“Insieme con Sant’Egidio e la Federazione della Chiese Evangeliche possiamo aiutare gli afghani che già sono in Italia in un percorso di integrazione. Poi, sempre unendo diverse capacità e possibilità, possiamo attuare un corridoio umanitario che aiuti altri afghani”. Le parole del presidente del sinodo valdese

Quello di Valdo Spini non è un nome irrilevante per i valdesi e per l’Italia: parlamentare per 29 anni, ministro con Ciampi e Amato, appena eletto presidente del sinodo valdese, incarico che si è concluso poche ora fa, ha pronunciato tre parole programmatiche: “Emozione, gratitudine, umiltà”. In queste parole di un uomo prestato alla sua Chiesa per qualche giorno cruciale forse si può cogliere un modo di vivere quella buona politica che serve sempre, e che nei momenti di crisi serve di più. “Spero possano esserlo – dice con umiltà Valdo Spini – soprattutto per i giovani”. E forse proprio tra sinodalità e futuro italiano potrebbe esserci un nesso importante, che potrebbe aprire nuove porte a una società che ha bisogno di respirare, se la strada verrà davvero seguita.

Valdo Spini è stato eletto domenica scorsa, con il consenso di quasi tutti e qualche astensione, a presiedere il sinodo della valdese, che l’anno scorso non potè tenersi, prima volta dopo tantissimi anni, per l’emergenza Covid. Quest’anno si è svolto in forma mista, con tanti incontri on line che se hanno tolto il calore della presenza, dall’altra hanno confermato vivacità e bisogno di dialogo. Il suo compito è cominciato ringraziando papa Francesco, che tramite il Segretario di Stato, cardinale Pietro Parolin, aveva inviato il suo messaggio di auguri al sinodo, momento che in termini cattolici vorrebbe presto anche per aiutare la Chiesa cattolica nel tempo pandemico.

Citato in questi giorni, vale probabilmente la pena di leggerlo nella sua integralità, perché archivia il passato e apre le porte a una nuova collaborazione, sull’Afghanistan: “Il Sinodo della Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle Chiese Metodista e Valdese) La ringrazia per averci trasmesso il messaggio augurale e benedicente di papa Francesco. Lo riceviamo con un sentimento di particolare gioia. Ricordiamo con viva commozione la visita che papa Francesco rese il giorno di lunedì 22 giugno 2015 al Tempio Valdese di Torino e la sua accorata e sincera richiesta di perdono per le persecuzioni subite nei secoli scorsi dai Valdesi, il che ha consentito di intensificare e di elevare il livello dei nostri rapporti ecumenici. Sottolineiamo il valore di queste relazioni tra le nostre Chiese, testimoniato dall’estendersi sul nostro territorio dei Consigli delle Chiese Cristiane costituitisi a livello cittadino e/o regionale. Proprio il dibattito del nostro Sinodo potrà approfondire questo tema e fornire le nostre indicazioni in proposito. Viviamo in un periodo drammatico della storia della nostra umanità e naturalmente dell’Italia in particolare, in cui tanto più preziosa è una testimonianza cristiana coerentemente improntata ai principi dell’Evangelo, che come, il Papa ricorda nel suo messaggio, ci devono ispirare ad una particolare attenzione agli ultimi e agli scartati. Proprio le vicende della Pandemia del Covid19 ci hanno richiamato e ci richiamano alla fragilità delle nostre costruzioni umane e alla necessità di dispiegare appieno un autentico spirito cristiano di solidarietà e di fratellanza. In questo senso una particolare sottolineatura il nostro Sinodo intende fare della positiva collaborazione stabilitasi tra il nostro Otto per Mille la Comunità di Sant’Egidio e la federazione delle Chiese Evangeliche Italiane, per l’iniziativa dei Corridoi Umanitari, volti a contrastare la tragedia dei migranti nel Mediterraneo con le ormai numerose vittime che abbiamo dovuto registrare in questi anni. Confidiamo e operiamo che questa iniziativa si possa estendere anche all’Afghanistan che sta vivendo una situazione veramente drammatica. Che ciascuna delle nostre Chiese possa essere pari all’altezza delle sfide del nostro tempo e che i rapporti fraterni che si sono instaurati tra noi ci aiutino a farlo al servizio dell’Evangelo. Con questo spirito invochiamo le Benedizioni del Signore sull’opera di Papa Francesco e formuliamo l’augurio che i nostri rapporti ecumenici progrediscano sempre più nel comune riconoscimento di Gesù Cristo Salvatore”.

Valdo Spini sin dal momento del suo breve mandato sinodale ha infatti richiamato l’attenzione sulla tragedia afghana e oggi è felice di poter confermare che la collaborazione già sperimentata in Libano e avviata in Libia nella realizzazione dei corridoi umanitari è in atto anche al riguardo dell’Afghanistan. La Chiesa valdese, ricorda, aveva progetti in Afghanistan, al fianco delle donne, e spera potranno proseguire. Ora però la collaborazione riparte da una nuova e più ampia emergenza all’insegna dei corridoi umanitari, non solo perché è già fuggiti da Kabul. “Insieme con Sant’Egidio e la Federazione della Chiese Evangeliche possiamo per prima cosa aiutare gli afghani che già sono in Italia in un percorso di integrazione. L’esperienza maturata in queste anni ci consente nei dire che è possibile. Poi, sempre unendo diverse capacità e possibilità, possiamo attuare un corridoio umanitario che aiuti altri afghani. Il modello che è stato sperimentato in Libano, dove si sono aiutati molti profughi siriani, può o potrebbe essere replicato dal Pakistan o da altri paesi, ad esempio”.

Il protocollo è stato già stato firmato, ma viene naturale domandarsi se non ci sia il rischio che, governati dalle emozioni, anche in questo caso con l’emozione del momento passi la spinta della solidarietà? A questa domanda Spini risponde che, quale esponente della società civile prestato a un ruolo ecclesiale provvisorio, ha avvertito “la speranza che questa volta non sia così. Credo che questa volta si possa sperare. Dopo vent’anni non possiamo cavarcela dicendo di essere andati in Afghanistan solo per al-Qaida, altrimenti avremmo dovuto andar via già da molto tempo. Dunque si avverte l’esigenza di un impegno non solo emotivo, ma sostanziale, duraturo. La parte più affluente del mondo ha sempre qualche responsabilità in più nel costruire vie di pace e sviluppo”.

La buona politica, il dialogo, sono impegni di lungo tempo che oggi ha ritrovato in forma nuova, ma nella speranza che anche l’esempio di questa sua esperienza possa indicare l’urgenza sociale di una buona politica, cioè di un impegno a testimoniare ciò in cui si crede, insieme. Non si tratta di partiti confessionali. Qui la collaborazione con la Comunità di Sant’Egidio diventa un segno concreto davanti a sfide immani, come quelle siriana, libica e ora afghana. La modalità sinodale è molto cara a Papa Francesco e attuale per Chiesa cattolica. Così è importante sapere che Valdo Spini non ha perso l’occasione per ringraziare anche il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, cardinale Gualtiero Bassetti, formulando i migliori auguri per il cammino sinodale che la Chiesa cattolica italiana si accinge ad avviare.

Mentre lo ricorda viene in mente la sua nota amicizia e collaborazione con Giuseppe De Rita, un altro laico, cattolico, che svolse un ruolo importante nel primo convegno ecclesiale cattolico, tanti anni fa. Il segno che forse tornare a quell’esperienza potrebbe davvero riaprire i polmoni spirituali di un Paese che ha bisogno di respirare davanti alle grandi sfide dell’oggi.

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