Il numero uno della sicurezza esterna convocato a Palazzo San Macuto per riferire su diversi temi legati all’Afghanistan. Tra le questioni affrontate, le difficoltà dei civili afghani a raggiungere l’aeroporto da Herat e la collaborazione con le intelligence di Stati Uniti e Regno Unito

L’audizione di Giovanni Caravelli, direttore dell’Aise con una forte esperienza sull’Afghanistan, è stata l’occasione per i membri del Copasir di affrontare più nello specifico un tema emerso anche in quelle della scorsa settimana: il pericolo che la riscossa dei Talebani possa rivitalizzare il fanatismo islamico e che il neonato Emirato islamico dell’Afghanistan possa tornare a essere un santuario del jihadismo come prima dell’11 settembre e dell’intervento militare statunitense.

Caravelli, vicedirettore dell’Aise dal 2014 al 2020 prima della promozione, conosce bene l’Afghanistan, teatro in cui ha operato in qualità di direttore di divisione presso il Sismi, come consigliere militare del Rappresentante speciale del segretario generale delle Nazioni Unite tra il 2010 e il 2011 e ufficiale italiano più anziano. Tra le numerose onorificenze ottenute nella sua carriera, anche la medaglia per la partecipazione alla missione in Afghanistan.

Oltre due ore di audizione per lui. Tra i temi trattati, come comunicato in una nota dal presidente del Copasir, il senatore Adolfo Urso di Fratelli d’Italia: le modalità e la tempistica del piano di evacuazione dei nostri collaboratori e dei loro familiari e degli esponenti della società civile e istituzionale che necessita di tempi congrui per essere completato in condizione di sicurezza; le cause del rapido e imprevisto disfacimento delle istituzioni e delle forze di sicurezza afghane, anche in riferimento alle decisioni che possano aver accelerato il fenomeno; la crisi umanitaria e le sue conseguenze sui fenomeni migratori; il contrasto al terrorismo islamico e al traffico internazionale di droga.

I nostri uomini sul campo operando in coordinamento con i colleghi statunitensi e britannici. Il principale ostacolo nelle procedure di evacuazione rimangono le difficoltà dei civili afghani che avevano collaborato con l’Italia: per raggiungere l’aeroporto di Kabul e imbarcasi devono recarsi autonomamente da Herat, dove si trovava il quartier generale del continente italiano, ma il trasferimento (di 24-36 ore) è reso ancor più complicato dai check-point dei Talebani (di questo tema hanno parlato anche nel loro recente colloquio telefonico il presidente del Consiglio Mario Draghi e il presidente statunitense Joe Biden).

Problemi, però, ce ne sono anche all’aeroporto. Jake Sullivan, consigliere per la sicurezza nazionale del presidente Biden, ha dichiarato alla CNN che la minaccia “reale” e “duratura” di un attacco terroristico da parte dello Stato Islamico pone un serio pericolo all’evacuazione dell’amministrazione di migliaia di americani e alleati afgani dall’aeroporto di Kabul.

Nell’audizione, si legge ancora nella nota, sono state esaminate le conseguenze della nascita dell’Emirato islamico sulle relazioni internazionali e sulla presenza occidentale nell’Asia centrale, le ripercussioni sui Paesi limitrofi e sulle aree di prioritario interesse dell’Italia, dal Mediterraneo allargato, al Sahel e al Corno d’Africa, anche in riferimento alla attività delle organizzazioni terroristiche islamiche che hanno consolidate basi operative in Afghanistan.

Il faro del Copasir sulla situazione in Afghanistan si è acceso la scorsa settimana con le audizioni di Elisabetta Belloni, direttore del Dis, e di Luigi Di Maio, ministro degli Esteri. La prima, ascoltata per oltre due ore mercoledì scorso, aveva illustrato i dettagli della presenza dell’intelligence italiana nel Paese e delle procedure di evacuazione dei connazionali e dei cittadini afghani che hanno collaborato negli anni con il nostro contingente. Il secondo aveva spiegato, tra le altre cose, le ragioni del rientro a Roma dell’ambasciatore italiano in Afghanistan, Vittorio Sandalli, e le intenzioni del governo in vista del G20.

Con l’audizione dei ministri Di Maio e Lorenzo Guerini (Difesa) in programma domani (martedì 24 agosto, ndr), nello stesso giorno della riunione del G7, il Copasir dovrebbe tornare a riunirsi a settembre. Eventuali nuove convocazioni saranno valutate in base alla situazione sul campo e ai risultati dei vertici internazionali.

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