Dalle informazioni diffuse dalla difesa americana sull’attacco al Mercer Street un elemento è certo: i droni erano iraniani. Le conclusioni del Pentagono e lo sforzo diplomatico per la dichiarazione del G7

Il Comando Centrale statunitense ha diffuso informazioni sull’attacco subito dal tanker “Mercer Street”, colpito nel Mar Arabico da un drone kamikaze iraniano.

Nel report del Pentagono sono incluse immagini scattate a bordo, dove erano saliti tecnici della US Navy per esaminare i detriti, e le conclusioni sono nette: il drone è di fabbricazione iraniana (probabilmente Shahed 136, anche se non è specificato il modello).

Venerdì, quasi contemporaneamente alle valutazioni dei militari statunitensi, è stat resta pubblica una dichiarazione congiunta in cui i ministri degli Esteri degli Stati membri del G7 hanno condannato l’attacco alla petroliera e accusato l’Iran di averlo orchestrato.

La dichiarazione è un successo diplomatico per Stati Uniti, Regno Unito e Israele, che negli ultimi giorni hanno cercato di costruire una coalizione il più ampia possibile per condannare l’Iran e aumentare la pressione sul nuovo governo iraniano. Con ogni probabilità sulla presa di posizione le conclusioni del CentCom hanno avuto un peso.

“Questo è stato un attacco deliberato e mirato e una chiara violazione del diritto internazionale. Tutte le prove disponibili indicano chiaramente l’Iran. Non c’è alcuna giustificazione per questo attacco”, afferma la dichiarazione del G7, i cui membri hanno sottolineato che le navi devono poter navigare liberamente e hanno affermato che continueranno a proteggere tutte le navi “in modo che possano operare liberamente e senza essere minacciate da atti irresponsabili e violenti”. “Il comportamento dell’Iran, insieme al suo sostegno alle forze per procura e agli attori armati non statali, minaccia la pace e la sicurezza internazionali. Chiediamo all’Iran di fermare tutte le attività in contrasto con le pertinenti risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite”, afferma la dichiarazione.

Non è chiaro chi sia stato il responsabile diretto dell’attacco, che secondo le informazioni diffuse dall’intelligence di Israele sarebbe stato ordinato e supervisionato dal reparto aereo dei Pasdaran, Amir Hajizadeh, e dal generale che si occupa dei velivoli senza piloti, Saeed Arajani.

Figure da tenere d’occhio, perché potenziali obiettivo di attacchi clandestini di rappresaglia. Dichiarazioni e valutazioni che arrivano come un monito iniziale davanti al nuovo (vecchio) corso del neo-presidente Ebrahim Raisi. Mentre le questioni sul Jcpoa sono ancora aperte, i paesi interlocutori occidentali prendono una posizione severa nei confronti della catena di comando iraniana.

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