Sull’export militare e sui problemi con gli Emirati Arabi Guido Crosetto segue il ministro Luigi Di Maio: tutto ha avuto origine con un atto parlamentare che ha influenzato un ente tecnico. Occorre dunque cambiare il meccanismo, “intervenendo sulla legge 185”. Ecco cosa ha detto in audizione alla Camera

Lo sfratto dalla base emiratina di Al Minhad mostra che le problematiche sull’export militare si trasformano facilmente in “un problema di rapporti tra Stati”. Per evitare di incappare nuovamente in tali dinamiche occorre modificare l’attuale struttura istituzionale che segue le esportazioni di materiali d’arma, riportando la responsabilità delle decisioni al governo “nella sua interezza”. Ne è convinto Guido Crosetto, presidente dell’Aiad, la federazione che riunisce in Italia le aziende di settore, intervenuto oggi alla Camera, di fronte alla commissione Difesa presieduta da Gianluca Rizzo, nell’ambito dell’esame della “Relazione sulle operazioni autorizzate e svolte per il controllo di esportazione, importazione e transito dei materiali di armamento”, riferita all’anno 2020, presentata al Parlamento a inizio maggio del governo.

I NUMERI

La relazione redatta dall’Uama (l’ufficio della Farnesina responsabile per le autorizzazioni all’export militare) registra per lo scorso anno vendite per 4,6 miliardi di euro. Conferma il trend negativo degli ultimi anni, facendo segnare un -10% sul 2019. Il trend è negativo dal 2016, quando i dati erano schizzati in su (+85% sul 2015) grazie alla commessa da 7,3 miliardi per 28 Eurofighter al Kuwait. Nel 2017 aveva pesato il maxi contratto da 4,2 miliardi di euro per le sette navi vendute da Fincantieri al Qatar, corredate dai sistemi di Leonardo a MBDA. Per l’anno scorso sono mancati i grandissimi contratti: nessuna autorizzazione supera il miliardo di euro. Il contratto più rilevante vale 990 milioni di euro e riguarda le due Fremm vendute all’Egitto, pari al 25% del valore totale delle esportazioni.

UN ANNO “DRAMMATICO”

In sintesi, ha spiegato Crosetto, il 2020 è stato un anno “drammatico”, soprattutto per il colpo inferto dalla pandemia al settore aeronautico civile. Lato militare, ha aggiunto, “gli ordini in corso fortunatamente hanno consentito alle aziende di mantenere invariata l’occupazione e gli investimenti”. Tuttavia, ha spiegato, “ci sono state alcune problematiche, al di fuori del Covid, che hanno colpito sia alcuni contratti in corso sia le possibilità di nuovi contratti, a causa di interventi dovuti alla 185”, la legge del 1990 che tuttora regalo l’export della difesa.

IL CAMBIO DI LINEA POLITICA

Le problematiche, ha notato Crosetto, sono da attribuire “al cambio di linea politica a seguito dell’approvazione in commissione Esteri della risoluzione a prima firma Quartapelle (Lia, Pd, ndr) nei confronti di Emirati Arabi, Arabia Saudita”, datata fine 2020. Risoluzione che impegnava il governo a fermare l’export di bombe d’aereo e missili che potessero essere utilizzati nel conflitto in Yemen, con una postura simile a quella espressa in una risoluzione di fine giugno 2019 dell’allora maggioranza giallo-verde. “Negli ultimi mesi”, ha rimarcato il presidente dell’Aiad, si è aggiunta “una certa chiusura nei confronti dell’Egitto”.

UNA QUESTIONE DI CREDIBILITÀ…

L’impatto di queste decisioni è stato “abbastanza rilevante, sia perché ha bloccato contratti in corso da parte di alcune aziende, sia perché ha bloccato la possibilità di portare avanti discussioni su ulteriori contratti, anche molto rilevanti”. Secondo Carlo Festucci, segretario generale dell’Aiad che ha partecipato all’audizione, il cambio di linea politica “ha fatto perdere credibilità a tutto il sistema italiano”, lasciando una carta in più nelle mani dei concorrenti, per cui “sarà facile presentarsi da un potenziale acquirente e sostenere che l’Italia non è affidabile perché interrompe a metà i contratti.

… E UN PROBLEMA DI STATO

A fronte di ciò, ha notato Crosetto, “l’Aiad e le aziende hanno iniziato immediatamente un’interlocuzione con il ministero degli Esteri, che si è reso disponibile a cercare di risolvere il problema”, anche perché “il problema ha esondato la parte militare, ed è diventato un problema di rapporti tra Stati”. A renderlo evidente è il caso degli Emirati Arabi, che prima hanno negato il sorvolo all’aereo di giornalisti al seguito del ministro Lorenzo Guerini in viaggio verso l’Afghanistan, e poi hanno presentato uno stringente ultimatum all’Italia per lasciare la base di Al Minhad. “Gli Stati che si sono trovate bloccate le esportazioni – ha chiosato Crosetto – non si sono limitati a considerare il blocco come circoscritto all’export militare, ma lo hanno ritenuto una chiusura da parte del Paese nei loro confronti”, rispondendo dunque a “360 gradi”. Il risultato è “un livello di tensione con alcuni Paesi che mai avevamo raggiunto prima”, con effetti potenzialmente negativi sulla capacità italiana di agire in alcune aree di interesse. “Non si può parlare di Libia pensando che tra gli interlocutori non ci siano Turchia, Egitto o Qatar”.

LA MODIFICA DELLA 185

L’origine di tutto questo, ha sottolineato Crosetto, è “un atto parlamentare che ha influenzato la decisione di un ente tecnico come l’Uama”, a cui la normativa ha lasciato per intero la responsabilità sulle autorizzazioni all’export. È per questo che il presidente dell’Aiad ha rilanciato oggi l’idea di “intervenire sulla legge 185”. Come? “Trasformando le decisioni tecniche in decisioni politiche fatte dal governo nella sua totale responsabilità, spostando la logica dal singolo contratto o dal singolo momento a una valutazione che guardi ai rapporti tra nazioni a dieci o vent’anni”. Tale ipotesi di modifica della legge 185 (il dibattito è stato ospitato anche da Formiche.net e dalla rivista Airpress) è stata “condivisa con il ministro Di Maio e il sottosegretario Di Stefano”, e dovrebbe “arrivare dando al governo nella sua interessa la responsabilità di tali decisioni”. In più c’è il supporto già arrivato dal dicastero della Difesa e dal titolare Lorenzo Guierini, che il presidente dell’Aiad ha ringraziato “per la fattiva collaborazione” nel sostenere il comparto anche al di fuori dei confini nazionali.

ATTUARE IL G2G

Tutto ciò è “importantissimo per noi”, perché “i rapporti in questo settore sono sempre più tra Paesi”. La modifica della legge 185 si aggiunge in tal senso all’altro elemento che potrebbe spingere l’export italiano della difesa: la piena implementazione del G2G, gli accordi governo-governo. Per ora è “ferma in attesa di un regolamento”, nonostante sia possibile dalla fine del 2019 (con la legge di bilancio). Il comparto della Difesa, ha notato Crosetto, vale in Italia un fatturato di 16 miliardi di euro l’anno, senza contare l’indotto. In Francia raggiunge quota 80 miliardi. In Germania 51 e nel Regno Unito 59. Tale differenza “non è tecnologica – ha evidenziato Crosetto – ma di aggressività sul mercato”. In altre parole, ha concluso, la diversità di fatturati dipende “dalla capacità del Paese di supportare l’export”.

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