Biden ribadisce la deadline del 31 agosto per il ritiro. Johnson si schiera dalla sua parte e annuncia una road map condivisa sul futuro impegno con i Talebani e punta sul Consiglio di sicurezza Onu. Draghi, invece, scommette sulla riunione dei Venti per coinvolgere, oltre a Russia e Cina, anche Arabia Saudita, Turchia e India

Il presidente statunitense Joe Biden ha resistito alle pressioni del G7, confermando agli alleati, durante una riunione straordinaria dei Sette sotto la presidenza del Regno Unito, che il ritiro definitivo degli Stati Uniti dall’Afghanistan avverrà il 31 agosto. Tuttavia, dopo le pressioni degli alleati, il presidente statunitense ha chiesto al Pentagono di predisporre dei piani di emergenza in caso fosse necessario restare più a lungo a Kabul.

E, come ha spiegato il ministro degli Esteri Luigi Di Maio in audizione alle commissioni riunite Esteri e Difesa di Camera e Senato, senza gli americani, che garantiscono con i britannici la sicurezza delle operazioni di evacuazione, “è tecnicamente impossibile” rimanere per gli altri Paesi, Italia compresa.

A sostenere la scelta della Casa Bianca durante la riunione – che ha coinvolto anche il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg e quello delle Nazioni Unite Antonio Guterres – si è schierato il padrone di casa, il primo ministro britannico Boris Johnson, che ha spiegato che i Sette hanno concordato una road map per il futuro impegno con i Talebani e che insisteranno sul “passaggio sicuro” delle persone che vogliono lasciare l’Afghanistan anche dopo il 31 agosto. Il suo ministro della Difesa, Ben Wallace, aveva ribadito poche ore prima del vertice G7 che, visto che i Talebani potrebbero chiudere l’aeroporto di Kabul con la forza nel caso in cui non fosse rispettata la deadline, “l’obiettivo è portar fuori quante più persone, ogni ora”.

Secondo fonti di Palazzo Chigi, il presidente del Consiglio italiano, Mario Draghi, ha spiegato durante la riunione che l’obiettivo è riuscire a concludere in sicurezza le operazioni di evacuazione entro fine agosto. Inoltre, ha sottolineato la necessità di “mantenere un canale di contatto anche dopo la scadenza del 31 agosto e la possibilità di transitare dall’Afghanistan in modo sicuro”.

Il presidente Draghi ha inoltre dichiarato di essere convinto che “che il G7 debba mostrarsi unito anche nell’aprire relazioni con altri Paesi. In questo, il G20 può aiutare il G7 nel coinvolgimento di altri Paesi che sono molto importanti perché hanno la possibilità di controllare ciò che accade in Afghanistan: la Russia, la Cina, l’Arabia Saudita, la Turchia e l’India”. Parole simili a quelle pronunciate in parlamento dal ministro Di Maio: “Dovremo trovare alleanze e coinvolgere tutti gli attori, specie quelli della regione, che condividono questa stessa preoccupazione, oltre a Russia e Cina”

Sia il Regno Unito, presidente di turno del G7, sia l’Italia, che guida il G20, puntano sul coinvolgimento di Russia e Cina, attori fondamentali nello scacchiere asiatico. Ma mentre Londra sta lavorando con Parigi a una risoluzione da presentare al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che possa trovare l’appoggio anche di Mosca e Pechino (gli altri due membri permanenti, oltre a Washington), Roma punta a organizzare un vertice dei leader dei Venti dedicato esclusivamente all’Afghanistan già a settembre, primo di quello finale di ottobre, sottolineando, come dimostrano le parole del presidente Draghi al G7, il ruolo di Paesi G20 come Arabia Saudita, India e Turchia nelle dinamiche regionali.

Di questo, il presidente Draghi ha parlato al telefono con il presidente russo Vladimir Putin e dovrebbe presto discutere sentire il leader cinese Xi Jinping. Si è mosso anche il ministro Di Maio, che ha affrontato la questione nei giorni scorsi telefonicamente con l’omologo cinese, Wang Yi; e la affronterà venerdì alla Farnesina con quello russo, Sergej Lavrov.

Ci sono ostacoli negli schemi di entrambe le capitali europee: le manovre di Londra potrebbero finire per isolare Washington, mentre la vociferata assenza di Xi al vertice dei Venti di Roma di ottobre alimenta i sospetti che anche sull’Afghanistan non sarà facile coinvolgere la Cina nel contesto del G20. Senza dimenticare le dichiarazioni con cui la diplomazia cinese ha bocciato la proposta britannica di sanzioni contro i Talebani.

Entrambi gli schemi, però, evidenziano due elementi. Il primo: le potenze occidentali riconoscono il ruolo che Russia e Cina hanno e avranno ancor di più in Afghanistan. Il secondo: senza un confronto costruttivo, i Sette rischiano di presentarsi sfaldati in qualsiasi più ampia sede offrendo così il fianco a Mosca e Pechino, che già all’indomani della caduta di Kabul nelle mani dei Talebani cavalcavano il ritiro statunitense e occidentale dall’Afghanistan dipingendolo come un fallimento del modello democratico.

(Foto: Twitter, @JensStoltenberg)

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