Aukus, il patto militare fra Stati Uniti, Inghilterra e Australia, è la goccia che fa traboccare il vaso. Parla Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group e docente alla New York University: Macron sperava in Biden per archiviare il trumpismo, è rimasto deluso. Resa dei conti al G20 di Roma, preparatevi alle scintille. Ma gli appelli francesi contro la Nato cadranno a vuoto

“Diciamo la verità: la luna di miele fra Joe Biden e l’Europa è finita”. Non usa mezzi termini Ian Bremmer, presidente di Eurasia Group e politologo della New York University. Aukus, il patto militare fra Stati Uniti, Regno Unito e Australia nell’Indo-Pacifico per contenere la Cina, è l’ennesima doccia fredda per l’Ue.

Non tanto per la partita di sottomarini a propulsione nucleare che saranno consegnati a Canberra. Quanto piuttosto per l’effetto sorpresa che ha spiazzato gli alleati europei e soprattutto la Francia, rimasta alla porta e costretta a rinunciare alla sua commessa militare con il governo australiano. “Per Biden Aukus è un successo solo a metà. Dimostra che per la sua amministrazione la Cina è la principale minaccia alla sicurezza nazionale. Su questo fronte l’annuncio dell’intesa è una buona notizia, la prova che c’è un coordinamento sempre più stretto di capacità militari e tecnologiche nel Mar Cinese meridionale. Un alleato come il Giappone ne sarà felice”.

Ma c’è un bicchiere mezzo vuoto. “Il tempismo e le modalità dell’annuncio di Aukus sono frutto di un fraintendimento delle relazioni con gli alleati europei da parte di questa Casa Bianca, una ferita per i rapporti transatlantici”. Escludere dalla partita la Francia, nota Bremmer, è stato un azzardo. “È probabile che Biden non avesse intenzione di umiliare i francesi, ma è normale che siano infuriati. La Francia non è solo un alleato chiave della Nato, è una forza nel Pacifico, uno dei pochi Paesi europei impegnati in quella regione, dal pattugliamento al commercio”.

Un passo falso che può generare un effetto domino. “Con le elezioni in arrivo, Macron marcerà sull’affronto. Dopo la debacle in Afghanistan e le continue restrizioni ai viaggi per gli europei, Biden dà un altro colpo duro all’asse con l’Ue”. I segnali di un’escalation sono già evidenti. Richiamare un ambasciatore da un Paese alleato della Nato non è uno scherzo. Macron ne ha richiamati due: da Washington e da Canberra. Londra è fuori dalla rappresaglia, per il momento. Per Bremmer è “un fallo di reazione”. “Non lo hanno mai fatto con l’amministrazione Trump, che sotto tanti aspetti è stata molto più offensiva nei loro confronti. Né con la Russia, dopo che Putin ha cercato in ogni modo di danneggiare Macron alle elezioni in favore di Marine Le Pen. È il segno di una grande delusione: dopo quattro anni di trumpismo, la Francia aveva riposto in Biden grandi aspettative. America is back, ma non dove sperava”.

La resa dei conti già si staglia all’orizzonte. Sarà Roma, assicura l’esperto americano, “il G20 presieduto dall’Italia si rivelerà molto più in salita e molto meno amichevole del G7 in Cornovaglia”. Quella reunion dei potenti del mondo sarà la prova della rivoluzione strategica avviata da Biden. Doveva concentrare gli sforzi sul dramma in Afghanistan e gli assetti in Asia centrale. Si parlerà invece, soprattutto, di Taiwan, Australia, Cina, isole e arcipelaghi, sottomarini e navi da guerra.

“Piaccia o meno, con la leadership di Angela Merkel giunta al capolinea, sarà Macron a dettare la linea per l’Europa – spiega Bremmer – ma gli appelli francesi per un’autonomia strategica europea e gli attacchi alla Nato non troveranno grande eco. Su tecnologia e commercio si può trovare una quadra, sul resto ne dubito. L’Europa dovrà ridimensionare le sue ambizioni”

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