Formiche.net incontra Carlo Verdone, durante una pausa dal set “Vita da Carlo”. Il cinema italiano “è in ottima salute”. Complimenti al direttore della Mostra, Alberto Barbera, per la scelta degli autori italiani in concorso. E su Paolo Sorrentino dice: “Non sbaglia mai, ogni suo film è un’autentica sorpresa”

“È un chiaro segnale di ottima salute per il cinema italiano avere cinque film in concorso a Venezia. Dopo il periodo pandemico, che sembra ci stiamo lasciando alle spalle, le sale chiuse e poi riaperte in parte, non possiamo che accogliere con fiducia la nutrita presenza del cinema italiano alla Mostra”. Chi parla è Carlo Verdone, che grazie alla sua proverbiale disponibilità e cortesia, riesce a trovare un momento per incontrare Formiche.net, durante una brevissima pausa dal set Vita da Carlo, serie che avvia alla conclusione delle riprese nella prima settimana di agosto.

Gli autori in concorso sono Paolo Sorrentino con La mano di Dio, Mario Martone con Qui rido io, Gabriele Mainetti con Freaks out, i Fratelli D’Innocenzo con America Latina, Michelangelo Frammartino con Il buco. Ha avuto occasione di vedere in anteprima qualcuna di queste opere? Cosa pensa della scelta?

Non ho avuto l’occasione di vederli, e se fosse accaduto manterrei il silenzio assoluto. Debbo dire che sono tutti autori che hanno dimostrato di avere una cifra stilistica notevole. Sono film che, in quanto selezionati, possono gareggiare a testa alta in una competizione internazionale di prestigio come la Mostra di Venezia. Il direttore Alberto Barbera, bravissimo, e il suo staff, hanno dovuto scegliere, immagino, su diverse proposte, anche perché dopo un anno e mezzo di blocco delle uscite in sala è prevedibile un certo ingolfamento di opere pronte per la distribuzione. La Mostra di Venezia esige una selezione seria e imparziale e Barbera è una garanzia.

Sappiamo che lei è amico di Paolo Sorrentino e il pubblico ricorda che ha recitato per lui in La grande bellezza. Che film si aspetta sia La mano di Dio?

Del film so solo quello che riporta la stampa, ossia che è autobiografico. Da Paolo Sorrentino mi attendo un bel film. Egli è un autore che definirei spiazzante, il suo modo di raccontare è inimitabile. Non sbaglia mai, ogni suo film è un’autentica sorpresa.

Se il cinema italiano attraversa un momento di creatività, come quello di altri Paesi e se ci lasceremo il Covid-19 e le sue varianti alle spalle, tutto fa sperare che si tornerà a vedere un film su grande schermo, e non solo sul cellulare o sul megamonitor di casa…

Me lo auguro con tutto il cuore. La naturale destinazione di un film è quella di esser goduto insieme, su grande schermo. So bene che i ragazzi preferiscono il cellulare… Ma bisogna educarli a vedere il film insieme, appena le condizioni sanitarie ce lo permetteranno di nuovo. Qui un ruolo importante lo gioca la scuola. E il ministro dell’Istruzione, Patrizio Bianchi, sta investendo molto anche nella educazione alla fruizione del film. Il rito del cinema prevede il recarsi in una sala, anche scolastica, ridere e piangere insieme agli altri e, spesso, dopo, parlarne con chi si è condivisa l’esperienza artistica di fruitore dell’opera. Se pensiamo a tutte le arene che in queste settimane sono state allestite, dalle amministrazioni delle grandi città sino ai piccoli centri, dai cortili delle parrocchie a quelli delle scuole; dai centri culturali ai centri per la terza età, ecc., è incontrovertibile che l’emozionante esperienza della condi-visione di un racconto su grande schermo non morirà tanto facilmente. Voglio essere ottimista.

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