Intervista al banchiere ex Unicredit oggi alla guida di AideXa. Il comitato per il Fintech è un primo passo verso il dialogo tra vecchia e nuova finanza. Ma per una vera svolta occorre un uso più massiccio dell’open banking, accelerando condivisione e visibilità dei dati da parte delle banche tradizionali. Le regole? Un punto di caduta è possibile…

Un primo passo, ma forse serve qualcosa in più, o magari di diverso. La costituzione del comitato per il Fintech, con modello sandbox (un ecosistema dove sperimentare le nuove tecnologie e applicazioni) sotto la regia del Tesoro e coordinato da Consob, Bankitalia e Ivass è senza dubbio il raggiungimento di un traguardo che è punto di partenza al tempo stesso. Però forse sarebbe l’ora di lavorare più sulle regole, tentando la congiunzione tra finanza tradizionale e innovativa.

La condivisione dei dati, ovvero l’open banking, sarebbe la vera operazione sistemica, dice a Formiche.net Roberto Nicastro, un passato ai vertici di Unicredit in veste di dg e oggi imprenditore del Fintech e co-fondatore insieme a Federico Sforza di AideXa, che dal 3 giugno 2021 ha l’autorizzazione per la licenza bancaria.

Pochi giorni fa ha visto la luce il primo comitato italiano per il Fintech. Una prima pietra di un edificio ancora tutto da costruire?

Faccio due considerazioni. Da una parte trovo la costituzione del comitato molto positiva, perché dimostra una disponibilità concreta delle istituzioni verso il mondo del Fintech. Il concetto stesso di sandbox è partito presso altri Paesi ed è un modo in cui le autorità cercano di mettere in discussione il proprio sistema di regole. Certamente è un primo passo verso il dialogo tra un sistema tradizionale e uno più innovativo. Noi di AideXa abbiamo fatto un po’ questo, abbiamo accettato le regole del sistema bancario, dunque tradizionale, pur essendo una fintech. Ed è un esempio di dialogo che si traduce in realtà.

E la seconda considerazione?

Il secondo ragionamento lo scarso utilizzo in Italia dell’open banking (il cui principio è quello per cui informazioni e transazioni finanziarie possono essere fruite dai clienti liberamente senza vincoli e il cui effetto è che le banche, previo consenso del cliente, possono diffondere i suoi dati ad altre società, in modo da allargare l’offerta di prodotti e servizi, ndr) che per il Fintech è un problema molto grosso e sul quale ci aspettiamo alcune azioni da parte delle autorità. L’Italia è molto indietro sull’open banking, il grosso dei Paesi è avanti rispetto a noi.

Come si spiega questa arretratezza nell’open banking?

Il problema è che quasi la metà delle banche non danno piena e facile visibilità dei dati, ovvero il semplice accesso a 12 mesi di flussi di conto corrente – per favorire il credito alle pmi – come avviene nel resto della Ue con la direttiva Psd2. E questo per problemi tecnici, per difficile accessibilità al cliente oppure forse anche per scelta.

Il sistema bancario italiano è poco Fintech friendly?

Il sistema è molto eterogeneo, C’è chi fa leva sul Fintech, sull’open banking per promuovere competività a beneficio dei clienti, chi invece pare far resistenza. Quindi ottimo ora il progresso del sandbox, ma anzitutto pare fondamentale far funzionare bene la direttiva Psd2 che ormai ha due anni ma appunto non è ancora efficace, Ed è un peccato perché il 90% dei clienti è aperto all’uso della PSD2 ed è ben contento di usare nuove forme di servizi per il credito. Ma la cosa si scontra in Italia con le situazioni di mancata compliance, che sono molto più numerose che nel resto della Unione Europea

Parliamo di regole. A inizio anno il presidente e ceo di Jp Morgan, Jamie Dimon, ha criticato la disparità di regole tra finanza tradizionale e Fintech. La sua impressione?

Faccio ancora l’esempio di AideXa. Noi abbiamo pensato che fosse importante essere banca ma è un fatto che le regole del sistema tradizionale possano sembrare più rigide. Le stesse regole nelle banche erano lasche prima di Lehman Brothers, poi ci sono state delle grandi oscillazioni. Ma il punto è trovare l’equilibrio e per trovare l’equilibrio c’è solo il dialogo tra Fintech e finanza tradizionale.

Cosa propone per armonizzare Fintech e sistema old school?

Non siamo la prima fintech ad aver chiesto la licenza bancaria. Credo che la sintesi possa essere quella di avere qualche regola in meno per consentire al Fintech di mettersi al servizio delle persone.

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