“Space economy” sembra essere diventato un termine passepartout per dimostrare come gli investimenti nel settore spaziale abbiano benefiche ricadute per tutti i cittadini. Ma nell’attuale competizione globale ciò accadrà solo attraverso una strategia di politica industriale che negli altri Paesi, per esempio in Francia e Germania, si attua con forme innovative non riscontrabili in Italia. L’opinione dell’ingegnere ed esperto aerospaziale

Il 21 luglio il ministro dell’Economia tedesco Peter Altmaier e il suo omologo francese Bruno Le Maire hanno firmato un accordo intergovernativo sulla politica spaziale incentrato sui lanciatori (ne abbiamo parlato qui) e hanno lanciato un gruppo di lavoro congiunto su altri temi tra cui i semiconduttori, le batterie elettroniche e l’idrogeno verde.

Sull’accordo di politica spaziale sui lanciatori, fonti di stampa d’oltralpe non fanno mistero sulla portata tutto sommato modesta dello stesso, rimarcando che esso dovrebbe aprire a generiche prospettive commerciali per Ariane 6 e, secondo Le Maire, dovrebbe anche consentire a Germania e Francia di cooperare anche nel campo dei cosiddetti micro-lanciatori, un tema piuttosto divisivo tra i due paesi. È un dato di fatto che Berlino finanzia da alcuni tre società, OHB e due start-up la HyImpulse e la Isar Technologies, per sviluppare nuovi vettori che possano essere lanciati da poligoni situati anche in Nord Europa o alle Azzorre.

Secondo il ministro francese, Germania e Francia inizieranno ora i colloqui con l’Italia, terza potenza spaziale europea, anche se un accordo a due – in realtà molto di principio – tra Francia e Italia era già stato raggiunto a marzo. Così funziona l’Europa dello Spazio: discussioni bilaterali e poi trilaterali tra governi al netto di ciò che gli enti europei deputati allo spazio, come l’Esa e la Commissione, dovrebbero essere tenuti a fare.

Questa è la realtà e in ciò risiede anche il nucleo del “problema europeo” vis-a-vis del New Space, cioè delle nuove iniziative spaziali sia statunitensi a capitalismo di mercato e sia cinesi a capitalismo politico, che stanno di fatto rivoluzionando non solo il settore spaziale ma le prospettive stesse di sviluppo industriale futuro. Ma questo è un altro discorso.

C’è da notare che al di là dell’accordo dei due ministri dell’economia di Parigi e Berlino, le relazioni che innervano i tessuti produttivi e industriali dei due Paesi vengono portate avanti in maniera intelligente anche attraverso iniziative come quella che l’agenzia spaziale francese Cnes ha avviato insieme alla Bundeswehr University di Monaco di Baviera. I due enti statali hanno dato il via al programma “SpaceFounders”, con cui sostenere start-up del settore spaziale. Si tratta di una sorta di incubatore dedicato a giovani imprese che propongono iniziative innovative ed è un’estensione a cooperazione bilaterale dell’iniziativa per le start-up spaziali che il Cnes aveva già avviato a livello nazionale due anni fa con il programma “Connect”.

Nell’ambito di SpaceFounders i giovani talenti delle start-up seguono per alcuni mesi delle sessioni e dei workshop nelle principali città europee dove hanno sede le aziende aerospaziali, quali per esempio Tolosa e Monaco di Baviera, e partecipano a conferenze online e sessioni di mentoring. Il programma si conclude con una due giorni a Parigi e a Berlino, dove tutte le start-up si incontrano con un ampio panel di investitori, sia venture capital che istituti di credito, per trovare le forme migliori di finanziamento di cui hanno bisogno per sviluppare la propria attività. Le start-up selezionate per il programma sono supportate dalla solida rete tecnica del Cnes, per il tramite del suddetto programma incubatore Connect, e se si scorre l’elenco delle società si scoprono idee interessanti.

Le iniziative prescelte spaziano dalle strutture dispiegabili per i nano satelliti a laboratori per l’agricoltura sostenibile per la terra e per moduli ad ambiente controllato lunare o marziano; dalle flotte di nano satelliti per il monitoraggio delle orbite alle piattaforme di gestione del traffico orbitale basata sull’intelligenza artificiale; dallo sviluppo di sistemi di propulsione ad alta efficienza per lanciatori riutilizzabili al trasferimento della tecnologia spaziale per fornire misurazioni idrologiche per la prevenzione delle inondazioni attraverso un’ibridazione della connettività spaziale/GSM/IoT.

Insomma, uno spettro di iniziative al cui interno provare a trovare i futuri Elon Musk o i Jeff Bezos europei. La SpaceFounders riceve supporto anche dall’Esa e dal Centro aerospaziale tedesco (Dlr), così da poter attingere a una community di mentors qualificati nel panorama spaziale europeo e nell’ecosistema digitale, offrendo alle start-up assistenza specifica nelle aree tecniche così come in quelle commerciali e finanziarie.

In questo modo Parigi e Berlino provano a legare tra loro i migliori talenti per uno sviluppo congiunto delle loro idee così che non si producano “fughe” tecnologiche solitarie tali da impattare un percorso europeo condiviso. Se da un lato questo approccio rileva un’indubbia efficacia nel supportare le iniziative migliori, dall’altro non fa altro che legare sempre di più i due paesi in un binario di mutua integrazione. Bisogna ammettere che in Italia non si riscontrano iniziative come la Connect-by-Cnes o la SpaceFounders e questo è un tema che andrebbe analizzato.

Al di là infatti di modalità autocelebrative a uso interno, è sul piano internazionale che si riscontrano le reali capacità di influenza di un paese nello scacchiere europeo. Sarebbe quindi oltremodo utile, e urgente, avviare anche nel nostro paese un’iniziativa di supporto alle start-up, anche quelle più eterodosse, per avviarle a un reale percorso di incubazione tecnica e finanziaria che le possa porre allo stesso piano delle omologhe europee

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