Bene ha fatto sino ad ora il governo. No ai presidi doganieri per controllare il green pass. Più chiarezza nelle linee generali e maggiore autonomia dal basso. Subito una edilizia di emergenza. Aumentare personale e mezzi. Il parere dello storico del cinema e preside Eusebio Ciccotti

La brava Gianna Fragonara elenca una serie di accorgimenti necessari, sui quali concordiamo pienamente, per il ritorno della docenza in presenza, interventi che secondo la giornalista dovrebbero ricevere maggiore chiarezza da chi sta profilando le regole per la rentrée in sicurezza (“Questa volta non si può sbagliare”, Corriere delle Sera, 21 agosto 2021).

Fragonara collega, come molti osservatori, i dati negativi delle prove Invalsi 2020 (le più conosciute sono le “verifiche” delle competenze in matematica e italiano nel biennio della secondaria di secondo grado) con i “due anni” passati in Dad. Sicuramente la Dad (va precisato, comunque, che il massimo periodo della docenza in remoto, e solo per alcune regioni, è stato di sei mesi nei due anni scolastici 2019-2020 e 2020-21) ha influito sui risultati negativi delle prove. Per onestà, però, dobbiamo ricordarci che le criticità nella “lingua madre” e in matematica (nonché fisica e scienze, se rientrassero nelle prove invalsi), sono una costante nella formazione dei nostri adolescenti. È dal 2000, ricorda Mario Rusconi (Anp), che l’Ocse segnala il ritardo nelle competenze base degli allievi italiani. Diverse teorie, che intrecciano didattica, sociologia, psicologia, teoria della comunicazione digitale, sono state avanzate, e se ne dibatte, orami da lustri, in convegni e in ogni collegio docenti delle ottomila scuole d’Italia (a ciò dedicheremo un intervento per esporre il nostro pensiero).

Fragonara raccomanda ai legislatori massime chiarezza e completezza nell’individuare la casistica, i modi, e i tempi di intervento per il ritorno della docenza in presenza, in sicurezza sanitaria. Per esempio, ella cita la questione del “ricambio dell’aria” con il tenere le finestre aperte, come raccomanda il ministero, “anche se entra un po’ di freddo”. Del resto, ricordiamo che già nel passato inverno si è garantito ciò che ora è ribadito, ossia “un buon ricambio dell’aria con mezzi meccanici o naturali (…)” (“Protocollo di intesa avvio anno scolastico 2021/22 per il contenimento della diffusone covid-19”, del del 14/8/2021).

Nelle mie orecchie ho ancora l’eco delle discussioni tra chi le voleva sempre aperte e chi “ogni tanto chiudiamo ‘ste finestre! ci stiamo congelando!”. E, nei miei occhi, ci sono ancora i frame di ragazzi avvolti in coperte sulla sedia. Possiamo rischiare, aggiungo io, la polmonite o le influenze ripetute? E, appena arriva una linea di febbre, vai con il tampone, blocca la classe in Dad… Provate a fare un compito in classe tenendovi la coperta arrotolata a mo’ di cartoccio! Si profilano affari d’oro per quel brand che lancerà il poncho scolastico imbottito.

Altro esempio su cui si necessita chiarezza, secondo Fragonara, è il metro di distanza post vaccino. Ossia, aggiungo io, se siamo tutti “green” si può scendere a 60 cm tra banco e banco, indossando la mascherina?

Torno a ripetere ciò scritto in due anni d’interventi su Formiche.net. Una aula standard misura 7 metri per 7 metri (e forse il 40% delle strutture adibite ad uso scolastico possono garantirne solo il 50%). Ora, con l’introduzione del banco singolo, a un metro tra banco e banco, l’aula standard può ospitare solo 22 allievi. La maggioranza della classi, non facciamo le mammoline, vanno da 24 a 31 alunni. Con il green pass possiamo tenerli tutti e 25-27? Del resto, anche all’estero avranno questi problemi. Vi rammentate quanti erano in La classe (2008) di Laurent Cantet?

Ho più volte scritto e dichiarato che in Italia, in alcune aree geografiche e toponomastiche (come in taluni quartieri di Roma e in città della provincia che conosco bene) non si edificano scuole dal 2000. È come se a Roma, dal 1945 al 1965, non si fosse portato avanti alcun intervento di edilizia pubblica, privata o popolare.

Davanti a tale situazione emergenziale che è uno “gnommero” (direbbe Carlo Emilio Gadda), in quanto la pandemia si è sovrapposta e intersecata con problematiche preesistenti (scarso patrimonio edilizio; assenza di collegamenti ultraveloci sino al 2021; insufficienza dei mezzi pubblici;) creando una criticità davvero complessa, non si possono calare norme generali senza una possibilità di adeguarle alle differenti realtà locali.

Credo che su questioni delicate come entrate/uscite degli alunni, doppi turni; didattica in presenza/Dad, debba esser lasciato alla autonomia degli Istituti, in collaborazione con enti Locali, sindacati e famiglie, un margine di intervento

In altri termini, per fare un esempio, se per garantire la salvaguardia della salute, alcune classi a turno debbono tornare in Dad, mentre contemporaneamente si risolvono i problemi strutturali e logistici, di cui sopra, non c’è da scandalizzarsi. Smettiamola di fare i puri e duri della didattica in presenza per “coprire” altri problemi (ossia garantire il servizio babysitting).

Ancora. Che si evitino ai prèsidi incombenze di pubblica sicurezza, da presidi doganieri, come il famigerato controllo del green pass. Si preveda almeno un meccanismo centrale di controllo che comunichi alle scuole chi non lo ha e le relative scadenze. Solo per le tasse funziona il grande fratello? Perché, poi, tutto il lavoro sanzionatorio (si decida per una sanzione che non comporti code di contenziosi), è sulle spalle del ds. I presidi stanno scoppiando. Tra l’altro, non si capisce perché il personale sino ad oggi no-vax debba ricevere il tampone gratis. Ma è no-vax o no-tasse? Diverso il caso del docente fragile.

Infine. Si è molto fatto e si farà ancora del lavoro per garantire la “profilassi della salute” ma dobbiamo tornare ad occuparci, come ripete Rusconi, della “profilassi educativa”. Pensiamo a rafforzare gli Istituti con più personale e risorse. Le risorse stanno arrivando, e un plauso va al governo e al ministro Patrizio Bianchi. Attendiamo un rafforzamento del personale.

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