso fino al 15 giugno sui cieli della Penisola con protagonisti i velivoli di quinta generazione. Per la prima volta in Europa, vi partecipano quattro Paesi: Italia, Regno Unito, Stati Uniti e Israele.

Per la prima volta è entrato in azione quello che il contrammiraglio Steve Moorhouse, comandante del gruppo d’assalto, ha definito con orgoglio un “club degli F-35” parlando con Formiche.net dalla plancia di comando. Il colonnello Simon Doran del Corpo dei Marines, rappresentante statunitense sul Carrier Strike Group, ha sottolineato l’importanza di queste esercitazioni per il suo Paese e per la Nato: “Lavorare assieme e assistere affinché abbiano successo”, ha spiegato ricordando anche l’importanza della base di Sigonella per l’Alleanza atlantica.

Parlando con Formiche.net, il contrammiraglio Moorhouse ha poi sottolineato l’importanza di una “stretta collaborazione” con la Marina e l’Aeronautica italiane in chiave interoperabilità. “L’Italia è il nostro alleato più stretto nel Mediterraneo”, ha spiegato il capitano James Blackmore, comandante del Carrier Air Group, che abbiamo incontrato nelll’hangar, tra elicotteri e pezzi di ricambio che rendono autosufficiente il gruppo d’assalto.

Ma sia il contrammiraglio Moorhouse sia il capitano Blackmore hanno anche evidenziato che il tour della portaerei “è un segnale importante in chiave Global Britain” per “dimostrare l’influenza globale del Regno Unito”, per usare le parole del primo. E infatti, il Carrier Strike Group è “pronto a condurre operazioni” contro lo Stato islamico, soltanto per fare un esempio, ha dichiarato il contrammiraglio.

E in questo passaggio c’è molto del significato di Global Britain per il Regno Unito: la Brexit non significa abbandona gli alleati, neppure l’Europa, davanti alle sfide che si presentano dinnanzi alle democrazie. O, come si preferisce dire in questo periodo storico, ai “like-minded countries”, cioè quei Paesi che condividono un sistema di valori.

Musica per le orecchie del presidente Biden, il cui ingresso alla Casa Bianca sembra indicare un ritorno degli Stati Uniti nel tradizionale solco della solidarietà transatlantica. Ma anche per quelle dell’Italia, la cui industria è strettamente legata al mondo britannico. Un esempio? Gli elicotteri made in Italy Wildcat e Merlin di AgustaWestland schierati dalla Royal Navy e dai Royal Marines sul ponte di volo della HMS Queen Elizabeth, che con gli F-35 dei britannici Dambusters (617 Squadron) e del VMFA-211 dei Marines degli Stati Uniti, compongono un gruppo di lavoro di una trentina di velivoli.

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