Nella sua annuale mappa dei Paesi più attrattivi, il Dipartimento di Stato americano dipinge un’Italia “investment friendly” come non mai. Merito delle riforme e degli obiettivi che Draghi si è dato. Ma non solo…

L’Italia è un buon Paese dove investire. La grande pandemia che ha stravolto il mondo e le sue leggi dell’economia non ha scalfito più di tanto l’appeal del BelPaese, ancora capace di dire la sua in materia di investimenti. A Washington ne sono convinti, come dimostra l’edizione 2021 dell’Investment Climate Statement, il rapporto del Dipartimento di Stato americano che ogni anno tasta il polso delle principali economie globali, saggiandone la capacità di attrarre investimenti. Quest’anno poi, c’è anche il fattore Draghi.

L’ITALIA ATTRAENTE DI DRAGHI

Gli Usa hanno pochi dubbi, pandemia o non pandemia, l’Italia piace agli investitori. “Il governo si aspetta che l’economia italiana cresca di circa il 4,5% nel 2021 e del 4,8% nel 2022, ma deve affrontare una dura battaglia per portare avanti le riforme strutturali tanto necessarie per stimolare la produttività e la crescita dell’Italia”, si legge nel rapporto.

“Gli sforzi del governo per implementare nuove politiche di promozione degli investimenti per commercializzare l’Italia come destinazione di investimento desiderabile sono stati ostacolati dalla lenta crescita economica dell’Italia, dal regime fiscale imprevedibile, dalla burocrazia multistrato e dalle lunghe procedure legali e normative. Tuttavia, l’Italia rimane una destinazione attraente per gli investimenti esteri, con uno dei più grandi mercati dell’Ue, un’economia diversificata e una forza lavoro qualificata”.

Merito di alcuni fattori e anche della geografia. “L’economia italiana, l’undicesima al mondo, è dominata dalle piccole e medie imprese, che rappresentano il 99,9 per cento delle aziende italiane. Il mercato interno relativamente ricco dell’Italia, l’accesso al mercato comune europeo, la vicinanza alle economie emergenti del Nord Africa e del Medio Oriente e i vari centri di eccellenza nella ricerca scientifica e informatica rimangono attraenti per molti investitori. Il turismo è un’importante fonte di entrate esterne, generando circa 70 miliardi di euro all’anno, così come le esportazioni di prodotti farmaceutici, mobili, macchinari industriali e macchine utensili, elettrodomestici, automobili e componenti per auto, cibo e vino, così come tessile/moda. I settori che hanno attratto significativi investimenti esteri includono telecomunicazioni, trasporti, energia e prodotti farmaceutici”.

IL FATTORE SACE…

Il rapporto del Dipartimento di Stato va ancora più nel profondo e individua un punto fermo nella capacità del Paese di essere attrattivo. “Il governo resta aperto agli investimenti esteri in azioni di società italiane e continua a rendere disponibili le informazioni online ai potenziali investitori. Ci sono stati due importanti sviluppi politici relativi agli investimenti durante il 2020: una tassa sui servizi digitali (l’imposta introdotta con la manovra 2020, ndr) che colpisce principalmente le aziende tecnologiche e le società di media e la spinta del governo italiano della sua autorità di controllo degli investimenti, ovvero il Golden Power”.

Ma è su Sace, il polo assicurativo per l’export italiano, che si focalizza parte del rapporto. “Pur non essendo direttamente responsabile dell’attrazione degli investimenti, Sace, l’agenzia italiana per il credito all’esportazione, ha la responsabilità aggiuntiva di garantire alcuni investimenti interni. Gli investitori esteri, in particolare nei progetti energetici e infrastrutturali, possono vedere nelle garanzie e assicurazioni sui progetti di Sace un ulteriore incentivo ad investire in Italia”.

…E QUELLO DRAGHI

C’è però un altro fattore che fa dell’Italia un terreno fertile per investire: Mario Draghi. “Le riforme fiscali hanno istituzionalizzato alcune best practices dell’Ocse per incoraggiare la compliance dei contribuenti, riducendo gli oneri amministrativi attraverso un maggiore utilizzo di tecnologia come il deposito elettronico, dichiarazioni dei redditi precompilate e screening automatizzati delle dichiarazioni dei redditi. Queste riforme offrono inoltre ulteriore certezza per i contribuenti. In questo senso il governo guidato da Draghi ha affermato che intende perseguire una riforma fiscale generale per semplificare ancora il sistema fiscale, che rimane complesso e ha aliquote fiscali relativamente elevate sul reddito da lavoro”.

Non è finita. C’è anche il capitolo industriale. E qui entra in gioco il ruolo dello Stato nelle imprese. “La crisi economica innescata dal Covid-19 ha portato il governo a entrare nel capitale di istituzioni in difficoltà come Alitalia, Autostrade, l’Ilva di Taranto. L’11 marzo il nuovo governo Draghi ha pubblicato il regolamento per un fondo per aiutare alcune aziende colpite dalla pandemia a rafforzare i propri bilanci, Patrimonio Destinato, dotazione fino a 40 miliardi di euro, il quale sarà finanziato da titoli di Stato appositamente emessi e gestito da Cassa Depositi e Prestiti”.

Ebbene, “sfruttando l’approccio più flessibile dell’Ue agli aiuti di Stato, il fondo investirà – tramite iniezioni di capitale, obbligazioni convertibili o debito subordinato – in società italiane non finanziarie con ricavi superiori a 50 milioni di euro con l’obiettivo di aiutare le aziende strategiche a resistere gravi difficoltà finanziarie a causa dell’attuale crisi economica”. Un buon programma.

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