La vice di Biden è in viaggio nel Sud-Est asiatico con una missione: rassicurare i Paesi partner. Che però non vogliono essere messi davanti alla scelta Cina-Usa

Venerdì era alla destra del presidente Joe Biden per la conferenza stampa dedicata in larga parte alle procedure di evacuazione per l’Afghanistan. Oggi è in Asia con un compito reso ancora più difficile dalle immagini che continuano ad arrivare da Kabul e dalle altre città nelle mani dei Talebani. Kamala Harris, vicepresidente degli Stati Uniti, visiterà Singapore e Vietnam a partire da oggi, per colloqui con i leader di quei Paesi in merito a questioni economiche e di sicurezza, e per un confronto in merito agli sforzi per il contenimento della pandemia di Covid-19.

Il viaggio nel Sud-Est asiatico coincide con un momento di forte difficoltà per l’amministrazione Biden, dopo il ritiro dall’Afghanistan, immediatamente riconquistato dai Talebani. Fatti che hanno alimentato in alleati e partner degli Stati Uniti diverse perplessità circa la credibilità delle promesse americane in politica estera.

Harris arriverà a Singapore domenica, e farà visita al Vietnam da martedì 24 agosto. La visita di Harris ribadisce la centralità geopolitica attribuita dall’amministrazione Biden all’Indo-Pacifico: negli ultimi mesi Washington ha già inviato in visita ufficiale nella regione altri funzionari di alto livello, inclusi il segretario della Difesa, Lloyd Austin, e la vicesegretaria di Stato Wendy Sherman. Singapore e Vietnam, in particolare, rivestono per gli Stati Uniti una posizione di centralità economica nel contesto dell’Associazione delle nazioni del Sud-Est asiatico (Asean). Alla luce della crisi in atto in Afghanistan, la visita di Harris potrà anche servire a fornire rassicurazioni ai partner asiatici riguardo la determinazione degli Stati Uniti a tener fede ai loro impegni nel campo della difesa.

“In un certo senso, gli Stati Uniti stanno cercando di rimettersi in pari in Asia come risultato della loro scarsa attenzione alla regione negli ultimi 20 anni”, ha detto Carl Schuster, ex direttore delle operazioni al Joint Intelligence Center del Comando del Pacifico degli Stati Uniti, citato da Bloombeg. “Posso assicurarvi che nessun Paese del Sud-Est asiatico vuole scegliere tra gli Stati Uniti e la Cina. Non vedono benefici nello scegliere da che parte stare, ma molti svantaggi”.

Per la vicepresidente il viaggio rappresenta anche un’opportunità per rafforzare il suo profilo internazionale, anche in vista di una futura candidatura alla Casa Bianca. Questi sforzi, però, rischiano di essere offuscati dal tema Afghanistan, che difficilmente non sarà al centro delle domande dei giornalisti anche in occasione di questo viaggio.

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