Lo Stato lslamico alza la minaccia contro Roma nel nuovo numero della rivista al Naba. Obiettivo ambito, sia dal punto di vista simbolico che pratico, annunciare di voler colpire l’Italia è utile alla propaganda del gruppo terroristico, che sfrutta la riunione della Global Coalition Against Daesh per lanciare il suo messaggio ai proseliti

“Il ministro degli Esteri italiano ha ammesso che non basta confrontarsi con lo Stato Islamico in Iraq e Siria, ma bisogna guardare altri luoghi in cui è presente, visto che l’espansione dello Stato Islamico in Africa e il Sahel è preoccupante, affermando che proteggere le regioni del Sahel significa proteggere l’Europa!”. Lo stralcio virgolettato è ripreso da chi scrive dalla rivista al Naba, pubblicazione dello Stato islamico arrivata ormai alla 294esima pubblicazione, che travestita da magazine autorevole analizza ciò che si muove attorno al gruppo, ne racconta le evoluzioni. Il fine, non sfugga, è propagandistico.

Quella che fa riferimento al ministro Luigi Di Maio – mai nominato – è una paginata di narrazione che riprende la riunione della Global Coalition anti-Daesh che si è svolta a Roma, e sfrutta la vicenda per lanciare messaggi minacciosi col solo obiettivo di catturare l’attenzione dei proseliti e di potenziali nuovi adepti. Lo Stato islamico è a tutti gli effetti un’azienda che vive di proselitismo: più riesce ad accaparrarsi persone che ne seguono ideologia e attività, più diventa forte. È su questo che si è basata la statualità raggiunta negli anni tra il 2014 e il 2016 tra Siria e Iraq.

Erano tempi in cui i predicatori dell’allora ISIS, poi elevato alla sigla globale IS (che toglieva i riferimenti territoriali all’Iraq e alla Siria), riuscivano a far attecchire le proprie istanze tra i giovani sunniti iracheni vessati da anni di oppressioni della minoranza sciita, o tra i siriani in piena guerra contro il regime alawita. Su questo nasce il Califfato, che ha poi esportato il suo pensiero altrove, creando hotspot internazionali (per esempio quello in Libia). Le condizioni sono cambiate proprio grazie alle forze della coalizione che si è riunita a Roma.

La guerra alle forze baghdadiste prosegue: persa la statehood sotto i colpi martellanti delle unità militari guidate anche dagli americani, lo Stato islamico è ormai ridotto in Siraq a una forza strisciante, ma altrove preoccupa. In particolare, come ricordato da Di Maio, in Africa. È lì il centro delle attenzioni della Coalizione: le debolezze nordafricane, i confini laschi del Sahel, le destabilizzazioni delle regioni centrali stanno permettendo (come sette anni fa in Siria e Iraq) la diffusione del gruppo. La fusione tra le varie filiali, alcune in contatto con la casa-madre mediorientale, potrebbe portarsi conseguenze devastanti.

Al Naba lancia il messaggio: “Lo Stato islamico prenderà Roma”. Una minaccia che non è nuova: Roma è un obiettivo simbolico tanto quanto un target (geo)politico – anni fa una rivista baghdadista aveva nome Rumiyah. Non si tratta chiaramente di una campagna militare in partenza. Ma dal punto di vista della propaganda colpire l’Italia significa sia attaccare il paese che ospita lo Stato Vaticano (regno dei miscredenti per l’Is, con il Papa che a marzo, dall’Iraq, aveva mandato un messaggio potentissimo contro i terroristi), sia una nazione centrale nelle dinamiche europee, un membro del G7, cardine del sistema occidentale, e centro di attività operative contro il terrorismo.

Un attentato su suolo italiano sarebbe gran colpo per i baghdadisti, per questo è propagandato da tempo. Come già in precedenza, le minacce contenute in questo numero di al Naba vengono considerate pura propaganda anche dalle unità di intelligence e sicurezza italiane. Ma l’attenzione non cala, non è possibile una sottovalutazione. Come ricordato su queste colonne dall’analista Stefano Mele, la forza dei baghdadisti in questo momento è concentrata ancora nella capacità di reclutare attori singoli, digiuni di tecniche offensive, e indottrinarli fino al punto di farli entrare in azione. Lupi solitari in grado di produrre panico e destabilizzazioni, perché capaci comunque di essere letali come dimostrato poche settimane fa a Wuezburg in Germania.

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