Il Pnrr è un importante trampolino di lancio per la crescita economica del Paese. Per capire opportunità e rischi, ne abbiamo parlato con Valentina Meliciani, docente di Applied economics alla Luiss, che si è detta ottimista delle misure previste dal Piano, e che domani illustrerà le sfide italiane all’evento “Italia, siamo pronti al futuro?” con la ministra Gelmini e in diretta su Formiche.net

“I nodi cruciali del Paese sono al centro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il che lascia sperare in un’inversione di tendenza in termini di ristagno della produttività”, parola della professoressa Valentina Meliciani. L’esperta di economia industriale spiegherà come l’Italia potrà affontare il processo verso la transizione digitale ed ecologica durante l’evento “Italia, siamo pronti al futuro? Le sfide trasversali del Pnrr” che si terrà il 28 luglio, alle 10, presso l’Associazione Civita e sarà trasmesso in diretta sulla homepage di Formiche.net e nostri canali social.

Oltre alla professoressa Meliciani ci saranno Mariastella Gelmini, Ministro per gli Affari regionali e le Autonomie, Rodolfo Errore, Presidente di SACE, Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Novartis Italia, Marco Hannappel, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia, Stefano Rebattoni, Amministratore Delegato di IBM Italia e Elisabetta Ripa, Amministratore Delegato di Open Fiber. Il dialogo sarà moderato da Flavia Giacobbe, Direttore della rivista Formiche.

Pnrr, quali ricadute sulla modernizzazione del nostro Paese?

Negli ultimi vent’anni la crescita economica del Paese è stata molto lenta, più di altri Paesi dell’Unione europea. Alcuni fattori interni al nostro tessuto industriale, riconducibili in primo luogo alla piccola dimensione delle imprese, alla bassa spesa in termini di ricerca e sviluppo, e ad altri di contesto, come l’eccessiva burocratizzazione della Pubblica amministrazione e la lentezza della giustizia, hanno contribuito a determinare questo andamento.

Possiamo però essere ottimisti. Questi aspetti sono tutti al centro del Piano nazionale di ripresa e resilienza, il che lascia sperare in un’inversione di tendenza in termini di ristagno della produttività. In ogni caso, si tratta di una serie di potenzialità che devono essere realizzate e che richiedono il verificarsi di una serie di condizioni, compresa la stabilità politica. Elemento che, però, in questi ultimi dieci anni è mancato del tutto.

E quali effetti saranno visibili sugli investimenti e i progetti strategici?

Il Next generation Eu rappresenta un vero punto di discontinuità rispetto al passato. Se guardiamo alle politiche fiscali portate avanti negli ultimi anni in Italia, infatti, si nota chiaramente come si sia verificato un incisivo rallentamento nella spesa per gli investimenti. E questo perché si tentava di tenere sotto controllo il debito pubblico. Negli anni, sono diminuite sia la spesa pubblica, in percentuale rispetto a quella totale, sia la spesa privata (data la loro complementarietà).

La maggior parte dei 191,5 miliardi di euro previsti dal Pnrr finanzierà spese per investimenti. È una quantità ingente di fondi e questo è un buon punto di svolta. Ma per fare il salto di qualità bisogna lavorare per l’armonizzazione con le linee strategiche di politica industriale europea.

Digitalizzazione e innovazione possono trainare la crescita strutturale di cui il Paese ha bisogno?

Il Piano affida a digitalizzazione e innovazione un ruolo importante. Sebbene non rientrino nella prima missione per fondi stanziati, rientrano nella seconda che è quella da cui ci si attende un maggior impatto in termini di crescita economica. Si stima un aumento di 3,9 punti percentuali in più rispetto allo scenario base, sull’orizzonte temporale che va dal 2021 al 2026, che è quindi quasi il 30% della crescita attesa prevista dall’impatto del Pnrr.

Su questi importanti argomenti si gioca la capacità del Piano di porre le basi per una crescita economica di lungo periodo. C’è il rischio che qualcuno possa rimanere indietro?

Fino ad ora il nostro tessuto industriale non è stato molto capace di beneficiare delle tecnologie dell’informazione prima e di quelle digitali dopo. E ciò per carenze strutturali che fanno capo, in primis, a diversi problemi di competenze digitali. Basti pensare che nelle classifiche siamo al quartultimo posto in termini di lavoratori con competenze digitali al di sopra del livello base. Servirebbe, per esempio, una maggiore sensibilizzazione dell’informazione e un aiuto in più alle imprese, soprattutto quelle del Meridione.

Una buona parte delle risorse in conto è destinata al Mezzogiorno. Che valore è attribuito ai territori? Il Piano va nella giusta direzione?

C’è grande attenzione sulla coesione sociale e territoriale, come elemento importante per la crescita sostenibile di tutta l’Unione. L’ammontare delle risorse previste dal Pnrr soddisfa i criteri per un riequilibrio fra Nord e Sud, ma ciò non significa che si creino in automatico le capacità per raggiungere efficacemente l’obiettivo. Su questo abbiamo il lampante esempio dello spreco dei fondi strutturali.

È importante perciò che il Pnrr consideri anche le cosiddette riforme complementari: quelle orizzontali che riguardano la Pubblica amministrazione e la giustizia e le riforme abilitanti che guardano alla semplificazione e alla concorrenza. La capacità del Paese di affrontare questi nodi, anche di modifica istituzionale, è importante perché le risorse stanziate siano realmente utilizzate.

Il sud ha gli strumenti adatti per sfruttare il Piano?

Nel capitolo di spesa destinato alla digitalizzazione e all’innovazione, sono previsti incentivi che vanno sotto il nome di “Transizione 4.0” e che sono stati già sperimentati, come “Industria 4.0”. Essi comportano diversi rischi. Molti studi ne hanno valutato gli effetti e si è dimostrato come spesso le risorse derivanti si siano concentrate nella parte settentrionale del nostro territorio e siano state assorbite da imprese di medie o grandi dimensioni.

Il rischio potrebbe essere, soprattutto con riguardo al Mezzogiorno, che da Piano è destinatario di molte risorse, che essi vengano utilizzati in maniera asimmetrica e ciò potrebbe avere conseguenze negative in termini di convergenza economica.

Quale ruolo avranno le partnership pubblico-privato nel rilancio del Paese?

Si tratta di un elemento fondamentale, proprio perché serviranno a coadiuvare in maniera innovativa il cambiamento della logica della Pubblica amministrazione. Anche se l’Italia non è avanti sul tema, io credo che esse, seppur lentamente, possano costituire un’opportunità per la PA e per le imprese per fare passi in avanti e creare sinergie fondamentali per realizzare gli obiettivi del Pnrr.

E in termini di concorrenza di mercato, in riferimento al settore digitale, cosa dice il Piano?

Il Pnrr sottolinea l’importanza della regolamentazione e della deregolamentazione delle imprese in settori strategici come il digitale, l’energia, i porti. Ciò che è interessante, è il tentativo di tenere insieme la necessità di un aumento della concorrenza e la consapevolezza che essa potrebbe portare anche ad una riduzione di benessere per i consumatori. Il Piano disciplina le basi per alcuni interventi di regolamentazione, ma saranno l’attività governativa e parlamentare a dover trovare soluzioni ai problemi specifici, in un’ottica europea.

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