Sette linee di sviluppo e otto d’azione in un unico indirizzo: la Direttiva di politica industriale della Difesa, firmata da Lorenzo Guerini. L’obiettivo è un “sistema Difesa” integrato, a servizio del Paese, in pieno coordinamento con altri dicasteri e nel dialogo strutturato con l’industria. Supporto all’export, innovazione e stabilità finanziaria…

Di fronte a un mondo più complesso e competitivo, denso di minacce esacerbate dalla pandemia, “la possibilità per l’Italia di disporre di uno strumento militare in grado di esprimere le capacità militari evolute di cui il Paese necessita per tutelare la propria sicurezza e i propri interessi nazionali non può prescindere da un adeguato vantaggio tecnologico e da una capacità industriale in grado di presidiarlo e innovarlo”. Lo scrive il ministro Lorenzo Guerini, firmando la sua “Direttiva per la politica industriale della Difesa”. Una trentina di pagine per sette linee di sviluppo, otto linee d’azione e un unico obiettivo: un “sistema Difesa”, integrato, a servizio del Paese, in grado di soddisfare le esigenze delle Forze armate e di preservare le eccellenze tecnologiche del comparto industriale.

IL CONTESTO

“L’attuale scenario di crescente competizione tra gli Stati si esprime sempre di più anche mediante la dimensione industriale e tecnologica della politica estera e di difesa”, scrive Guerini nell’introduzione alla direttiva. Dunque, lo strumento militare assume “una valenza geostrategica per il Paese, a tutela della sua sovranità tecnologica”. Il tutto in un contesto più complesso: la pandemia “ha accentuato l’antagonismo tra gli Stati ai fini del rilancio economico e del posizionamento geopolitico nel mondo post-Covid-9, e dimostrato che detenere capacità tecnologiche e militari all’avanguardia non è solo garanzia di sicurezza, ma anche fondamentale fattore di resilienza per il Paese”. Da qui l’esigenza di un “sistema Difesa”, evoluzione del rapporto “cliente-fornitore” tra Forze armate e industria.

L’ASSE EURO-ATLANTICO

In sintesi, si tratta di “contemperare le prioritarie esigenze di sviluppo capacitivo dello strumento militare con gli obiettivi di innovazione tecnologica e di competitività dell’industria nazionale, attraverso l’uso integrato e bilanciato del mercato domestico, di mirate strategie di collaborazione internazionale e della proiezione sui mercati esteri”. Oltre i confini nazionali la prospettiva di riferimento resta quella euro-atlantica. Trasversali a tutto il documento ci sono sia la convinta adesione alla difesa europea (“l’Italia vede nell’Europa una scelta strategica per la Difesa e per la sua dimensione industriale”), sia la dimensione atlantica, a partire dal “rapporto privilegiato con gli Stati Uniti”, con gli Usa.

L’IMPERATIVO INNOVATIVO

L’obiettivo correlato è la tutela del comparto nazionale, a rischio “vulnerabilità” nel mondo complicato del Covid-19. Se da una parte, dunque, occorre aumentare la resilienza del settore, dall’altra bisogna incrementare le sue capacità di sostenere gli interessi nazionali. E se la competizione si gioca sulla frontiera dell’innovazione, allora il focus non può che essere sulle tecnologie emergenti e disruptive. La ricerca e lo sviluppo su di esse “determinerà in futuro la capacità dell’Italia di preservare la propria autonomia strategica e il proprio ruolo nella comunità internazionale dei Paesi tecnologicamente evoluti e in grado di influenzare gli equilibri politici e militari a tutela dei propri interessi economici e di sicurezza”. È una sorta di imperativo innovativo, da affiancare a “sostenibilità energetica e ambientale”. Ne derivano concetti come “sovranità tecnologica” e “autonomia strategica”, sempre da leggere nell’ottica europeista e nell’alleanza transatlantica.

LA STABILITÀ DEGLI INVESTIMENTI

Prerequisito per i suddetti obiettivi è la stabilità degli investimenti, essenziali per programmi che hanno orizzonti temporali spesso nell’ordine di (almeno) dieci anni. “L’obiettivo della tendenziale stabilizzazione degli investimenti per la Difesa deve essere perseguito attraverso la rivitalizzazione del procurement nazionale quale principale strumento della politica industriale del dicastero, in ottica strategicamente complementare e integrata con la cooperazione internazionale e l’export”. Servono in sintesi “finanziamenti certi e stabili”, da concentrare “sui programmi che assicurano maggiori ritorni tecnologici, industriali e economici”, sfruttando i nuovi canali europei (Edf in testa).

