Ultimatum del Colle al governo e ai partiti: l’emergenza non dura all’infinito, basta con la decretazione d’urgenza come metodo. Allarme Dl Sostegni: troppi emendamenti che non c’entrano niente. Cartellino giallo, ma alla prossima diventa rosso

Altolà dal Quirinale. Nel giorno del suo ottantesimo compleanno il presidente del Consiglio Sergio Mattarella lancia un monito in direzione del governo: anche l’emergenza Covid-19 ha un limite. Non si può andare avanti all’infinito a suon di decreti legge, dice il capo dello Stato in una lettera inviata al premier Mario Draghi e ai presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico ed Elisabetta Casellati.

“La consapevolezza della straordinarietà e della gravità del momento che il Paese sta attraversando per le conseguenze economiche e sociali dell’emergenza pandemica, tutt’ora in corso, nonché della necessità di attuare speditamente il programma di investimenti e riforme concordato in sede europea non può, peraltro, affievolire il dovere di richiamare al rispetto delle norme della Costituzione”, si legge nella missiva. “Avverto la responsabilità di sollecitare nuovamente Parlamento e Governo ad assicurare che, nel corso dell’esame parlamentare, vengano rispettati i limiti di contenuto dei provvedimenti d’urgenza, come già richiesto con analoga lettera dell’11 settembre 2020”.

Il casus belli è il decreto sostegni: “Mi è stata sottoposta, in data odierna, per la promulgazione, la legge di conversione del decreto-legge 25 maggio 2021, n. 73, recante “Misure urgenti connesse all’emergenza da COVID -19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali – dice Mattarella – Ho provveduto alla promulgazione in considerazione dell’imminente scadenza del termine per la conversione e del conseguente alto rischio, in caso di rinvio, di pregiudicare o, quantomeno, ritardare l’erogazione di sostegni essenziali per milioni di famiglie e di imprese”.

A far scattare il cartellino giallo del Colle i 393 emendamenti aggiuntivi rispetto ai 479 originari. Proposte che non sarebbero “riconducibili all’esigenza di contrastare l’epidemia e fronteggiare l’emergenza, pur intesa in senso ampio, ovvero appaiono del tutto estranee, per finalità e materia, all’oggetto del provvedimento”.

C’è la lista degli emendamenti ammoniti. Chi interviene sullo sport, chi sulla Difesa, chi ancora sulle Ferrovie di Stato. “Inserimenti di norme con queste modalità, oltre ad alterare la natura della legge di conversione, recano pregiudizio alla qualità della legislazione, possono determinare incertezze interpretative, sovrapposizione di interventi, provocando complicazioni per la vita dei cittadini e delle imprese nonché una crescita non ordinata e poco efficiente della spesa pubblica”.

Poi il richiamo contro quelli che il deputato dem e presidente del Comitato della legislazione Stefano Ceccanti ha definito “decreti Minotauro”. “La moltiplicazione dei decreti-legge, adottati a distanza estremamente ravvicinata, ha determinato inoltre un consistente fenomeno di sovrapposizione e intreccio di fonti normative: attraverso i decreti-legge si è provveduto all’abrogazione o alla modifica di disposizioni contenute in altri provvedimenti d’urgenza in corso di conversione e, in più occasioni, si è assistito alla confluenza nelle leggi di conversione di altri decreti legge”.

Infine l’ultimatum: la prossima volta il cartellino diventa rosso. “Per quanto riguarda le mie responsabilità, valuterò l’eventuale ricorso alla facoltà prevista dall’articolo 74 della Costituzione nei confronti di leggi di conversione di decreti-legge caratterizzati da gravi anomalie che mi venissero sottoposte”.

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