Tra lockdown e zone rosse l’industria del gioco legale ha perso terreno, e la criminalità se ne è approfittata. Ora è tempo di invertire la rotta, con una legge delega e un riordino del settore. Spunti e riflessioni dal convegno Igt-Formiche con Rosato, Baretta, Frosini, Minenna e Durigon

Il gioco legale è l’arma più forte. Contro il malaffare, contro l’illegalità. La pandemia è stata particolarmente dura per un settore che ogni anno garantisce mediamente un gettito di 10 miliardi di euro allo Stato. Sale scommesse, ma non solo, sono finite in lockdown in tutta Italia, aprendo una prateria al gioco illegale, da sempre fonte di sostanziosi introiti per la criminalità organizzata, a discapito dell’Erario. Ma invertire la rotta si può, anche nel post-pandemia. Togliere al gioco quella patina di diffidenza ingiustificata è possibile, bastano solo alcune azioni concrete. Di questo si è parlato nel corso dell’evento Gioco pubblico. Un alleato contro l’illegalità – Edizione 2021 organizzato da International Game Technology (Igt), in collaborazione con Formiche, Kratesis e Swg.

Tra gli ospiti, moderati da Roberto Arditti, direttore editoriale di Formiche.net, Ettore Rosato, vicepresidente Camera dei Deputati, Commissione Affari Sociali, Riccardo Grassi, direttore di Ricerca Swg, Claudio Durigon, sottosegretario al Ministero dell’Economia, Marcello Minenna, direttore generale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, Giuliano Frosini, senior vice president institutional relations, public affairs and media communication di Igt, Pier Paolo Baretta, presidente dell’Associazione Riformismo e Solidarietà, Roberto Novelli, deputato della Commissione Affari Sociali, Andrea De Bertoldi, segretario Commissione Finanze e Tesoro, Vincenza Bruno Bossio, segretario commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni e Raffaele Nevi, deputatao della commissione Agricoltura

IL GIOCO DOPO LA PANDEMIA

Tanto per cominciare una fotografia dell’industria del gioco legale all’indomani della pandemia che ne ha sconvolto il business, scattata da Swg e Igt. “La rilevazione 2021, è stata realizzata in una fase di uscita dalla crisi e di recupero dell’ottimismo, alimentata anche dal traino di competizioni sportive che si sono svolte regolarmente e poco prima di un evento forte come i campionati europei di calcio”, si legge nello studio. “Questa situazione ha permesso di scattare una nuova istantanea che ci dice molto di quanto sta accadendo all’interno della popolazione”.

Ovvero, “l’idea di gioco mantiene le caratteristiche osservate nel 2020, ma mostra una crescita importante del concetto di gioco come competizione, mentre aumenta la propensione alle scommesse che evidenziano anche una percezione più positiva da parte della popolazione. Si riduce invece l’abitudine ai giochi di lotteria mentre tranne che per le scommesse sportive, la silhouette di immagine degli altri giochi con vincita di denaro è pienamente confermata”. In sintesi, “dopo quasi 18 mesi di pandemia, aumenta la prudenza come criterio di scelta e la percezione del rischio collegata ai comportamenti che possono dare origine a dipendenze”.

Ancora, “la consapevolezza della diffusione del gioco illegale è alta ed è ulteriormente cresciuta rispetto allo scorso anno. La percezione è che si tratti di un fenomeno importante sia online che offline, più forte al Sud che nelle altre regioni e che coinvolge essenzialmente i maschi e i giovani. Al netto di questo, il gioco illegale è fortemente associato al mondo del poker e delle scommesse secondo lo stereotipo cinematografico della bisca clandestina, ancora molto diffuso”.

VIGILARE E MONITORARE

La prima arma per togliere ossigeno alla criminalità è, secondo Marcello Minenna, vigilare e monitorare attentamente l’industria del gioco. “Appare chiaro che durante il lockdown noi abbiamo assistito a diverse attitudini: persone che si sono spostate nel mercato illegale e altre che sono cadute nelle attività legalmente vestite. Il tema è ampio perché frutto di una stratificazione normativa senza precedenti. Buona parte della normativa sul gioco è nel testo di Pubblica Sicurezza, poi ci sono le legislazioni concorrenti degli enti territoriali. Oggi siamo in una situazione in cui tentare di fare una gara sarebbe impossibile, poiché i punti di gioco sono ormai fuori norma secondo le discipline territoriali e nazionali concorrenti”.

