Intervista al ceo di AliseiSim e analista finanziario: non c’è un piano B, comprare la parte sana di Siena è l’unica operazione sensata e possibile, lasciamo lavorare Orcel e Padoan in pace. Attenzione però ai dipendenti del Monte. La rincorsa di Del Vecchio in Mediobanca? Non è detto che ci sia un riassetto in Generali…

One shot. Un colpo solo, così nel mondo anglosassone viene descritto il momento in cui non bisogna fallire, ma centrare il bersaglio a tutti i costi. Il Monte dei Paschi di Siena, dopo anni di perdite (1,6 miliardi il rosso 2020) figlie di gestioni a dir poco allegre condite con contratti derivati (Santorini e Alexandria) ha il suo momento, il matrimonio con Unicredit. E non deve sprecarlo. O meglio, non deve sprecarlo il sui azionista, lo Stato italiano, socio al 64% dopo il discusso salvataggio del 2017, costato alle casse pubbliche e ai contribuenti 5,4 miliardi.

Wolfram Mrowetz è amministratore delegato di AliseiSim, società leader nell’intermediazione finanziaria e mobiliare, ma soprattutto analista attento alle questioni bancarie. E non ci pensa due volte quando gli si chiede se davvero la soluzione industriale di mercato indicata dal governo, alias le nozze con l’istituto guidato da Andrea Orcel, pronto a rilevare la parte sana di Siena (sgravata cioè dai rischi legali e dagli Npl), sia l’unica.

Mps tra le braccia di Unicredit. Non c’è davvero alternativa?

Direi di no. Mi pare l’unica soluzione possibile, lo stesso Pier Carlo Padoan, oggi presidente di Unicredit, è stato eletto proprio con questo scopo, facilitare l’operazione con Mps. Il problema è che Monte dei Paschi non sta in piedi da sola, non più.

Come al solito in molti gridano allo scandalo, alla svendita. Soprattutto a destra…

Tutto molto insensato. Questa non è una svendita, negli ultimi anni Mps ha perso quasi 20 miliardi, nonostante gli aumenti di capitale. Trovo simili accuse semplicemente ridicole. Certamente bisognerà stare attenti sulla gestione di eventuali esuberi e poi c’è la questione del nome. Ma al netto di questo il destino di Mps è Unicredit.

Nel merito dell’operazione, comprare solo la parte sana di Siena è saggio?

Più che saggio è fondamentale per l’intera operazione. Se non si tolgono i rischi legali (che oggi valgono circa 6 miliardi, ndr), ovvero i contenziosi e i processi, con una specie di sanatoria, nessuno si compra Monte dei Paschi. Perché vede, Monte dei Paschi è una banca interessante, benché molto legata alla Toscana. Ma nessuno se la compra se non si tolgono quei rischi e contenziosi. Voglio dire, se io pago una banca X devo essere certo che sia X e non che poi con quei rischi legali diventi X più uno, due…

Allora, aggirato questo ostacolo, ci siamo?

Forse sì. Dobbiamo lasciar lavorare l’azionista pubblico, Orcel e Padoan. Ma la direzione è chiara.

Non teme una Unicredit zavorrata da Mps e i suoi guai?

No, perché gli Npl di Mps andranno nella bad bank dunque il problema è risolto a monte. Il guaio plausibilmente può essere un altro.

Quale?

I dipendenti di Mps hanno operato per anni una gestione del credito clientelare all’origine, come ben sappiamo, dei disastri di Siena. Ora mi chiedo, come potranno essi stessi integrarsi nella mentalità e nel modus operandi di Unicredit? Ecco, a questa domanda bisogna darsi una risposta.

Da Unicredit alle Generali. Ai primi di luglio Leonardo Del Vecchio è salito al 19,9% di Mediobanca, la quale è azionista forte del Leone. Riassetto ai vertici di Trieste in vista?

Difficile dirlo. Fino ad oggi Generali, guidata dal ceo francese Philippe Donnet, sta funzionando molto bene anche grazie a una solidità patrimoniale pazzesca. E poi è ben presente in tutto il mondo, con un modo di operare molto solido. Il problema è che alle Generali manca il dinamismo delle grandi assicurazioni francesi e tedesche, come Axa e Allianz. Questo è semmai il vero problema su cui si può giocare la partita.

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