A tu per tu con il presidente nazionale dell’associazione di categoria. “La certificazione vaccinale obbligatoria in azienda? Noi siamo favorevoli”. E sulle riforme del governo lancia il monito: “Si tenga in debito conto il ruolo delle piccole imprese, un’eccellenza italiana”

Il segretario del Pd Enrico Letta è perfettamente cosciente che, in autunno, il termometro politico lambirà temperature bollenti. Sul versante del lavoro il proponimento del ministro Orlando è quello di perfezionare un disegno di riforma sulle politiche attive entro il mese prossimo. Parallelamente, il decreto firmato dal premier Mario Draghi ha concesso la proroga al blocco dei licenziamenti fino al 31 ottobre. Una proroga che riguarda nella fattispecie i comparti produttivi maggiormente colpiti dalla pandemia. Politicamente, il tema tiene banco, ma per capire anche il punto di vista degli imprenditori Formiche.net ha intervistato il presidente nazionale di Confartigianato, Marco Granelli.

Granelli, recentemente ha incontrato il ministro del Lavoro. Che cosa è emerso e quali sono i punti forti della riforma per quanto riguarda le micro e piccole imprese che la sua organizzazione rappresenta?

L’incontro con il ministro Orlando è andato molto bene. Abbiamo condiviso assieme le linee guida sulla riforma del Lavoro. Tanto più che uno fra gli obiettivi, a cui noi teniamo particolarmente, è quello di dare centralità alla bilateralità. L’idea è di introdurre un ammortizzatori che valorizzino questi enti.

I sindacati, a più riprese, hanno manifestato preoccupazione per il blocco dei licenziamenti. Qual è il punto di vista degli imprenditori?

Proverei a invertire la prospettiva. La preoccupazione maggiore, dal nostro punto di vista, è quella della mancanza di manodopera per soddisfare un fabbisogno del mercato del lavoro sempre più esigente. Per noi mettere a casa un dipendente è quindi in primis un grosso problema. I collaboratori hanno un carattere di familiarità. Inoltre, tenere a casa un dipendente, significa disperdere un grosso investimento fatto dall’imprenditore sulla formazione di una figura professionale. Non dimentichiamoci che il valore artigiano passa anche dalla competenza che, i collaboratori in particolare, acquisiscono in azienda.

Alla luce delle sue considerazioni, occorrerebbe che nella riforma trovasse spazio il tema della formazione.

Assolutamente si. Partiamo da un dato. Nel 2020 le imprese artigiane hanno avuto difficoltà a reperire il 30% della manodopera che occorreva per coprire il fabbisogno complessivo. Dunque la riforma deve aggredire questo problema, immaginando azioni destinate alle politiche attive e alla formazione. In particolare su due livelli. Finanziando i progetti degli istituti tecnici e sulla creazione di figure professionali delle quali si sente un gran bisogno: elettricisti, idraulici e fornitori.

Piuttosto divisivo è il tema dell’introduzione dell’obbligatorietà del green pass nelle aziende. La politica è ondivaga, i sindacati lamentano l’assenza di regole precise. Gli artigiani, gli imprenditori, che idea hanno?

La posizione di Confartigianato è piuttosto netta. La campagna vaccinale deve procedere a ritmo incessante e, sull’introduzione dell’obbligatorietà del green pass nelle aziende, la nostra associazione è concorde. Non possiamo permetterci che la pandemia si abbatta nuovamente sul nostro tessuto economico. Occorre pertanto avviare tutte le iniziative di sensibilizzazione all’inoculazione del siero anti covid. C’è però un problema legato alla privacy che non è di poco conto.

Che cosa comporta per i titolari delle aziende?

Un grosso rischio. Servirebbe che il garante consentisse al datore di lavoro di sapere chi, fra i suoi collaboratori, è vaccinato e chi non lo è. Specie dal momento in cui è l’imprenditore il responsabile dei contagi che si possono verificare in azienda.

Dal vostro punto di vista, quali devono essere le priorità dell’agenda Draghi sul piano dello sviluppo economico?

Al confronto che abbiamo avuto, ho ribadito personalmente anche al premier che le azioni messe in campo in ordine a sostenibilità, transizione ecologica e digitalizzazione hanno il nostro pieno appoggio. Il tema vero tuttavia rimane da un lato il coinvolgimento del territorio nei processi decisionali. D’altra parte rivendichiamo la necessità di approvare riforme che tengano conto dell’aspetto dimensionale delle imprese. Per valorizzare il grande lavoro che abbiamo fatto in questi mesi, considerando che le piccole e micro imprese italiane hanno un peso molto rilevante per il nostro Paese, con punte d’eccellenza nel settore manifatturiero.

Gli artigiani italiani sono pronti alle sfide europee?

Certo. Declinando gli obiettivi del Pnrr, occorre tener presente un aspetto tutt’altro che banale. I processi di transizione specie quelli in chiave green, devono essere accompagnati economicamente da parte dello Stato. L’esempio più concreto potrebbe riguardare un’azienda che si trova nella condizione di dover sostituire il parco mezzi, con veicoli a più basso impatto ambientale. E’ sicuramente nell’interesse dell’imprenditore avviare questo processo, che tuttavia ha la necessità di essere supportato.

Quale è la sua opinione sulla riforma della Giustizia?

Quello che noi abbiamo sempre chiesto è di avere tempi veloci per evitare di far ristagnare i procedimenti che bloccano la produttività delle imprese. In più, va tenuto in debita considerazione l’impatto che la Giustizia ha sull’attrattività degli investimenti. Nessun potenziale investitore vorrebbe trovarsi in un Paese nel quale non si riescono ad avere tempi certi e nel quale si affrontano procedure farraginose. Anche questo aspetto, impatta profondamente sulla filiera produttiva.

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