LE LINEE DI SVILUPPO

Tutto ciò confluisce in sette linee di sviluppo. Si parte dalla questione culturale: “Promuovere una dialettica e una comunicazione istituzionale volta a rafforzare la consapevolezza dell’opinione pubblica sul ruolo della Difesa e del suo valore per il Paese”. Secondo, il tema delle risorse, da “razionalizzare” facendo corretto ricorso ai vari canali di finanziamento, nazionali e poi extra-nazionali, sempre nell’ottica di bilanciare le esigenze delle Forze armate e la valorizzazione del potenziale industriale. Terzo, “perseguire il vantaggio strategico in campo scientifico e tecnologico mediante una strategia di medio-lungo periodo per la ricerca tecnologica e l’innovazione”, rispondente al suddetto imperativo innovativo.

IL FOCUS SULLE PMI

Quarto, “perseguire la cooperazione internazionale quale imprescindibile strumento per assicurare l’acquisizione di competenze e tecnologie complementari a quelle sovrane e accrescere la competitività dell’industria nazionale”. La quinta linea di sviluppo si concentra sul supporto all’export e sulla “dimensione internazionale della politica industriale della Difesa, quale fattore dell’economia nazionale e della politica estera, di cooperazione e di sicurezza del Paese e strumento per perseguire e tutelare gli interessi nazionali”. La sesta mira a “valorizzare le potenzialità presenti nell’industria nazionale”, mentre la settima presenta l’obiettivo di integrare la filiera di settore nei principali programmi di sviluppo di capacità militari innovative, rafforzando il ruolo delle Pmi.

LE LINEE D’AZIONE

Alle sette linee di sviluppo se ne aggiungono otto d’azione, più operative. La prima riguarda il mercato domestico, per identificare le “capacità strategiche abilitanti e i relativi salti tecnologici”, anche attraverso uno strumento pluriennale di pianificazione: il Piano di innovazione tecnologica della Difesa. Le seconda linea prevede di coinvolgere in tale piano di centri di ricerca, il mondo accademico, gli enti europei e della Nato, per aumentare gli sforzi sulle capacità-chiave. Per gli investimenti si prevede lo sviluppo di “una pianificazione finanziaria funzionale alla realizzazione di programmi strategici di medio-lungo periodo incentrati sulla convergenza dei requisiti capacitivi futuri delle Forze armate con le direttrici della ricerca tecnologica e le strategie di innovazione tecnologica dell’industria nazionale, puntando al rinnovamento generazionale degli equipaggiamenti e delle tecnologie”. Per tale obiettivo si cita l’aumento delle “sinergie con il Mise”, recentemente rilanciate da Guerini attraverso il tavolo congiunto aperto con Giancarlo Giorgetti.

TRA G2G E GOLDEN POWER

Nelle successive linee d’azione si organizzano obiettivi già esplicitati: la partecipazione ai programmi internazionali ed europei; il supporto all’export (a partire dal G2G); la tutela del patrimonio tecnologico (anche mediante Golden power); la garanzia degli approvvigionamenti militari (con “specifici criteri” per sviluppo e acquisizione); lo sviluppo “di forme di partenariato e di valorizzazione economica delle infrastrutture strategiche della Difesa e delle capacità addestrative e logistiche delle Forze armate per l’implementazione di moderne capacità di tipo industriale e per il supporto delle opportunità di export”.

IL TAVOLO TECNICO

Ai fini del perseguimento delle suddette linee di azione, spiega infine la Direttiva, sarà costituito presso l’ufficio di Gabinetto del ministro della Difesa un Tavolo tecnico di coordinamento della politica industriale (Ttpi). A definirne la composizione sarà un apposito atto di indirizzo del titolare del dicastero. Sicuramente parteciperanno in modo permanente SegreDifesa, lo Stato maggiore della Difesa e l’ufficio di diretta collaborazione del ministro. “Quando opportuno e necessario”, parteciperanno altri dicasteri e rappresentanti di industria. L’idea è di “un formato flessibile a livello tecnico o politico, di volta in volta valutato su base di opportunità in relazione alle implicazioni sottese alle tematiche in trattazione”.

IL SUPPORT ALL’EXPORT

Nota a margine, il supporto all’export, altro tema che emerge a più riprese nella Direttiva, ritenuto fondamentale per rafforzare l’industria di settore e per contribuire alla proiezione internazionale del Paese. “È necessario – si legge – ricondurre coerentemente a livello interministeriale decisioni e valutazioni in tema di export militare, per evidenziarne la rilevanza strategica per il Paese la sua credibilità in ambito europeo e internazionale”. Dunque, “dovrà essere ricercata una linea d’azione condivisa con la presidenza del Consiglio dei Ministri, i ministeri degli Affari Esteri, dello Sviluppo economico, dell’Economia e delle finanze volta a sincronizzare tutte le componenti del Paese”. Ciò per tre esigenze: il controllo dell’export (valutando ipotesi di modifica della legge 185 del 1990), la piena implementazione degli accordi G2G, e il supporto all’internazionalizzazione delle imprese, anche con “meccanismi di supporto finanziario”.

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