Con la riforma degli Its la domanda di nuove competenze delle imprese, imposta dalla pandemia, incrocerà finalmente un’offerta di livello, elevando i giovani a motore della ripresa. La soddisfazione del ministro per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini e il commento di Marco Fortis (Fondazione Edison)

Gli Istituti tecnici superiori mettono piede nel Terzo Millennio, aggiornando il proprio modello a un mercato del lavoro stravolto dalla pandemia e dai grandi cambiamenti globali. Nell’Italia della lenta risalita dalle tenebre del Covid, le imprese hanno bisogno di nuove competenze, nuove specializzazioni. Tutto, o quasi, imposto da 18 mesi di pandemia condita da lockdown a fisarmonica.

Il governo di Mario Draghi si è mosso per tempo, portando a compimento la riforma degli Istituti tecnici superiori, da sempre anello di congiunzione tra mondo del lavoro e dell’istruzione. Tra i promotori della prima ora di tale intervento, il ministro per gli Affari Regionali, Mariastella Gelmini, che gli Its li segue fin dai tempi in cui era titolare dell’Istruzione.

UNA RIFORMA CHE GUARDA AL DOMANI

Il punto di caduta della riforma, approvata dalla Camera in prima lettura (409 voti a favore, 7 contrari e 4 astensioni) è la trasformazione degli Its (da un punto di vista giuridico fondazioni di diritto pubblico) in vere e proprie Academy, fucine di giovani già attrezzati per rispondere alla domanda di nuove specializzazioni delle imprese. L’idea di base è quella di costituire un canale di formazione biennale post diploma, parallelo a quello universitario, che dovrebbe lavorare in sinergia con le imprese.

In questo senso la riforma degli Its sostenuta da Gelmini intende ampliare il raggio di azione degli istituti estendendolo alla formazione e all’aggiornamento in servizio, anche dei docenti di scuola, e alle nuove politiche attive per il lavoro. I percorsi della formazione tecnica superiore, svolti presso gli Its vengono legati a doppi filo alle imprese, che diventano il soggetto di riferimento dello stesso sistema Its.

Ovviamente, non può mancare il contributo del Pnrr, del quale uno dei punti fermi è proprio la spinta sulle competenze del futuro. Il governo ha destinato agli Its formato Academy un miliardo di euro in 5 anni. I fondi saranno assegnati con criteri meritocratico, sulla base della quota capitaria riferita al numero degli allievi dei corsi che nell’anno precedente hanno conseguito un giudizio positivo.

UN GRANDE PASSO PER LA FORMAZIONE

In un’intervista al Sole 24 Ore, la ministra per gli Affari Regionali non ha mancato di esprimere la propria soddisfazione per il via libera di Montecitorio alla riforma. “L’approvazione è un passo davvero importante, andiamo verso una legge moderna, utilissima per i giovani, per le imprese, e per il sistema Paese”, ha spiegato Gelmini. “Il testo della proposta di legge nasce da un’iniziativa parlamentare mia e della collega Aprea (Valentina, deputata di Forza Italia e responsabile del dipartimento Istruzione, ndr), alla quale sono stati accorpati testi presentati da altri gruppi. Ringrazio il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, senza il suo contributo non avremmo avuto questa accelerazione. E ringrazio Confindustria, le associazioni datoriali e delle imprese. Abbiamo scritto una bella pagina”.

Gelmini ha poi spiegato il senso della riforma. “Vogliamo far fronte alla crescente domanda di figure specializzate da parte delle imprese e vogliamo gettare le basi per attuare il Pnrr evitando che le risorse stanziate possano essere sprecate. La formazione professionalizzante deve diventare la chiave per il futuro, per dare prospettive certe ai nostri giovani e per permettere alle imprese di trovare le figure che non riescono a reperire”. Per questo “siamo intervenuti in questa direzione. Non a caso il Pnrr destina 1,5 miliardi agli Its, venti volte più del finanziamento annuale pre-Covid, con l’obiettivo di raddoppiare il numero di iscritti, attualmente pari a 18.750 frequentanti e 5.250 diplomati all’anno: l’obiettivo è far lievitare, e di molto, questi numeri”.

Non è tutto. “È stata poi trovata una sintesi virtuosa sull’accreditamento nazionale delle Fondazioni Its, per le quali la norma nazionale prevede gli standard minimi da adottare d’intesa con le Regioni”.

LA VERSIONE DI FORTIS

Formiche.net ha chiesto un parere a Marco Fortis, economista della Cattolica di Milano e vicepresidente della Fondazione Edison. “Mi sembra la direzione giusta, era fondamentale per un Paese come l’Italia che ha un’industria fortissima, ricca di specializzazioni. Una volta c’era la scuola di arti e mestieri, ma parliamo dell’800. Oggi ci siamo persi la tradizione della grande formazione, ma ora abbiamo l’occasione di recuperare. Non possiamo non avere una strategia per i giovani, non possiamo non far sapere alle famiglie dove mandare a scuola i propri figli”, spiega Fortis.

“Oggi tanti giovani non sono più sul mercato, ci sono ragazzi laureati in Legge che fanno le fotocopie. Quando abbiamo bisogno di tante specializzazioni. In questo senso la riforma va nella giusta direzione. Ci sono intere aree, penso al Nord Est e al Veneto dove non si trovano competenze per le imprese e questo è un problema”, prosegue Fortis. “Le nostre fabbriche sono state profondamente modificate nel tempo, vuoi per fattori esterni o per il semplice fatto che in Italia si è investito più che in Germania. Ma ora, le macchine messe nelle industrie con Industria 4.0, qualcuno deve farle funzionare. E più formazione c’è, meglio è”.

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