Forse sarebbe davvero ora di modificare la Costituzione eliminando il poco utile semestre bianco e casomai chiarendo che il presidente della Repubblica non può essere rieletto. Il commento di Alfonso Celotto

In Assemblea costituente si era stati molto attenti a evitare concertazioni di potere, perché si era consapevoli di cosa era successo nel ventennio precedente.

Così va spiegato il “semestre bianco” previsto dall’art. 88, 2° comma, Cost., ove si esclude che il presidente della Repubblica possa sciogliere anticipatamente le Camere negli ultimi sei mesi del suo mandato. Una attenuazione del potere più incisivo del Capo dello Stato sul Parlamento, volto al semplice scopo di evitare che un Presidente ambizioso e desideroso di essere rieletto, verificata la contrarietà̀ del Parlamento, decida di scioglierlo sperando in un esito elettorale a lui favorevole con un nuovo Parlamento.

Da anni si è ritenuto che la previsione del semestre bianco sia una norma anacronistica, perché il Presidente della Repubblica ha assunto il ruolo di “potere neutro” e garante della Costituzione, senza che ci fossero mai tentativi di acquisire troppo potere. Si pensi che già nel 1963 l’allora Presidente Segni inviò un messaggio alle Camere chiedendo di lavorare a una riforma costituzionale che eliminasse il semestre bianco e introducesse con chiarezza il divieto di rielezione del Capo dello Stato.

La prossima settimana inizia il semestre bianco di Mattarella. Il mandato dell’attuale Presidente scadrà il 2 febbraio 2022, per cui – secondo il termine previsto dall’art. 85 Cost. – si inizierà a votare per il prossimo capo dello Stato il 2 gennaio 2022. Ecco allora che dal 2 agosto saremo in semestre bianco.

Nell’attuale quadro politico l’effetto del semestre bianco è praticamente nullo. Infatti il governo Draghi è saldo e nessuno pensa a una possibile crisi di governo dalla quale si possa andare a elezioni anticipate. Forse sarebbe stato diverso se fosse stato ancora in carica il traballante governo Conte II, che sarebbe stato “blindato” dal semestre bianco. Ma tutto ciò accadeva a inizio anno.

Ora, l’attenzione è già tutta su chi sarà eletto Presidente nel prossimo gennaio e quali potranno essere gli scenari successivi per un eventuale nuovo governo e uno scioglimento anticipato delle camere nella prossima primavera e non alla scadenza naturale del 2023. In questo quadro, il semestre bianco dimostra ancora una volta di essere poco incisivo. Forse sarebbe davvero ora di dar seguito al messaggio di Segni del 1963 così da modificare la Costituzione eliminando il poco utile semestre bianco e casomai chiarendo che il presidente della Repubblica non può essere rieletto.

Perché tutti ricordiamo che nel 2013 la rielezione per Napolitano venne raccontata come una eccezione. Ma se invece ora davvero arriveremo a rieleggere Mattarella, evento ben possibile, ci troveremmo di fronte a una quasi consuetudine alla rielezione. Tuttavia, l’idea di un doppio mandato presidenziale pieno, cioè 14 anni al Quirinale, non appare molto conforme ai principi di fondo della nostra Costituzione.
Un ulteriore punto da aggiungere all’agenda delle riforme costituzionali da fare.

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