Il premier e il ministero degli Esteri di Israele criticano l’Ue per aver deciso di inviare un diplomatico al giuramento del presidente iraniano Raisi, definito da Gerusalemme “il macellaio di Teheran”. L’Italia, come rivelato da Formiche.net, ha fatto la stessa scelta: si è allineata agli alleati e non ha inviato esponenti politici

Al segretario di Stato americano Antony Blinken, il ministro degli Esteri israeliano Yair Lapid l’aveva detto già in occasione del primo colloquio telefonico e ribadito nel corso del faccia a faccia a Roma: rispetto a quello Benjamin Netanyahu, il governo di Naftali Bennett sarà più aperto al dialogo e cercherà un consenso bipartisan negli Stati Uniti, ma la posizione sull’Iran non cambierà.

Ecco perché le recenti dichiarazioni di Lior Haiat, portavoce del ministri degli Esteri israeliano, non possono stupire. Né alla luce dell’insediamento a Gerusalemme di quello che da più parti viene definito il “governo del cambiamento”, un po’ per la composizione variegata, un po’ per la fine della lunga era Netanyahu. Né ripensando al recente – positivo – viaggio di Lapid a Bruxelles. Il diplomatico ha detto che “la decisione dell’Unione europea di inviare un alto rappresentante alla cerimonia di giuramento del ‘macellaio di Teheran’ lascia perplessi e mostra scarsa capacità di giudizio”.

Il rappresentante è Enrique Mora, vicesegretario generale del Servizio europeo per l’azione esterna (la macchina diplomatica dell’Alto rappresentante Josep Borrell guidata dall’italiano Stefano Sannino), a capo degli Affari politici e coordinatore dei colloqui nucleare. Il “macellaio di Teheran” è Ebrahim Raisi, che oggi si è insediato alla presidenza dell’Iran dopo aver ricevuto l’approvazione della Guida suprema iraniana Ali Khamenei e che giovedì giurerà davanti al Parlamento: su di lui l’ombra della responsabilità nelle esecuzioni di massa di prigionieri politici verso la fine degli anni Ottanta.

“La partecipazione del rappresentante dell’Unione europea alla cerimonia arriva pochi giorni dopo che l’Iran ha ucciso due civili, uno dei quali proveniva da uno Stato membro dell’Unione europea, in un atto di terrorismo di stato contro la navigazione civile”, ha continuato Haiat con riferimento al cittadino romeno che ha perso la vita sulla petroliera Mercer Street, gestita da una società israeliana, attaccata venerdì al largo dell’Oman, da forze iraniane, sostengono Stati Uniti, Regno Unito, Romania e Israele.

“Raccomandiamo caldamente all’Unione europea di cancellare immediatamente la sua vergognosa partecipazione alla cerimonia di insediamento del ‘macellaio di Teheran’”, ha concluso il diplomatico. “Impossibile parlare di diritti umani e allo stesso tempo omaggiare un assassino, un carnefice, che ha eliminato centinaia di oppositori del regime”, ha dichiarato qualche ora più tardi il primo ministro israeliano Naftali Bennett.

Il caso riguarda anche l’Italia. “Se l’Italia vuole approfondire le sue relazioni con il nuovo governo iraniano, questo [la cerimonia] è il momento migliore per mostrare volontà di colloqui ad alto livello”, aveva dichiarato a Formiche.net un portavoce dell’ambasciata iraniana a Roma.

Ma le aspettative di Teheran sono state deluse. All’evento di quattro anni fa per il secondo insediamento del “pragmatico” Hassan Rouhani partecipò Vincenzo Amendola, allora sottosegretario agli Esteri. In quest’occasione, come rivelato da Formiche.net, Roma ha deciso di allinearsi alle altre capitali europee inviando all’evento di giovedì una delegazione esclusivamente diplomatica, composta dall’ambasciatore a Teheran Giuseppe Perrone e dall’ambasciatore Pasquale Ferrara, direttore generale per gli Affari politici e di sicurezza della Farnesina.

Si tratta di una scelta – che conferma le rivelazioni di Formiche.net – speculare a quella dell’Unione europea, che a differenza dell’Italia non ha un ambasciatore a Teheran.

Non rimane che aspettare i prossimi giorni due, quelli che ci separano dalla cerimonia, per vedere se l’ambasciata israeliana a Roma uscirà pubblicamente con dichiarazioni e un invito all’Italia simile a quelli rivolti da Gerusalemme all’Unione europea.

Accadrà? Vedremo. Forse Israele potrebbe ritenersi già soddisfatta dalla scelta italiana in quest’occasione se paragonata a quanto deciso quattro anni fa.

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