La banca centrale americana si prepara ad annunciare l’avvio del tapering, forse già la prossima settimana al simposio nel Wyoming. Mentre la Bce proseguirà sulla sua strada fatta di stimoli e costo del denaro a zero

Il divorzio è servito. Dopo anni di cammino a braccetto nel segno della crescita e della lotta all’inflazione, Federal Reserve e Banca centrale europea stanno per separare le loro strade, ponendo fine a una specie di santa alleanza monetaria che nei difficili anni della crisi post Lehman Brothers prima e della pandemia dopo, ha permesso l’afflusso di denaro all’economia reale e il sostegno ai debiti sovrani.

Ora, palcoscenico dell’addio, sarà il celebre simposio dei banchieri centrali a Jackson Hole, la nota stazione sciistica del Wyoming, in programma la prossima settimana. La Fed di Jerome Powell, non è un mistero, già da qualche settimana aveva cominciato a far capire al mercato che la pacchia stava per finire. Basta con la politica ultra-accomodante, il denaro a costo zero e i massicci acquisti di titoli pubblici, è l’ora del tapering, l’uscita soft dalla fase pandemica. Le Borse, come non poteva essere altrimenti, hanno reagito piuttosto male, spaventate dalla prospettiva di dover affrontare il post Covid orfane del sostegno della Fed.

Nonostante gli scongiuri, la Federal Reserve che sembra effettivamente intenzionata a stringere almeno un po’ i larghissimi cordoni della sua borsa e a ridurre gli acquisti mensili di titoli, al momento 120 miliardi di dollari. Con un’inflazione ormai oltre il 5%, un Pil al 6,5% e una disoccupazione contenuta la banca centrale statunitense non ha fornito scadenze precise ma potrebbe muoversi a breve, indicativamente entro fine anno. Per l’economia una stretta monetaria significa credito un poco più costoso e quindi meno soldi a disposizione delle famiglie per consumare e delle imprese per investire. Per contro si rafforza il dollaro.

Insomma, ciò che preoccupa per davvero gli investitori è la possibilità che Powell decida di chiudere i rubinetti anche in presenza di una congiuntura economica che si va rapidamente deteriorando a causa della variante Delta del Covid. La stessa segretaria al Tesoro, Janet Yellen, ha avvisato, in una lettera inviata al Congresso, che la mutazione del virus potrebbe danneggiare l’economia. Ma c’è chi dice no, ovvero la Bce di Christine Lagarde, prossima ormai allo strappo con la Fed.

Francoforte non ne vuol sapere di ridurre gli stimoli all’economia, mantenendo i tassi ben fermi. Semmai, ha lievemente alzato l’asticella del tetto all’inflazione, portandola di poco sotto al 2% (oggi l’inflazione in Ue è al 2,2%, ma sotto controllo). E la stessa Lagarde, al termine del board del 22 luglio ha dettato una linea ben diversa da quella della Fed. La Bce “sarà paziente nessuno di noi vuole una prematura stretta della politica monetaria. C’è ancora molta strada da fare”. Fed e Bce, s’erano tanto amate.

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