Raggiunto un accordo per eliminare gradualmente 5,8 milioni di barili al giorno di tagli alla produzione di petrolio entro settembre 2022. L’ex ministro dell’Industria a Formiche.net: “Anche stavolta la forza dei fatti ha spinto l’Opec a trovare un’intesa. Ma se nel breve periodo i prezzi della benzina potranno salire a due euro, tra due o quattro anni possono aumentare fino a 3 o 4 euro”

Anche stavolta la forza dei fatti ha spinto l’Opec a trovare un’intesa, ma i nuovi rischi del mercato potrebbero portare ad un altro rafforzamento dei prezzi. Lo dice a Formiche.net Alberto Clò, economista, ex ministro dell’industria nel Governo Dini e nel cda di varie società quotate (Eni, Finmeccanica, Italcementi, Iren e ASM Brescia, Atlantia, Snam.), Direttore di Rivista Energia, che riflette sull’accordo trovato in seno all’Opec+ per aumentare la produzione di petrolio: saranno eliminati gradualmente 5,8 milioni di barili al giorno di tagli alla produzione di petrolio entro settembre 2022.

L’adeguamento complessivo aggiungerà 1,63 milioni di barili al giorno alla fornitura da maggio del prossimo anno. Gli Emirati Arabi Uniti vedranno la loro produzione di base, da cui vengono calcolati i tagli, aumentare a 3,5 milioni di barili al giorno da maggio 2022 dagli attuali 3,168 milioni. Il derby tra principi ereditari è stato di fatto congelato dal pragmatismo.

Gli aumenti coordinati della fornitura di petrolio da parte del gruppo inizieranno ad agosto, ma le preoccupazioni vertono sugli scenari. Secondo Clò se nel breve periodo i prezzi della benzina potranno salire a due euro, tra due o quattro anni aumenteranno fino a 3 o 4 euro.

REALPOLITIK

Cosa cambia per lo scenario in corso e con quali conseguenze, per paesi e portafogli? La prima osservazione riguarda la capacità di tenuta dell’Opec+. “Da circa un anno, data di inizio della guerra dei prezzi, Opec+ ha fatto una mossa che non era immaginabile – osserva – : ha governato con grande capacità e sapienza il mercato del petrolio. La contrapposizione tra Russia e Arabia Saudita dell’aprile 2020 spinse l’allora Presidente Donald Trump ad auspicare un’intesa fra le parti perché, diversamente da quanto sostenuto pochi giorni prima, il crollo dei prezzi avrebbe danneggiato gli Usa più di quanto si immaginasse. Da allora tale rassemblemant di 28 paesi è riuscito a calibrare in maniera puntuale la dinamica dell’offerta, essendoci un surplus evidentemente enorme rispetto alla domanda. Tale crescita dei prezzi è stata la leva che ha sostenuto l’intesa ed è la dimostrazione di come la realpolitik abbia prevalso sugli scontri”.

DERBY

E’il caso della contrapposizione tra i principi ereditari di Emirati Arabi e Arabia Saudita, Mbs e Mbz, che hanno diversità enormi: “I primi hanno anche riconosciuto Israele. Il punto cruciale mi sembra questo. Anche stavolta la forza dei fatti ha spinto l’Opec a trovare un’intesa”. E osserva che la disponibilità dell’Arabia Saudita dimostra come quel paese mantenga la leadership dell’Opec, mentre dall’altro versante la Russia mantiene la leadership su altri paesi. “Inoltre Mosca non ha la possibilità di aumentare la propria produzione. Direi che tra i due principi, l’intesa costituisce un elemento di rassicurazione per l’intera Opec+ che ha sempre più in mano il pallino della gestione del mercato”.

PIU’ DOMANDA

Al di là dei tecnicismi, cosa porta in grembo l’intesa nel breve e nel medio periodo? “Da qui a un anno il primo aspetto da rilevare è che la domanda aumenterà, nonostante le restrizioni. In India, uno dei paesi che manifestava la più forte crisi di domanda, è previsto che la domanda torni a correre nonostante i profeti di sventura che avevano sostenuto come il 2020 avesse segnato il picco. Non solo la domanda cresce, entro fine anno si attesterà ai 99 milioni di barili al giorno, uno in meno rispetto al periodo pre-Covid, ma il prossimo anno supererà i 100 milioni. Il direttore generale dell’Aie Fatih Birol però continua a sostenere, non si comprende su quali basi, che non vi è più necessità di investire in nuove ricerche. Non è assolutamente vero, al punto che la stessa agenzia in un altro rapporto ha osservato che la domanda aumenterà nei prossimi anni”.

Per cui nel breve periodo secondo Clò l’aumento della domanda si consoliderà, con una graduale riduzione della capacità inutilizzata, attualmente sui 9 milioni di barili al giorno ma che entro fine anno scenderà a 7 e nel 2022 a 4. E’ storicamente dimostrato che, quando la spare capacity si riduce, i mercati vanno in tensione. “Ricordo fenomeni geopolitici come gli attacchi in Arabia Saudita da parte degli Yemeniti con l’appoggio dell’Iran. I nuovi rischi del mercato potrebbero portare ad un altro rafforzamento dei prezzi”.

L’aumento della domanda quanto potrà influire sulle scelte della shale oil americana? “Non è più quella di qualche anno fa, per intenderci: era cresciuta sul debito, invece oggi il sistema finanziario americano non è più così disposto a riconoscergli altro credito. Quindi non dovrebbe esserci un aumento della produzione tale da controbilanciare la capacità di tenuta dell’Opec. Anche negli ultimi giorni i prezzi hanno oscillato dai 75 ai 73, vedremo domani cosa accadrà: tutto sommato i mercati non hanno scontato il verificarsi di una crisi intra Opec”.

PREZZI IN SU

Nel medio periodo invece potrebbero esserci sorprese, perché il crollo degli investimenti porterà un deficit: “Non è una previsione, ma una certezza – aggiunge – che un dollaro in meno investito oggi significa un barile in meno domani. Dal momento che anche nel 2021 tali investimenti sono diminuiti, è facile immaginare che tra qualche anno si avrà un forte deficit di offerta, se le previsioni di domanda si verificheranno. Se nel breve periodo i prezzi della benzina potranno salire a due euro, tra due o quattro anni aumenteranno fino a 3 o 4 euro”.

@FDepalo

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