Nella prima intervista da presidente del Consiglio, Mario Draghi ha disegnato al Tg1 un quadro chiaro della situazione creatasi in Afghanistan dopo il ritorno dei talebani con la consapevolezza di dover analizzare quanto avvenuto per provare a imboccare la strada diplomatica migliore

Uno sguardo al passato, con l’omaggio agli “eroi”, i 54 militari italiani morti; uno al presente, con l’evacuazione dei collaboratori afghani che hanno lavorato al fianco dell’Italia per 20 anni; uno sguardo al futuro, con la necessità di un’ampia collaborazione internazionale da mettere a punto nel G20 di cui l’Italia detiene quest’anno la presidenza. Nella prima intervista da presidente del Consiglio, Mario Draghi ha disegnato al Tg1 un quadro chiaro della situazione creatasi in Afghanistan dopo il ritorno dei talebani con la consapevolezza di dover analizzare quanto avvenuto per provare a imboccare la strada diplomatica migliore.

Il ringraziamento a militari, diplomatici e cooperanti era dovuto, un messaggio che soprattutto nelle Forze armate aspettavano perché da più di una famiglia di caduti erano arrivate nei giorni scorsi parole di delusione per sacrifici giudicati inutili. Per Draghi, invece, non sono stati vani perché quei caduti “hanno difeso i valori per cui erano stati inviati”, le libertà fondamentali, i diritti delle donne e hanno compiuto azioni antiterrorismo. In altre parole, hanno lasciato “una traccia profonda” e per tutti gli italiani “sono eroi”.

L’attualità è garantire la salvezza a tutti quelli che hanno lavorato per noi, personaggi conosciuti solo ai militari, ai giornalisti, ai diplomatici o a chiunque abbia lavorato in Afghanistan. Ma il difficile viene adesso: che cosa succederà? Qual è la vera strategia dei talebani del 2021? Riflettere sull’esperienza avvenuta, come ha detto il presidente del Consiglio, è necessario non solo per ricordare che tutto cominciò l’11 settembre, ma è anche il bilancio degli ultimi vent’anni e del “ruolo che l’Occidente ha avuto in tutto il mondo arabo”. Il futuro per l’Italia riguarderà la difesa dei diritti fondamentali e di quelli delle donne, “da perseguire in tutti i contesti possibili”.

Ecco quindi la necessità di un’ampia collaborazione internazionale e Draghi cita espressamente Cina, Russia, Arabia Saudita, Turchia, Stati che sia in quell’area asiatica sia nel Mediterraneo stanno aumentando la loro influenza. Il G20 è la sede adatta per avviare la collaborazione, ci sarà un G7 e alla fine di agosto un G20 a Santa Margherita Ligure dedicato alle donne. Draghi è stato netto nel dire che l’Europa sarà all’altezza, a cominciare dall’accoglienza e dalla sicurezza di cui ha parlato con la cancelliera Angela Merkel: accoglienza per tutti coloro che hanno collaborato con i paesi europei e che si sono esposti per la difesa delle libertà fondamentali, sicurezza perché “dovremo prevenire infiltrazioni terroristiche”.

Nessun cenno ai profughi che stanno scappando dall’Afghanistan e che potrebbero dirigersi verso l’Europa, soprattutto lungo la rotta balcanica. Un tema potenzialmente esplosivo che necessita della più ampia collaborazione internazionale.

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