La presidente di Federturismo a Formiche.net: il Green Pass aiuta se gestito senza creare disagi, un errore estenderlo a bar e ristoranti, come in Francia. L’estate italiana? Sarà mediocre, ci aspettiamo il 50% di presenze in meno rispetto a prima della pandemia

Sotto l’ombrellone con il Green Pass, o forse no. La seconda estate dell’era pandemica e della sbornia post vittoria agli Europei 2020, porta in dote un notevole carico di confusione su come gestire le vacanze degli italiani i ottica contagi, in vista di un autunno che, nonostante la campagna vaccinale ormai al giro di boa, potrebbe riservare delle brutte sorprese. E così, la domanda sorge d’obbligo: che estate sarà per il turismo, settore le cui imprese valgono il 14% del Pil nazionale dando lavoro al 7,1% della popolazione italiana?

Di dubbi ce ne sono molti in questi giorni. Dal Green Pass (il lasciapassare concesso dopo la seconda dose di vaccino) per concerti e discoteche a quello, sulla falsariga del modello francese, esteso anche ai ristoranti. In mezzo, una variante Delta che fa sempre più paura. E il turismo, che nella sola estate del 2020 ha bruciato 100 miliardi di fatturato, prova a rimanere in piedi, ripartire, in un gioco di equilibri precari, come spiega a Formiche.net Marina Lalli, presidente di Federturismo.

“Siamo contenti che il Green Pass possa essere usato, ci sta aiutando per riavere qualche turista. Però siamo contrari alla sua estensione, pur rendendoci conto che il rischio è il dilagare della variante Delta”, spiega Lalli. “Estendere a tutto e tutti il Green Pass può essere pericoloso, non solo per la nostra già fragile economia, ma anche per la privacy: a che titolo un barista può dirti se entrare o meno in un bar chiedendo i dati sanitari del clienti. E poi c’è una questione pratica. Nei luoghi del turismo, dove serve uno screening dei dati delle persone per verificare l’esistenza del Green Pass, con l’accortezza di proteggere gli stessi dati, bisogna mettere una persona in più. Sono costi in più, diventa complicato”.

Di qui una proposta. “Se parliamo di un treno, di un cinema, penso si possa fare ma nei bar o nei ristoranti la vedo complicata attuare la logica del Green Pass”. Lalli non nasconde il disorientamento degli operatori. “Sicuramente c’è una certa apprensione, dettata dalla confusione che ancora c’è sulle regole. Ci rendiamo conto che sono 18 mesi che conviviamo con i cambi di programma, sappiamo bene che non è facile prendere una decisione finale. Il settore è stato il più colpito dall’emergenza sanitaria con un calo del 60% dei visitatori rispetto al 2019, circa 70 milioni di visitatori in meno per una perdita complessiva di 95 miliardi di euro. E secondo le previsioni nella migliore delle ipotesi il 2021 si chiuderà con un -53% di presenze. Credo che sia fondamentale ora più che mai un approccio coordinato a livello nazionale e internazionale”.

Va bene, ma che estate dobbiamo aspettarci? “Un’estate mediocre, con punte di buon lavoro nelle settimane centrali, sia al mare, sia in montagna, ma un po’ più deludente nelle città d’arte che di solito sono il motore del turismo italiano. D’altronde di turisti stranieri in giro non se ne vedono ancora molti”.

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