Nel 2030 potrebbero essere ben tre le stazioni nell’orbita terrestre in grado di ospitare esseri umani: la Tiangong cinese, la stazione commerciale di matrice Usa (e manifattura italiana) e il nuovo avamposto russo. È quest’ultimo a incassare già un primo ritardo. La costruzione inizierà nel 2027, e non nel 2025. Così, Mosca potrebbe decidere di prolungare la permanenza sulla Iss, mentre per la Luna ha scelto da tempo di procedere in coppia con Pechino

La Russia non avvierà prima del 2027 la costruzione di una nuova stazione spaziale nell’orbita terrestre, e dunque almeno due anni dopo rispetto a quanto precedentemente annunciato. Lo ha detto all’agenzia Sputnik Vladimir Solovyov, due volte nello Spazio negli anni Ottanta (per 361 giorni), insignito del titolo di “eroe dell’Unione sovietica”, e ora capo progettista di “Energia Space Rocket Corporation”, azienda russa impegnata nel volo spaziale e nella missilistica. La società è stata incaricata dall’agenza Roscosmos di studiare le possibilità per il nuovo avamposto di Mosca nell’orbita del nostro Pianeta, visto che già lo scorso aprile è stato annunciato l’abbandono russo della Stazione spaziale internazionale (Iss) dal 2025.

Nello stesso anno sarebbe dovuto partire il primo modulo per la nuova stazione. Non sarà così, ha spiegato Solovyov, poiché bisognerà attendere che il nuovo lanciatore Angara (in fase di sviluppo) e l’infrastruttura presso il cosmodromo di Vostochny, nel sud-est del Paese, siano pronti. Quella su Sputnik è però solo una delle molteplici uscite di Solovyov sulle testate russe a diffusione mondiale. Sempre ieri, un’intervista pubblicata in inglese in più parti da Tass, il cosmonauta ha offerto una serie di dettagli sul progetto di Mosca, tra mini-satelliti e nuovi moduli. Dimostra che la competizione spaziale sta tornando ai massimi livelli storici, e non esclusivamente per la Luna. Dimostra anche che la Russia vuole essere della partita, senza lasciare l’iniziativa in mano a Cina e Stati Uniti.

Esclusa dalla Iss, Pechino è d’altra parte ben avviata nella realizzazione del suo terzo palazzo celeste (la Tiangong-3). Ad aprile ha lanciato in orbita il primo modulo (Tianhe, “armonia celeste). A giugno vi sono arrivati a bordo tre taikonauti, capaci in poco tempo di realizzare anche attività extra-veicolari. Se la tabella di marcia verrà rispettata, la stazione sarà a pieno regime tra tre anni.

Stanti i piani di dismissione della Iss, gli Stati Uniti hanno invece optato per un futuro commerciale dell’orbita bassa, chiamando a raccolta gli attori privati, così da aprire nuovi mercati e liberarsi di rilevanti spese pubbliche. La Nasa ha già incaricato la texana Axiom Space di agganciare i suoi primi due moduli (che saranno realizzati da Thales Alenia Space) all’attuale Iss, a partire dal 2024. Una volta che quest’ultima andrà fuori servizio, la stazione di Axiom si staccherà, diventando autonoma. “Il nostro obiettivo è democratizzare lo spazio cercando di aprire la possibilità di accedervi a un numero maggiore di persone; sarà qualcosa di positivo per l’umanità”, spiegava in un evento targato Airpress e Formiche Micheal López-Alegría, veterano Nasa, vice presidente di Axiom, già incaricato di comandare la prima missione interamente privata verso la Iss, in programma all’inizio del prossimo anno.

La Russia sarà sulla Iss almeno fino al 2025. Ha già detto di essere pronta a prolungare la permanenza, e Solovyov ha specificato che l’avvio della nuova stazione (nel 2027) sarà seguito da un biennio in cui le attività russe proseguiranno in parallelo sui due avamposti orbitanti. Ciò ridimensiona l’annuncio dello scorso aprile, che pareva escludere ogni prolungamento oltre al 2025. Tant’è che Solovyov ha parlato anche dei nuovi moduli diretti sulla Iss, considerando che la stazione ha da tempo iniziato a mostrare la sua età. Ieri, sono state individuate “fessure superficiali” sul modulo Zarya, il più vecchio della stazione, lanciato nel 1998. A marzo piccole fessure erano state riscontrate anche sul modulo Zvezda.

Per quanto riguarda la Luna, la Russia ha scelto da tempo di procedere in tandem con la Cina, elaborando un progetto alternativo al programma americano Artemis. Si chiama “International lunar research station (Ilrs)”, per cui già a settembre 2019 le due agenzie Roscosmos e Cnsa siglavano una prima intesa. Lo scorso marzo è arrivato il memorandum per realizzare la Ilrs e, ad aprile, è stata illustrata la tabella di marcia che punta all’utilizzazione di una stazione sulla superficie lunare a partire dal 2036. Tempi sovrapponibili a quelli americani, così come è sovrapponibile l’obiettivo geografico dei due programmi, il polo sud della Luna, prospettiva che alimenta più di qualche dubbio sul piano normativo (qui un focus).

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