Fino a sei mesi fa sembrava difficile per la Cdu restare al potere nel primo governo dell’era post-Merkel e invece i Verdi hanno rallentato la loro corsa mentre i liberali si candidano a guidare il ministero delle Finanze in una coalizione Jamaica: nero-giallo-verde

Inondazioni e sorprese. Le prossime elezioni in Germania (domenica 26 settembre) si stanno rivelando alquanto complesse dal punto di vista delle previsioni e non solo perché saranno le prime dell’era post Merkel. Quanto per le nuove forze in campo, che si stanno dimostrando altalenanti. L’esempio dei Verdi (Die Gruenen) è il più calzante al momento: l’impennata di consensi di cui hanno goduto nei mesi scorsi era in calo. Sulla scia delle inondazioni estive, provano a conquistare un nuovo slancio elettorale, con il frontman Robert Habeck che guida l’offensiva del partito invocando la “libertà” prima del voto cruciale. Di contro la Cdu di Laschet, che sconta la difficoltà di aprire una nuova fase, nelle ultime elezioni regionali ha dimostrato una forza insperata. Nel mezzo il liberale Lindner che si candida a ministro delle finanze e il futuro di AfD.

QUI CDU

E se fosse la vecchia e sicura casa democristiana a dare le carte? Nulla è escluso in Germania, visto e considerato il trend di gradimento legato alla pandemia. La Cdu fino a sei mesi fa era in profonda crisi, ma in occasione delle elezioni regionali ha mostrato di essere ancora viva.

Il primo ministro del Nord Reno-Westfalia Armin Laschet (CDU) ha dichiarato durante una visita nelle aree colpite dalle inondazioni che la legge sull’adattamento al clima in vigore nel suo Land sta andando “un po’ nella direzione” delle proposte dei Verdi. Un’apertura al partito di Habeck-Baerbock da un lato e una mossa di realpolitik dall’altro, che altro non fa se non voler rassicurare un elettorato che ha fatto della stabilità e della fiducia due pilastri fondanti, elementi che hanno permesso l’identificazione con la figura della cancelliera uscente. Laschet inoltre ha dovuto affrontare crescenti critiche per la sua gestione delle inondazioni.

QUI SPD

Olaf Scholz è vicecancelliere della Merkel e ha un temperamento simile al suo. Un passaggio niente affatto secondario nell’elaborazione di un ragionamento elettorale ma anche programmatico. Può festeggiare per il sondaggio realizzato dal Forschungsgruppe Wahlen per l’emittente ZDF, secondo cui aumentano i tedeschi che vorrebbero vedere Scholz come cancelliere (forte calo per Laschet di 12 punti, al 35 per cento). In sostanza la sua popolarità è in aumento negli ultimi tempi, grazie anche in parte alle scarse performances di Laschet. Il problema semmai è l’approccio all’elettorato più giovane, che non sembra essere nelle corde di Scholz, che fa presa più tra gli anziani nell’est, concentrati su macro temi come il futuro del modello industriale, fiscale e sociale tedesco in un’era guidata da intelligenza artificiale e big data.

QUI VERDI

“Questo senso di impotenza o, in altre parole, questo bisogno di difendere la mia libertà, è stato ciò che mi ha portato ai Verdi”, ha detto Habeck dalla cittadina di Schleswig ricordando il 1986 e il disastro di Chernobyl, mettendo l’accento sul fatto che le urne di settembre saranno concentrate sulla protezione del clima, “che è una forma di emancipazione, serve proteggere le nostre libertà e se vuoi difendere la libertà, devi iniziare a cambiare politica ora”.

Il partito ha vissuto un anno sulle montagne russe: prima aveva superato i democristiani merkeliani, poi ha accusato un calo in occasione del lockdown. La linea programmatica del partito si basa sull’accelerazione decisa verso l’energia eolica e solare, al fine di eliminare anticipatamente il carbone entro il 2030 anziché nel 2038. Pronta una task force per il clima che si riunirà settimanalmente per i primi 100 giorni e la cui regia sarebbe affidata al nuovo ministero per la protezione del clima.

Uno degli scenari vede il possibile ministero del clima (su cui c’è il muro dei liberali della FDP, “non si può plasmare il futuro con un ministero di veto” ha detto Lindner) in grado di soffiare sulla vela dei verdi tedeschi. Annalena Baerbock, co-leader del partito e principale candidata per le imminenti elezioni, pare affascinata dalla proposta di una nuova coalizione senza Laschet. L’ultimo sondaggio rivela che con il 27,5%, l’Unione è chiaramente davanti ai suoi due maggiori sfidanti, ovvero SPD e Verdi che sono al 18%, con i liberali FDP al 13. Ma proprio per questa ragione Baerbock pensa ad una mossa tattica ad escludendum. Certo è solo una delle opzioni in campo.

QUI LIBERALI

Bernd Riexinger, un deputato della formazione di sinistra Die Linke, ha osservato che la Germania sarebbe una “repubblica delle banane” se Lindner diventasse ministro delle finanze. “La politica solo per i ricchi, per i lobbisti e le grandi imprese”, ha scritto in un tweet. È l’accusa che da sempre viene mossa al FDP, che contrattacca con un vademecum di carattere ideologico, basato sulla convinzione che lo stato dovrebbe evitare di invadere le libertà dei singoli cittadini, al fine di rilanciare l’economia e riparare le finanze pubbliche. L’FDP durante la pandemia ha imbracciato la clava della libertà contro l’imposizione delle misure di contenimento, raccogliendo molti consensi soprattutto tra i più giovani. Lindner ha annunciato il suo progetto: diventare ministro delle finanze in una coalizione giamaicana. Come la bandiera dello stato caraibico: nero per la Cdu/Csu, giallo per FDP, verde per i Gruenen.

QUI AFD

I leader ebrei intanto hanno messo in guardia il sistema politico contro la cooperazione con AfD, sostenendo la tesi che la vita ebraica in Germania è possibile solo con un completo isolamento dell’AfD. Le parole del presidente del Consiglio centrale degli ebrei in Germania, Josef Schuster, hanno voluto sottolineare il tema del consenso tra i partiti democratici, Schuster infatti ha accusato l’AfD di fomentare la divisione e di non rispettare i principi democratici. Gli ultimi sondaggi danno AfD in calo rispetto alle rilevazioni dell’ultimo biennio.

@FDepalo

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