Secondo Minenna “serve un testo unico in materia di giochi perché le norme che lo regolano sfiorano quota 800. Di fronte a questi numeri è evidente la necessità di trovare una soluzione condivisa. L’obiettivo è monitorare, vigilare e gestire questo settore e questo richiede il coraggio anche per intervenire sulla tessera sanitaria. Bisogna rivalutare anche gli ippodromi come punti di sintesi anche per altri giochi e provare anche ad applicare al settore del gioco alcuni strumenti vincenti applicati al settore del tabacco per assecondare la domanda del gioco che può avere dei fenomeni di discontinuità”.

L’ORA DI UNA LEGGE

Durigon, sottosegretario al Mef con la delega ai giochi, ha una sua idea per tirare fuori l’industria dalle sabbie mobili dell’illegalità. “In questo periodo di crisi legato alla pandemia le imprese del settore hanno pagato un prezzo molto alto. Bisogna intervenire sensibilizzando l’opinione pubblica, parlamento e istituzioni. Serve capire dove intervenire per correggere le disfunzionalità, ma certo non serve vietare e limitare”, ha spiegato Durigon.

Per il quale “servono tavoli di concertazione, gestire le concessioni che sono in scadenza e che in questa situazione di lockdown sarebbe difficile mettere a bando. Serve un intervento di programmazione, che riguardi tutti, compresi i lavoratori e gli imprenditori del settore. Da qui dobbiamo ripartire, mettere insieme una legge delega, fare un quadro generale, coinvolgere le Regioni, e dare risposte anche a chi ha problemi con il gioco eccessivo”.

Durigon ha incontrato la sponda di un suo predecessore al Mef, Pier Paolo Baretta. “La battaglia per la tutela della legalità e la salute degli italiani – ha affermato Baretta – non è disgiunta dal tema del riordino del settore. Su questo c’è il punto sottolineato dal sottosegretario Durigon che condivido: il gioco deve divenire una normale attività, va recuperato l’aspetto reputazionale, c’è stata una evoluzione dei concessionari che si parlano molto di più tra loro, il clima è cambiato”.

GIOCO DI SQUADRA

Di sicuro, senza gioco di squadra non si va da nessuna parte. E Giuliano Frosini, lo sa. “Bisogna chiarire se sul gioco rimane una riserva statale o se non c’è. Se questa può essere aggirata, anche giustamente, con l’intervento delle Regioni, è necessaria attenzione e cura. Non possiamo accettare l’idea di abdicare alla riserva statale, perché così si abdica al sistema concessorio. Siamo in presenza di alcune novità e di diverse idee per la riforma del settore.  Le iniziative dell’Agenzia stanno trovando una forma di consenso tra gli operatori del gioco, ma a questo settore la politica e le istituzioni devono prestare la dovuta attenzione. Altrimenti tutto perde di senso. Allora va bene prendere tutte le soluzioni di cui si è parlato, delle forme di controllo sull’accesso al gioco, mettiamole in un pacchetto e quindi in una ipotesi di riordino. Ma facciamolo davvero”.

In scia a Frosini, anche Ettore Rosato. “Serve un maggior senso di responsabilità nei confronti del gioco per mettere in campo misure correttive e permettere al settore di riprendersi. Dove non c’è il gioco legale c’è il gioco illegale che è un danno profondo alla collettività. Riaprire il gioco legale e dargli forza per noi è una priorità  Siamo partiti in ritardo e la riapertura graduale di tutte le attività a parte il il gioco è stata una sottovalutazione dagli effetti negativi. Ora siamo in altra fase, ma c’è una grande rete di operatori sul territorio che si trovano in una situazione difficile”.

Condividi tramite